hair

Esiste una inequivocabile correlazione tra l’eccessiva caduta di capelli di uomini e donne e uno scarso apporto di alcune sostanze vitali quali gli aminoacidi, le vitamine e i sali minerali; per fare un esempio, quando la dieta è carente in aminoacidi solforati i capelli diventano fragili e aumenta il numero di malformati.

Oggi l’uomo ha circa 5.000.000 di peli di cui 1.000.000 sono situati in testa e circa 150.000 sono detti capelli, cioè peli distribuiti sul cuoio capelluto che differiscono dai peli comuni per l’elevatissimo numero e per lo sviluppo in lunghezza.

I capelli nell’uomo differiscono in forma, colore e lunghezza in dipendenza di numerosi fattori quali l’età, il sesso, l’esposizione alla luce e sono legati soprattutto ai caratteri ereditari.

Il colore dei capelli, dovuto principalmente alla presenza di pigmento (melanina) negli strati cheratinici che costituiscono l’asse del pelo, è un carattere strettamente correlato, pur con eccezioni, al colore delle iridi oculari ed in genere alla pelle.
La forma invece, dipende dall’impianto dei follicoli piliferi nella pelle: diritto o a lancia nei capelli diritti; obliquo o a scimitarra nei capelli spiratati.
La lunghezza massima raggiungibile è assai varia, in media ogni anno il capello cresce una decina di centimetri, quindi, raggiunge anche lunghezze di oltre un metro.
Anticamente il nostro corpo era ricoperto quasi completamente di peli, ma questa pelliccia in seguito è stata in buona parte persa. Da decenni, ormai, zoologi e antropologi tentano invano di dare una risposta a questa domanda “Perché è scomparsa la pelliccia?“.
Per molto tempo si è creduto che la scomparsa dei peli fosse stato un meccanismo di raffreddamento: uscendo dalle foreste piene d’ombra, lo scimmione cacciatore, esposto a temperature molto più elevate, si sarebbe liberato del suo mantello per impedire un surriscaldamento del corpo. In realtà questa spiegazione è sbagliata.
L’esposizione della pelle nuda all’aria, infatti, se aumenta la dispersione di calore, ne aumenta contemporaneamente l’assunzione, e di molto.
Non a caso, i leoni possiedono un pelo, si corto, ma molto fitto mentre i beduini, che attraversano le roventi sabbie del Sahara, si infagottano in ampi abiti di lana che proteggono dal calore proveniente dall’esterno e consentono all’aria di circolare intorno al corpo, favorendo cosi l’evaporazione del sudore e il conseguente raffreddamento.
Si è ipotizzato allora che fosse stato il particolare tipo di caccia praticata dall’Uomo Scimmia a determinare la scomparsa della pelliccia.
Non essendo, come gli altri predatori, fisicamente dotato per effettuare attacchi fulminei sulla preda o per intraprendere lunghi inseguimenti, il nostro antenato sostituì alla pelliccia un notevole strato di grasso e lo sviluppo di ghiandole sudorifere che garantivano, tramite il sudore, un raffreddamento notevole, non per la vita di ogni giorno, ma per i soli momenti più impegnativi della caccia.
Questa teoria spiegherebbe, tra l’altro, le sopracciglia e i ciuffi di peli sotto le ascelle e sul pube, sopravvissuti nei millenni per raccogliere e disperdere il sudore, ma non è ritenuta pienamente soddisfacente dagli antropologi (che su questo argomento negli ultimi venti anni hanno tenuto almeno tre convegni internazionali) poiché presuppone che, per migliaia di secoli, la temperatura del pianeta sia stata uguale a quella che oggi caratterizza l’area dei Mediterraneo.
Un’altra teoria vuole che la scomparsa della pelliccia sia avvenuta due milioni di anni fa quando la Scimmia Uomo, con il progressivo ritiro delle foreste, si trasformò da nomade in animale stanziale; ma la tana nella quale dormiva ogni notte, certamente, era affollata di talmente tante zecche, vermi, cimici e pulci, da costituire un grave pericolo di malattie.
Diradando il suo mantello peloso, quindi, l’abitante della tana fu in grado di affrontare meglio il problema delle infestazioni.
Le stesse abitudini alimentari del nostro antenato avrebbero accelerato la trasformazione. Essendo egli anche carnivoro è possibile che la sua pelliccia si imbrattasse continuamente di sangue e avanzi degli animali divorati e così, al pari degli avvoltoi, (i quali hanno perso le penne sul capo e sul collo che affondano dentro carcasse insanguinate) è possibile che lo stesso processo, esteso a tutto il corpo, sia avvenuto tra gli scimmioni cacciatori.
(omissis)
La teoria più intrigante afferma, invece, che il nostro antenato, lasciate le foreste, prima di diventare uno scimmione cacciatore, avrebbe attraversato un lungo periodo come scimmione acquatico. Sulle spiagge avrebbe trovato crostacei e altre creature in relativa abbondanza; una riserva di cibo molto più ricca ed attraente di quella dei territori aperti. All’inizio avrebbe annaspato nelle pozze tra le rocce o nell’acqua bassa, ma poi avrebbe cominciato a nuotare a profondità sempre maggiori e a tuffarsi alla ricerca di cibo. E’ possibile che durante questo processo egli abbia perso il pelo, come gli altri mammiferi che sono ritornati al mare.
Soltanto la testa, sporgendo dalla superficie dell’acqua, avrebbe conservato uno strato peloso come protezione dai raggi diretti dei sole.
Più tardi, quando i suoi utensili (nati all’origine per rompere le conchiglie) erano diventati abbastanza evoluti, egli si sarebbe inoltrato negli spazi aperti come novello cacciatore. Questa ipotesi, tra l’altro, spiegherebbe perché noi oggi ci sentiamo tanto a nostro agio nell’acqua, (mentre i nostri parenti più stretti, gli scimpanzé, annegano miseramente), la forma affusolata dei nostri corpi e la particolare disposizione dei peli residui sulla nostra schiena che differisce da quella degli altri scimmioni.
Nell’uomo, infatti, sono diagonalmente rivolti all’indietro e internamente verso la colonna vertebrale, seguendo la direzione dei flusso dell’acqua su di un corpo che nuota, il che dimostrerebbe che, se il mantello peloso venne modificato prima della sua perdita, ciò avvenne per ridurre la resistenza durante il nuoto.
A supportare la teoria acquatica della scomparsa del pelo concorre, inoltre, la constatazione che noi siamo gli unici fra tutti i primati a possedere uno spesso strato di grasso sottocutaneo che, come altri mammiferi che vivono nell’acqua, quali le balene o le foche, avrebbero sviluppato questa difesa dal freddo per compensare la perdita del pelo.
Persino la sensibilità delle nostre mani è stata messa in causa a favore della teoria acquatica. Anche una mano piuttosto rozza riesce, dopo tutto, a tenere un bastone o una pietra, ma per sentire il cibo nell’acqua occorre una mano fine e sensibile. Forse così lo scimmione cacciatore acquisì la sua sensibilissima mano.
Ma se sulla scomparsa della pelliccia tutte le ipotesi sono ancora aperte, sicuramente è nota l’importanza, in tutte le epoche e civiltà, dei capelli.

