Menopausa (1)

La menopausa è l’evento fisiologico che nella donna corrisponde al termine del ciclo mestruale e dell’età fertile. Nella menopausa termina l’attività ovarica: le ovaie non producono più follicoli ed estrogeni (ormoni femminili principali).

Nell’uso comune del termine invece si indica soltanto una notevole diminuzione dei fluidi, coincidente con il periodo climaterio femminile.

Tale stato provoca una serie di mutamenti nella donna che riguardano gli aspetti trofici, metabolici, sessuali e psicologici, con una serie di manifestazioni (sintomi) che variano a seconda della persona e possono essere più o meno marcati, ma non tutti sono collegabili alla menopausa alla menopausa in se influiscono altri fattori come il contesto familiare e sociale.

Normalmente l’età in cui si riscontra la menopausa, è tra i 50 e i 52 anni come media mondiale, confermata come ad esempio gli Stati Uniti (51 anni esatti).

Esistono aggravanti, fattori di rischio che interferiscono solitamente diminuendo l’età anagrafica di tale evento:

• fumo, sia attivo che passivo, tale da indurre nella donna un’anticipazione dell’evento di 1,5-2 anni, la quantità di assunzione (numero di sigarette) e la durata di assunzione sono strettamente correlate alla diminuzione dell’età rispetto all’evento, in pratica più si fuma e da più tempo si fuma e più la menopausa si manifesterà prima del dovuto.

  • Tipo di alimentazione, che può essere ritenuta assolutamente non adatta a causa delle condizioni economiche del soggetto.
  • Indice di massa corporea, se risulta inferiore a quello ideale.
  • Abuso di alcool.
  • Bassa statura.

 

DEFINIZIONI (2)

Premenopausa: il tempo precedente all’ultima mestruazione (fascia di età 38-47 anni).

Postmenopausa: il tempo successivo all’ultima mestruazione.

Perimenopausa: un periodo più esteso rispetto alla premenopausa, che si esaurisce dopo un anno rispetto alla menopausa. In questo periodo le donne facilmente fanno uso di tranquillanti o antidepressivi (40%), alcuni studi dissentono in parte affermando che la data iniziale di tale periodo sia intorno alla seconda metà della quarta decade.

Transizione menopausale: il periodo finale del climaterio.

Menopausa precoce: fascia di età inferiore ai 40 anni.

Menopausa prematura: fascia di età 40-45 anni.

Climaterio: fascia di età 45-55 anni, in cui avviene l’atresia follicolare, diminuzione graduale della quantità di afflussi fino alla scomparsa di essi.

Menopausa spontanea: fascia di età 50-52 anni.

Menopausa tardiva: fascia di età superiore a 52 anni.

Menopausa artificiale: dipende se la conseguenza è diretta di un qualche intervento o dalla chemioterapia. L’isterectomia, soprattutto in giovani donne, non esaurisce la funzione ovarica ma di fatto vengono a cessare i cicli mestruali e in ogni caso le donne avranno bisogno di ulteriore supporto in età avanzata.

 

Dolori al seno (Mastalgia, Mastodinia) (3)

I dolori al seno, mastodinia, rappresentano il sintomo mammario più frequente (60%), che conduce la donna ad una visita senologica.

Data la complessità della funzione mammaria, il dolore al seno rappresenta l’esempio più emblematico di disturbo che per le sue implicazioni psicologiche, emotive e simboliche, è in grado di mettere a dura prova il più solido degli equilibri di chi ne è affetto.

L’intensità con cui può manifestarsi è variabile: da lieve a moderato sino a forme severe che compromettono la vita di relazione e le normali attività quotidiane.

La mastodinia può essere classificata in tre sindromi cliniche:

  • mastodinia ciclica
  • mastodinia non ciclica
  • mastodinia extramammaria

 

Mastodinia ciclica

  • La più comune. Le cause non sono note. È probabile che l’azione degli estrogeni non bilanciata dal progesterone agisca a livello periferico evocando modificazioni fisiche quali la ritenzione idrica con edema localizzato e tensione mammaria che determinano il quadro clinico. In alcuni casi esiste una iperprolattinemia latente.
  • Si manifesta in età fertile in relazione al ciclo mestruale. L’età media di insorgenza è di 34 anni, ma può manifestarsi anche a 14 anni.
  • Può essere unilaterale o bilaterale con senso di tensione, pesantezza, gonfiore e turgore mammario che si manifestano dai 2-7 giorni che precedono il ciclo mestruale, ma talvolta anche a metà ciclo.

