L’intolleranza al sole, o fotodermatosi, riguarda soprattutto persone giovani: il problema infatti emerge spesso dopo la pubertà.

In dieci anni il fenomeno è aumentato rischiando di divenire un mezzo problema sociale, considerando che riguarda una percentuale elevatissima della popolazione italiana, il 10% ma quel che peggio è che in un quinquennio tale percentuale è quasi raddoppiata; parliamo dell’allergia da sole e a questo punto ci si chiede se tale incremento non sia dovuto ad un fenomeno in rapida crescita oppure al fatto che oggi sappiamo di cosa si stia parlando.

 

Fatto sta, però, che soprattutto giovani donne che vanno incontro a quella che possiamo cominciare a chiamare persino una patologia, pagano a caro prezzo non tanto il vezzo di una bella tintarella di sole, quanto anche una semplice passeggiata estiva all’aria aperta con vestiti un tantino succinti.
I sintomi di quella che viene appunto definita allergia da sole sono rappresentati da vescicole in larga parte del corpo irradiato dai raggi solari ed un arrossamento generalizzato della pelle, il tutto spesso accompagnato da prurito, una sintomatologia diffusa che si riesce ad inquadrare al meglio spogliandola della vecchia diagnosi che in analoghi casi si faceva per questi pazienti annoverandoli come affetti da generico eritema solare.

 

L’intolleranza al sole, o fotodermatosi, riguarda soprattutto persone giovani: il problema infatti emerge spesso dopo la pubertà.

 

Purtroppo sono in aumento anche i casi fra pazienti affetti da patologie tradizionalmente curate con l’esposizione al sole: oggi e’ allergico al sole il 7 per cento dei pazienti con psoriasi e il 9 per cento di chi ha la dermatite atopica (omissis).
Le cause non sono note, ma esiste indubbiamente una predisposizione individuale: se non si e’ inclini a sviluppare l’allergia, anche esponendosi molto al sole il rischio di fotodermatosi non aumenta. Se invece si e’ predisposti, le prime esposizioni scatenano l’intolleranza.

 

Uno dei motivi per cui il numero dei pazienti e’ in crescita, perciò, puo’ essere la maggiore frequenza di viaggi verso Paesi tropicali e di vacanze mordi e fuggi, durante le quali si fa una “scorpacciata” di sole limitata a due, tre giorni: l’estendersi di queste abitudini porta inevitabilmente alla luce un maggior numero di casi, che in passato magari non si sarebbero mai manifestati.
Inoltre anche l’assottigliamento della fascia di ozono, portando a una minore filtrazione dei raggi solari, ha reso il sole piu’ “cattivo”.

 

Ma quali sono i sintomi dell’allergia al sole; innanzitutto da ricordare la frequenza di questi attacchi ai primi caldi che non per forza devono coincidere con l’arrivo dell’estate, una primavera calda è sufficiente a scatenare le crisi. Il paziente manifesta soprattutto nelle zone del corpo scoperte un arrossamento che si trasforma in una serie di bolle e vescicole, spesso dolenti e pruriginose ai lati, fatta esclusione del viso.
In Italia l’allergia al sole si presenta con forme meno maligne, in zone del mondo più assolate che da noi il problema assume più seri connotati.

 

Per prevenire la comparsa di questi fastidiosi sfoghi e’ opportuno consumare molta frutta e verdura durante tutto l’anno e soprattutto in questa stagione: gli antiossidanti di cui frutta e verdura sono ricche, infatti, proteggono la pelle dagli effetti del sole e nei casi in cui si verifichi la presenza di un deficit di queste sostanze puo’ essere opportuna anche la prescrizione di integratori (omissis).
Fondamentale, poi, la protezione con un abbigliamento adeguato, a base di capi chiari in cotone, e attraverso schermi e filtri solari da scegliere assieme al medico.
In caso di intolleranza al sole, infatti, per individuare il prodotto piu’ adatto puo’ essere opportuno eseguire fototest per verificare il grado di sensibilità alla luce e fototest iterativi, in cui attraverso un ciclo di sedute di esposizione controllata alla luce si cerca di riprodurre in ambulatorio ciò che avviene con un’esposizione solare ripetuta nel tempo.
Questi esami servono a individuare il tipo di raggi responsabili della reazione allergica e consentono di scegliere filtri e schermi su misura per le proprie esigenze.
Nei casi piu’ seri puo’ essere indicata la fototerapia con raggi ultravioletti di tipo A o B: esponendo la pelle a dosi di luce man mano crescente.

 

 

Da tantasalute.it