I capelli sono espressione di bellezza e possono manifestare lo stato di salute della persona. Il fascino dei capelli, quale elemento estetico di inquadratura del viso, costituisce una cornice sempre diversa a seconda delle acconciature, dei colori e della densità capillare.

Nietzsche considerava i capelli “come una leggera trama cui agganciare i propri pensieri spirituali, quasi fossero un filtro di separazione del materiale e dell’istintivo da quello che è spirito e anima”.

I capelli, come gli altri peli, sono soggetti a caduta.
Questa, contenuta entro certi limiti e seguita da rigenerazione, è fenomeno fisiologico.
Se invece tale rinnovamento non si verifica, si hanno la calvizie e l’alopecia. 
Svariati fattori contribuiscono nella caduta dei capelli, in questo articolo valuteremo l’importanza dei “nutrienti” e quali sono i possibili rimedi che la scienza ha messo in campo per contrastare l’eccessiva perdita.
OLIGOELEMENTI E CAPELLI

 

 DIETA E NUTRIENTI

 

Esiste una inequivocabile correlazione tra l’eccessiva caduta di capelli di uomini e donne e uno scarso apporto di alcune sostanze vitali quali gli aminoacidi, le vitamine e i sali minerali; per fare un esempio, quando la dieta è carente in aminoacidi solforati i capelli diventano fragili e aumenta il numero di malformati che prendono facilmente l’aspetto del moniletrix con tricorressi. 