Regredisce con l’arrivo del ciclo mestruale.

  • Sede: quadranti esterni della mammella, maggiormente il quadrante superiore.
  • Non è ben localizzata e frequentemente si irradia alla ascella monolaterale ed alla superficie interna del braccio ed è associato il dolore ad un quadro clinico di modularità diffusa.
  • Lo stress può accrescere l’intensità della mastodinia.
  • L’attività fisica aumenta il dolore, soprattutto se richiede l’impegno degli arti superiori e muscoli pettorali.
  • Gli anticoncezionali influenzano scarsamente il dolore, in alcuni casi lo amplificano.
  • Il dolore può durare anche per anni.
  • Scompare con la menopausa.

 

Mastodinia non ciclica

  • Le cause non si conoscono con certezza (idiopatica), ma a volte può dipendere dalla presenza di lesioni benigne o estasia duttale, che deve essere sospettata in caso di dolore localizzato nel quadrante centrale della mammella.
  • Meno comune della mastodinie ciclica (30%) non è riferita al ciclo mestruale.
  • Prevalente nel quarto decennio di vita (40-50 anni), mentre quella ciclica è più frequente nella terza decade.
  • Il dolore può varare da moderato a severo, riferito come pesantezza o disagio, talvolta come pungente o trafittivo, intermittente con esacerbazioni o continuo.
  • Sede: più spesso è monolaterale, a volte non è localizzabile con precisione, ed è riferito a tutta la mammella o al quadrante supero-esterno o alla zona del capezzolo-areola.
  • La durata dei sintomi è variabile, ma generalmente in oltre il 50% dei casi presenta una risoluzione spontanea alla menopausa.

 

Mastodinia extramammaria (Falsa Mastodinia)

Non sarebbe una mastodinia classica ma è caratterizzata da dolore alle mammelle per cause extramammarie ed ovviamente la principale caratteristica è che il dolore non sia in relazione al ciclo mestruale.

– Sindrome di Tietze

Caratterizzata da dolore localizzato in corrispondenza di uno o entrambi i quadranti interni della mammella, ti tipo continuo, gravativo e superficiale, che si accentua alla pressione delle giunzioni condrosternali e con gli atti respiratori.

E’ causato da una osteocondrite delle giunzioni osteocondrali.

– Dolore di origine vertebrale

La mammella è al centro di un intreccio di fibre nervose provenienti da diverse regioni anatomiche e che possono dare dolori tali che le pazienti possono scambiare come derivanti dalla ghiandola mammaria. Queste terminazioni nervose provengono dalle ultime vertebre cervicali e dalle prime toraciche.

In questi casi con la palpazione della mammella, spostandola delicatamente se occorre, si può verificare che il dolore tragga origine dalla digitopressione di una costa e anche a distanza dalla mammella nella regione toracica posteriore.

Oppure il dolore mammario può essere evocato dalla digitopressione vertebrale.

– Traumi

Fondamentale è l’anamnesi.

– Angina pectoris

 

Valutazione del dolore mammario

E’ importante identificare la sede, l’intensità e la durata del dolore mammario. L’accertamento individuale include : l’anamnesi, l’esame obiettivo e, se necessario, quello ecografico e mammografico.

Nelle donne di età superiore ai 36 anni è consigliabile eseguire sempre una mammografia precauzionale.

Nelle donne giovani o molto giovani l’ecografia mammaria può essere da sola sufficiente per la conferma clinica.

 

Estrogeni (4)

Gli estrogeni sono i principali ormoni sessuali femminili. Si tratta di ormoni steroidei, che prendono il loro nome dall’estro e sono presenti in entrambi i sessi, anche se nelle donne in età fertile raggiungono livelli sierici molto più alti. Gli estrogeni promuovono la formazione dei caratteri sessuali secondari femminili, come il seno, l’allargamento del bacino e sono coinvolti nella proliferazioni dell’endometrio e in diversi fenomeni del ciclo mestruale. L’FSH, ormone follicolo-stimolante, e l’LH, ormone luteinizzante, regolano la produzione di estrogeni durante l’ovulazione. Quando gli estrogeni circola nel torrente ematico l’FSH e l’LH subiscono un feedback negativo, ovvero ne viene bloccata la secrezione. E’ questo il meccanismo che sfruttano alcuni contraccettivi orali detti appunto estrogenici.