Con l’apporto di aminoacidi solforati quali ad esempio la cistina si rendono i capelli malformati meno fragili e si permette un miglioramento dello stato clinico nei casi di pseudo-alopecia da rottura dei capelli per fragilità.

 

Molto importanti per le catalisi enzimatiche volte ad ottimizzare il ciclo vitale del capello sono i minerali che rappresentano circa il 4% del corpo umano.
A tutt’oggi non è stato ancora chiarito del tutto il ruolo specifico di ogni elemento, comunque ci sono evidenze scientifiche che correlano la qualità e la quantità di minerali ed elementi traccia con lo stato di salute dei capelli.
Un apporto alimentare insufficiente o un difetto di assorbimento intestinale dello zinco, specie nelle donne, è causa di telogen effluvium cronico.
Tale elemento si trova nella carne, nel pesce, nei cereali e nei legumi, la carenza grave del metallo (o della proteina che ne permette l’assorbimento a livello intestinale) può determinare finanche l’acrodermatite enteropatica che, tra le altre, presenta manifestazioni tipiche cutanee distali e periorifiziali vescicolo-bollose o crostose, perdita totale dei capelli, delle ciglia e sopracciglia, lesioni ungueali, perionissi, grave ritardo staturo-ponderale etc.
Una buona anamnesi mirata alle abitudini alimentari già permette di distinguere i casi carenziali (dovuti a deficit di introduzione della sostanza) da quelli causati da difetto di assorbimento intestinale.
La carenza verrà corretta dalla somministrazione a dosi elevate di zinco solfato e, nei casi di un deficit di assorbimento intestinale, il livello di tale elemento dovrà essere poi mantenuto costante con dosi più basse, personalizzate mediante misurazione periodica dei livelli di zinchemia.
Anche il magnesio in carenza è comunque causa di telogen effluvium cronico. Tale elemento catalizza molte reazioni enzimatiche tra cui quelle della adenilciclasi e della esochinasi, di vitale importanza per la salute dei capelli.
Studi recenti hanno dimostrato che la somministrazione contemporanea di acido ascorbico, insieme alle sostanze in carenza, sembra migliorare l’assorbimento intestinale dello zinco e del magnesio come anche del ferro, elemento presente nella composizione chimica del capello e necessario alla vita del cheratinocita perché, in carenza di ossigeno, la catena respiratoria mitocondriale, che produce energia cellulare a partire dagli alimenti, rallenta e diminuisce proporzionalmente anche la produzione di ATP (Adenosin-Tri-Fosfato) necessario alle sintesi proteiche.
Evidenze cliniche rapportano una deficienza di ferro, anche in assenza di anemia, al defluvio generalizzato in telogen.
E’ importante sottolineare, inoltre, che una carenza di ferro è spesso il segnale di carenze anche di altri metallo-ioni, soprattutto zinco e magnesio.
Il rame è un altro elemento di notevole importanza sia perché catalizza reazioni indispensabili nei processi di cheratinizzazione, sia anche perché la catena respiratoria mitocondriale dipende anche da questo metallo.
Concludo il discorso sugli oligoelementi menzionando anche il selenio, un componente della glutatione perossidasi che agisce come potente antiossidante intracellulare.
Una valutazione razionale del paziente che lamenta la caduta dei capelli dovrà essere fatta mediante una anamnesi dettagliata sulle abitudini alimentari, sullo stato dell’alvo ed anche sulla variazione di peso.
Molto utile ai fini di una corretta diagnosi risulta essere anche un buon esame microscopico del capello. Dopo questa breve introduzione valuteremo l’importante ruolo di alcuni nutrienti nella ottimizzazione del ciclo vitale del capello.
L’orzo stimolatore della crescita dei capelli

Alcuni scienziati giapponesi (Ayako Kamimura e Tomoya Takahashi) hanno isolato e identificato dall’orzo la procianidina B-3 come agente stimolatore della crescita dei capelli, possedendo un potenziale d’opposizione alla regolazione inibitrice dei TGF-1.

Guidati dall’obiettivo di identificare i prodotti naturali che posseggono efficacia in termini di ricrescita, gli scienziati suddetti hanno esaminato più di 1000 estratti di piante in relazione ai loro effetti sulla crescita delle cellule epiteliali dei capelli ed hanno scoperto un’intensa attività stimolante in tal senso proprio nell’estratto di orzo.
La soia per prevenire la calvizie

E’ una pianta erbacea annuale (fam. Papilionacee) proveniente dalla Cina e dal Giappone, è formata da foglie trifogliate, grappoli di fiori violetti o bianchi e baccelli con semi oleosi, presenta un elevato contenuto proteico e lipidico ed è facilmente adattabile a ogni tipo di suolo.

Rispetto ai legumi delle nostre zone presenta una diversa concentrazione di micronutrienti e macronutrienti; tra le altre cose la soia contiene anche gli isoflavoni ai quali è riconosciuta un’azione ipocolesterolizzante e di supporto alla produzione ormonale femminile.
Per la presenza dei fitoestrogeni (estrogeni di origine vegetale) può essere utile nei casi di menopausa e di osteoporosi.
L’integrazione di fitoestrogeni diminuisce la probabilità di cancro al seno la cui frequenza, nelle donne asiatiche, è decisamente inferiore a quelle delle donne europee.
La soia comunque, ha effetti benefici anche per l’uomo in quanto determina un basso rischio di contrarre il cancro al colon e alla prostata.
Studi recenti su una molecola, l’equol, derivata dagli isoflavoni di soia durante la sua digestione nell’intestino, hanno permesso di evidenziarla quale potente inibitore del DHT, il principale responsabile della calvizie. Questa molecola ha l’effetto di inibire un ormone maschile coinvolto nel tumore della prostata e nella calvizie: il deidrotestosterone (DHT) che normalmente stimola la crescita della prostata e provoca la tipica calvizie maschile.
Negli ultimi anni l’industria farmaceutica ha sviluppato farmaci che inibiscono un enzima che converte il testosterone in DHT, sfortunatamente questi farmaci hanno parecchi effetti collaterali.
L’equol, invece, non impedisce la produzione di DHT ma il suo funzionamento impedendogli di legarsi ai recettori per effetto della sua azione di antagonista recettoriale: è molto utile per i pazienti cui è stata diagnosticata una prostata ingrossata (iperplasia prostatica benigna) o un tumore della prostata, e potrebbe rivelarsi importante nella terapia mista della calvizie androgenetica.
VITAMINE E CAPELLI

Dal punto di vista biochimico le vitamine sono un gruppo di sostanze eterogenee, senza contenuto energetico proprio, attive a dosi generalmente molto piccole, necessarie all’organismo e alla sua crescita; esse non possono essere in genere sintetizzate (solo in alcuni casi la nostra flora batterica intestinale ne produce una certa quota) e devono pertanto essere introdotte con gli alimenti.

A seconda delle loro caratteristiche chimico-fisiche vengono suddivise in liposolubili (A, D, E, K) e idrosolubili (B1, B2, B6, B8, acido folico, B12, C, acido lipoico). La presenza di anomalie dei capelli e dei peli può in certi casi essere ricondotta a carenze di alcune vitamine (A, E, B5, PP, H) imputabili spesso a drastici regimi dietetici perseguiti con disinvoltura.
Vitamina A

Si trova solo in alimenti di origine animale, è implicata nel meccanismo della visione ed è un potente antiossidante capace di neutralizzare nell’organismo la presenza di radicali liberi causa dell’invecchiamento, della degenerazione neoplastica e probabilmente della caduta dei capelli dopo la quarta decade di età.