Tre dei maggiori estrogeni nelle donne sono l’estradiolo, l’estriolo e l’estrone. Dal menarca alla menopausa il più importante estrogeno è il 17,ß-estradiolo. Dopo la menopausa l’estrogeno maggiormente prodotto è l’estrone che possiede attività inferiore a quella dell’estradiolo. Gli estrogeni sono prodotti dagli androgeni grazie all’azione di enzimi. L’estradiolo è prodotto dal testosterone e l’estrone dall’androstenedione.

 

Produzione degli estrogeni

Gli estrogeni sono prodotti dai follicoli ovarici, dal corpo luteo e dalla placenta. Alcuni estrogeni sono prodotti in altri organi e tessuti in piccole quantità, come il fegato e le ghiandole surrenali.

Queste fonti secondarie di estrogeni sono le uniche fonti per l’uomo e per la donna in postmenopausa.

La sintesi degli estrogeni comincia nelle cellule della teca interna delle ovaie, dal colesterolo passando per l’androstenedione. L’androstenedione è un precursore dotato di debole attività estrogenica. Questo una volta prodotto dalle cellule della teca interna, attraversa la membrana basale e giunge alle cellule della granulosa, dove viene convertito in estrone o estradiolo. Gli estrogeni possono essere prodotti dall’enzima aromatasi, che convertono gli androgeni in estradiolo.

 

Fitoestrogeni (5)

I fitoestrogeni, o estrogeni vegetali, sono sostanze naturali ad attività similestrogenica.

Più precisamente, grazie alla loro particolare struttura chimica, sono in grado di legarsi ai recettori degli estrogeni ed esplicare, così, attività biologiche di tipo estrogenico od antiestrogenico.

La diversificazione di questo effetto dipende dalla loro concentrazione, da quella degli estrogeni prodotti dall’organismo e da alcune caratteristiche individuali (concentrazioni tissutale di recettori ed enzimi coinvolti nel metabolismo di questi ormoni).

In ogni caso, il potere di stimolo sul recettore occupato risulta da 100 a 1000 volte inferiore rispetto alla loro controparte endogena.

I fitoestrogeni sono comunemente divisi in tre classi principali: isoflavoni, cumestani e lignani. Una quarta categoria, costituita dai lattoni, ha scarsa attività terapeutica.

Nel mondo vegetale sono ubiquitari (presenti in almeno 300 varietà di piante, di poche risultano commestibili). Tra le fonti alimentari ricordiamo la soia, i legumi e, anche se in quantità minore, molti tipi di frutta, verdure e cereali integrali.

La soia, i suoi derivati (farina, latte di soia, tofu) ed il trifoglio rosso, rappresentano le principali fonti commerciali di fitoestrogeni.

 

Funzioni e proprietà dei fitoestrogeni

Considerati i presupposti biologici, i campi di applicazione dei fitoestrogeni sono molteplici. Queste sostanze, infatti, presentano una duplice proprietà: antiossidante da un lato ed estrogenica dall’altro (riducono sia i disturbi dovuti a carenza di estrogeni, sia quelli imputabili ad un loro eccesso).

Il ruolo nutrizionale e terapeutico degli alimenti o dei supplementi dietetici ricchi in fitoestrogeni è stato indagato, prima di tutto sulla base di molteplici osservazioni epidemiologiche delle popolazioni asiatiche (la cui alimentazioni è particolarmente ricca di soia). Dall’esame di questi dati, e dal loro confronto con i corrispettivi occidentali, è emersa una minore incidenza dei disturbi associati alla menopausa, un minor rischio cardiovascolare, un minor tasso di tumori alla mammella, all’endometrio e all’ovaio, nonché una minore percentuale di fratture osteoporotiche dell’anca.

Da qui, la proposta di utilizzare un’integrazione alimentare di fitoestrogeni nella:

  • prevenzione e cura dei sintomi (vampate di calore, secchezza dei genitali, rughe, fragilità dei capelli) e delle malattie correlate alla menopausa (alternative naturali alla terapia ormonale sostitutiva);
  • prevenzione della sindrome premestruale e dell’invecchiamento (grazie all’azione antiossidante);
  • terapia delle mastodinia (dolore nevralgico della mammella);
  • prevenzione delle malattie cardiovascolari (riduzione della pressione arteriosa e miglioramento dell’assetto lipidico, ↑ colesterolo HDL ↓ colesterolo totale ↓ LDL ↓ trigliceridi);
  • miglioramento del metabolismo osseo;
  • potenzialità antineoplastiche.

 

(1) (2) (4) da wikipedia.org
(3) da medicitalia.it
(5) da my-personaltrainer.it