La sua carenza causa fenomeni di ipercheratosi fino alla metaplasia squamosa delle cellule epiteliali.
Assunta in eccesso potrebbe inibire la sintesi delle cheratine necessarie alla stabilità e resistenza del pelo.
Vitamina C

Ampiamente distribuita nel mondo vegetale ha una netta capacità antiossidante, essa gioca un ruolo importante nel metabolismo dei lipidi e del colesterolo, accelera la guarigione delle ferite e il decorso delle malattie infettive, agisce, inoltre, nei confronti del sistema pilosebaceo anche per i suoi effetti sulla tirosina e sulla fenilalanina

Vitamina E

E’ presente negli olii vegetali, nell’uovo e nei cibi che contengono anche vitamina A con la quale esercita un ruolo sinergico. E’ la vitamina antiossidante per eccellenza, è importante per la protezione delle membrane cellulari ed è indispensabile per la produzione di energia necessaria per le sintesi proteiche cellulari. Essendo una vitamina liposolubile puo’ accumularsi nel tessuto adiposo, comunque non si conoscono disturbi da eccesso di assunzione.

Vitamina F – Acidi Grassi essenziali

Si tratta di costituenti essenziali delle membrane cellulari necessari per gestire una corretta cheratinizzazione. Le fonti alimentari sono le stesse della vitamina A, una sindrome carenziale di acidi grassi è descritta in pazienti in alimentazione parenterale prolungata: i segni clinici sono rappresentati da eritema e desquamazione di cuoio capelluto e sopracciglia con la perdita parziale di peli e capelli ed inoltre con la alterazione strutturale di quelli che rimangono i quali diventano anche depigmentati e secchi.

Vitamina H

Si trova in tutti gli alimenti, prevalentemente nel fegato, nelle uova, nella crusca, nel lievito e nel riso. E’ essenziale per la sintesi degli acidi grassi e per molte reazioni dei metabolismo intermedio perché, come gruppo prostetico, rappresenta la componente funzionale di un enzima importante nei processi lipogenetici (acetil-CoA-carbossilasi). Non si conoscono sindromi da carenza e da iperdosaggio nell’uomo.

Vitamina PP (acido nicotinico)

E’ presente in buone concentrazioni in carne, pesce e frumento e comunque in quasi tutti gli alimenti ma spesso in forma non assimilabile come nel caso del mais, infatti le carenze gravi, con la comparsa della pellagra (quadro di dermatite fotosensibile, disturbi neurologici e intestinali), si verificano soprattutto in quelle regioni in cui il mais e’ il principale o esclusivo alimento.

Vitamina B6 (piridossina)

E’ ampiamente diffusa in tutti gli alimenti, specialmente nelle farine e nelle carni. Entra nella costruzione dei coenzimi necessari per i processi metabolici degli aminoacidi solforati e per altre reazioni enzimatiche fondamentali per il metabolismo degli acidi grassi essenziali e per la sintesi di coenzima A.

La sua carenza causa anemia e, a carico della cute, si riscontra atrofia con ipercheratosi dei follicoli piliferi e delle ghiandole sebacee.
Vitamina B2 (riboflavina)

Contenuta principalmente nelle carni, nelle verdure fresche, nell’uovo, nel lievito e nella farina, é coinvolta nel sistema della catena respiratoria mitocondriale che produce l’energia cellulare.

La sua carenza si manifesta con vari disturbi (soprattutto di natura infiammatoria) della cute e delle mucose. Non si conoscono disturbi da iperdosaggio.

Vitamina B5 (acido pantotenico)

Si trova in tutti i tessuti animali e vegetali, ha grande importanza nei processi metabolici per la sintesi del colesterolo, degli acidi grassi e degli ormoni steroidi. Classicamente la dermatite seborroica è attribuita a carenza anche di vitamina B5.

 

AMINOACIDI, PROTEINE E CAPELLI

Vi è un rapporto diretto fra stato nutrizionale e sintesi delle cheratine dure dei peli e delle unghie; diete restrittive e/o male equilibrate possono essere causa di debolezza strutturale di capelli.

L-Lisina

E’ un aminoacido essenziale necessario per la crescita e coadiuva il mantenimento dell’equilibrio dell’azoto nell’organismo.

Ha molte funzioni nel corpo umano in quanto è necessario alla formazione di svariate proteine ognuna delle quali è indispensabile per molte funzioni. Un ruolo importante sembra giocarlo nell’assorbimento e nell’accumulo di calcio nel corpo. Una integrazione di lisina può risultare utile anche nel trattamento dell’alopecia androgenetica, aiutando e incrementando l’efficacia di medicinali come la finasteride e il minoxidil.

Istidina – Glicina – Fenilalanina – Tirosina

Sono tutti contenuti nella gelatina di collageno che, associato alla cistina, aumenta il contenuto di zolfo nel pelo.

La glicina è forse il più importante degli aminoacidi del collageno per il trofismo del capello, l’effetto sulla cheratinogenesi per somministrazione di gelatina sembra essere in gran parte attribuito all’azione della glicina che è anche l’aminoacido quantitativamente più importante del collageno.
La fenilalanina e la tirosina rivestono una grande importanza per la produzione di melanina e quindi per la pigmentazione del capello. Alla loro carenza è in gran parte attribuita la depigmentazione del capello.
Arginina

E’ un aminoacido basico non essenziale. Viene usata nelle iperammoniemie e come disintossicante epatico.

Secondo alcuni studi favorisce la produzione dell’ormone della crescita, aumenta la libido, accelera la cicatrizzazione delle lesioni, favorisce il metabolismo dei grassi ed entra nel meccanismo di controllo del glucosio.

N-Acetil-cisteina

E’ una sostanza dotata di un’azione antiossidante diretta. La N-Acetil-cisteina protegge l’alfa-antitripsina, enzima inibitore dell’elastasi.

Per le sue proprietà antiossidanti, e quale precursore del glutatione endocellulare, svolge anche un’azione protettiva sulle vie respiratorie, opponendosi ai danni da agenti ossidanti.

 

LE MOLECOLE ANTICALVIZIE

Vediamo ora nel campo farmaceutico quali sono i principi attivi in grado di intervenire nella cura delle comuni calvizie.

Ovviamente per la cura delle calvizie, che assume caratteri assai diversi da persona a persona, non esiste un prodotto o un protocollo valido per tutti, o comunque migliore in assoluto.
E’ ampiamente dimostrato che l’uso combinato di più principi attivi offre risultati ben superiori alla semplice somma dei loro benefici.
Solo uno specialista attento ed esperto può, caso per caso, indicare il “cocktail” adatto, variandolo, se necessario, anche più volte nel corso della terapia.
Inoltre, come per tutte le cure, giocano un ruolo importante la ricettività soggettiva e la compliance del paziente, ovvero la costanza e puntualità nel seguire la terapia.

 

Minoxidil 

Come molecola è sicuramente la più conosciuta. La sua scoperta è stata del tutto casuale, infatti pazienti affetti da ipertensione e trattati con questo farmaco per via orale, manifestavano una certa ricrescita dei capelli.

Generalmente come prodotto tricologico è somministrato per via locale sotto forma di lozione, con diverse percentuali di principio attivo (compreso tra il 2 e il 5%).
Non è ancora ben chiaro il meccanismo con cui agisce, senza dubbio la sua efficacia non è da attribuire all’incremento della circolazione sanguigna locale, infatti altri vasodilatatori assai più potenti non hanno alcun effetto anti-calvizie.
Probabilmente una volta attivato a livello del follicolo pilifero da una solfotransferasi sembra agire su una proteina-chinasi che, attivando la glicolisi e a sua volta il ciclo di Krebs, stimola il ribosoma alla sintesi proteica e quindi alla ricrescita del capello.
Spesso viene associato al minoxidil l’Acido Trans-retinoico (Tretinoina) che sembra migliorare la penetrazione percutanea del minoxidil. Tra gli effetti collaterali più importanti del minoxidil ricordiamo l’ipotensione, l’aumento della frequenza cardiaca e la sensazione di bruciore.

Super Ossido Dismutasi

Composti che sembrano in grado di prolungare la durata della fase di crescita similmente al minoxidil. Generalmente sono usati localmente, anche se da tempo si trovano negli integratori per uso sistemico, da assumere per via orale come antiossidanti.

L’azione di questi composti è da attribuire alla capacità di impedire che arrivi al follicolo il messaggio biologico di interruzione del ciclo pilifero: ciò comporta che il capello non entra in fase telogen e continua a vivere.

 

Finasteride

Nata per la cura dell’ipertrofia della prostata pare possa offrire risultati molto interessanti come farmaco anticalvizie in quanto agisce sulla causa prima dell’inestetismo: la formazione di diidrotestosterone (DHT).

La sua azione, infatti, consiste nell’inibire il tipo II dell’enzima 5-alfa-riduttasi che blocca la conversione del testosterone in diidrotestosterone che risulta nocivo per i follicoli piliferi.
Per ora la via di somministrazione più comune è quella orale (sotto forma di capsule e compresse), anche se si stanno testando somministrazioni locali sotto forma di lozioni.
Negli Stati Uniti viene indicato come farmaco concesso solo agli uomini anche se studi recenti hanno confermato che la finasteride per via orale è utile anche nel trattamento dell’alopecia androgenetica femminile sia in pre che in post-menopausa, in particolare nelle donne colpite da alopecia androgenetica associata ad eccesso di peluria.
I dosaggi da utilizzare sono maggiori di quelli efficaci per il trattamento delle calvizie maschili ed i tempi necessari per vedere i primi effetti sono in genere un po’ più lunghi. Tra gli effetti collaterali, e per questo molto sgradito ai pazienti maschi, vi sono la diminuzione della libido, la riduzione del volume di eiaculato e l’impotenza anche parziale.

 

Dutasteride 

E’ un altro inibitore della 5-alfa-riduttasi appartenente alla stessa famiglia della finasteride. Questo nuovo farmaco è un inibitore “duale”, cioè in grado di inibire sia il tipo I che il tipo II dell’enzima 5-alfa-riduttasi.

Risultati scientifici hanno indicato che un dosaggio di 0,5 mg di Dutasteride ha una efficacia molto maggiore di un dosaggio di 5 mg di Finasteride; la Dutasteride inoltre sembra avere anche meno effetti collaterali.
Sono ancora in corso vari studi per stabilire se la Dutasteride possa sostituire completamente la Finasteride.

Ciproterone acetato

E’ uno dei più efficaci antiandrogeni. Il meccanismo con cui agisce il ciproterone acetato a livello periferico è legato alla competizione con il diidrotestosterone per lo stesso recettore citosolico intracitoplasmatico. Si parla pertanto di meccanismo antiandrogeno recettoriale.

Il ciproterone si lega con il recettore citosolico con più affinità del diidrotestosterone e ne impedisce, quindi, il trasporto nel nucleo cellulare.
Sembra inoltre in grado di inibire debolmente anche la 5-alfa-riduttasi (effetto assai discusso).
Viene usato solo nel trattamento di calvizie nelle donne.
La somministrazione di questo farmaco è orale, anche se sembra ormai vicino l’uso di una lozione idroalcoolica con una concentrazione compresa fra 0,5 e 1% di questo farmaco. Quest’ultima formulazione potrà evitare gli effetti sistemici che ne precludono l’utilizzo al maschio.

Estrogeni

Molecole che hanno rilevato efficacia nella cura delle calvizie, infatti è stato dimostrato che esistono nelle cellule dei follicoli piliferi recettori per gli estrogeni che possono avere una azione diretta nella stimolazione della crescita del capello.

L’uomo, ovviamente, non può essere sottoposto a terapia medica con estrogeni senza correre seri rischi di ginecomastia e perdita della libido.
Come in ogni campo della ricerca scientifica sono allo studio nuove molecole per la cura delle calvizie.
Anche se non si è ancora arrivati alla soluzione definitiva, le attuali molecole contrastano molto bene ed attenuano la caduta nella maggior parte dei casi (più dell’80%); di sicuro non è assai lontana la scoperta di molecole in grado di sconfiggere in modo assoluto la calvizie. Studi sul DNA condotti negli Stati Uniti hanno permesso di scoprire il gene “hairless” responsabile della totale mancanza di peli e capelli in tutto il corpo, ed é proprio in questo campo che la scienza studia al fine di intervenire anche sui fattori genetici per arrestare la caduta dei capelli.

“Questo articolo è stato liberamente tratto dalla rivista “D&T” Anno XXIV N. 09. Per eventuali segnalazioni o reclami, si prega di contattare il titolare del presente sito web all’indirizzo email gdtif@gditalia.biz