Tra i fattori che predispongono all’insorgenza della cellulite ne esistono di carattere costituzionale e genetico, che si esprimono come una maggiore sensibilità ormonale e una maggiore fragilità della microcircolazione negli arti inferiori. Probabilmente per trovare l’origine della cellulite bisogna andare indietro di qualche milione di anni, quando le scimmie antropomorfe che popolavano gli alberi, in assenza di foresta, dovettero scendere a terra e adattarsi all’ambiente circostante, sviluppando arti superiori adatti a raccogliere, a trasportare e a lanciare oggetti.

Questa situazione rappresentò probabilmente la prima fase di quella trasformazione che condusse alla lunga evoluzione verso l’uomo come lo conosciamo oggi: il cambiamento di statica, rappresentato dalla distribuzione del peso corporeo su due arti al posto di quattro, ha comportato non poche variazioni di carattere fisiologico, soprattutto a livello circolatorio sul ritorno venoso.

Tutto ciò fa pensare all’origine microcircolatoria della cellulite. Da un punto di vista etimologico, il termine indica una patologia tissutale di origine infiammatoria, anche se in realtà i fattori infiammatori compaiono solo in un secondo momento; la terminologia è tuttavia ormai accettata e indica un particolare disturbo a carico del pannicolo adiposo.
La genesi della cellulite per alcuni aspetti è ancora poco conosciuta, anche se sembra che la causa principale sia da ricondursi a un problema circolatorio a livello dei setti fibrosi che separano i lobuli (gruppi di adipociti); a questo seguirebbe uno stato edematoso e la sclerosi dei setti.

 

PER LA DIAGNOSI NON BASTA LO SPECCHIO 
La cellulite può essere diagnosticata 
da uno specialista attraverso la palpazione, 
tuttavia esistono anche tecniche moderne 
di diagnosi, quali la termografia, che sfrutta 
le differenze di calore tra le aree del corpo 
e le evidenzia attraverso un’immagine 
a diversi colori; le aree affette da cellulite 
sono individuabili in quanto l’edema e 
la diminuita circolazione sanguigna le 
rendono più fredde. 
Si possono poi usare l’ecografia e la 
plicometria per valutare lo spessore del 
pannicolo adiposo.

 

Accanto a questa teoria ne esiste un’altra, che individua nella cellulite una risposta di natura ipertrofica dell’adipocita a una serie di stimoli endocrini; sotto questa luce, i danni vascolari sarebbero soltanto la conseguenza della compressione esercitata dagli adipociti ipertrofici.
In generale la cellulite è caratterizzata dall’accumulo di grasso in alcune parti del corpo (cosce, natiche, ginocchia, braccia) in cui il rallentamento della circolazione emolinfatica favorisce il ristagno delle scorie metaboliche e la conseguente infiammazione.
Quando la parete dei vasi venosi non funziona correttamente, il liquido trasuda negli spazi interstiziali del tessuto sottocutaneo che si gonfia; questo determina un aumento di pressione sugli adipociti e conseguente riduzione degli scambi di ossigeno e sostanze nutritizie.
Intanto nel tessuto connettivo si accumulano sostanze infiammatorie, e attraverso la polimerizzazione di acido ialuronico si assiste all’ispessimento della sostanza fondamentale, con formazione di una gelatina dura che modifica la struttura del tessuto adiposo sottocutaneo.
Questo è il primo stadio della cellulite, con una leggera comparsa della pelle “a buccia d’arancia”.
A questo punto le fibre connettivali aumentano di spessore e di numero intorno alle masse di grasso e le comprimono, facendo assumere al tessuto adiposo una conformazione a noduli tra cui spiccano le vene dilatate (secondo stadio).
Nella fase successiva si osserva la comparsa di ammassi nodulari di grasso circondati da capsule di fibre connettivali; successivamente il tessuto connettivo si ritrae lasciando porzioni di tessuto flaccido coperto da pelle ispessita (terzo stadio).
Tra i fattori che predispongono all’insorgenza della cellulite ne esistono di carattere costituzionale e genetico, che si esprimono come una maggiore sensibilità ormonale e una maggiore fragilità della microcircolazione negli arti inferiori.
I fattori determinanti sono, tuttavia, di tipo ormonale, con un particolare coinvolgimento degli ormoni sessuali, surrenalici e tiroidei. E’ stata messa in risalto, in particolare, la relazione esistente tra gli estrogeni e gli estroprogestinici assunti come anticoncezionali e l’insorgenza della cellulite; tali ormoni determinano infatti l’aumento della permeabilità della parete dei vasi sanguigni e la corrispondente fuoriuscita di liquidi ed edema.
Troviamo poi altri fattori che favoriscono l’insorgenza della cellulite, tra cui alcune cattive abitudini alimentari (abuso di alcol e di sale), ma anche il fumo e l’eccessiva sedentarietà.

 

Dal massaggio alla medicina estetica

 

Come regola generale è molto importante intervenire negli stadi precoci.
Per diminuire il rischio di cellulite è bene seguire un’alimentazione corretta, ricca di frutta e verdura, ma povera di carboidrati, grassi, zuccheri e sale; è bene bere molta acqua e limitare al massimo il consumo di alcolici.
Per evitare il rallentamento della circolazione venosa è necessario evitare di passare troppo tempo in piedi immobili o seduti.
E’ molto importante fare esercizio fisico (passeggiate, bici, nuoto) per bruciare più calorie, mobilitare le riserve di grasso e ossigenare i tessuti.
Quando la cellulite è accompagnata da un accumulo di grasso può essere utile la massoterapia per tonificare la muscolatura e attivare la circolazione.
Il massaggio anticellulite, effettuato con oli specifici, utilizza alcune manovre caratteristiche del massaggio occidentale per mobilizzare il tessuto sottocutaneo e favorire il drenaggio dei liquidi a opera del sistema linfatico.
Un’altra tecnica diffusa nel campo dell’estetica è la termoterapia con fanghi in fisiosauna: si applicano i fanghi e si copre per mezz’ora con una coperta termica, poi si doccia e si esegue un massaggio anticellulite.
Tra i trattamenti non invasivi, il laser (a elio-neon o infrarosso) ha effetto linfodrenante e antalgico, limitato principalmente a ridurre la tensione dolorosa provocata dall’edema tissutale, mentre un’altra tecnica molto diffusa si basa sull’applicazione di una sonda a ultrasuoni, con una frequenza di circa 3 MHz, con la quale vengono generate vibrazioni che determinano la compressione degli adipociti e il loro svuotamento.
Tra i trattamenti fisici invasivi, di competenza medico-estetica, l’elettrolipolisi consiste nell’inserimento sottocute di aghi molto sottili, sterili e monouso, collegati con un’apparecchiatura che trasmette una corrente modulata a bassa frequenza, in modo da generare un campo elettrico sottocutaneo per favorire il catabolismo dei grassi.
L’idrolipoclasia ultrasonica è invece un trattamento con ultrasuoni, che viene preceduto dall’infiltrazione della regione interessata con una soluzione fisiologica al fine di potenziare gli effetti.
Un altro metodo usato è la mesoterapia, che consiste nell’iniezione sottocutanea di sostanze attive (xantine, gonadotropina corionica ecc.) ad azione lipolitica, vasoprotettiva, drenante e analgesica; le iniezioni possono essere effettuate con piastre a più aghi o con un singolo ago nelle regioni interessate.
In questo caso il problema principale è il dosaggio: se è basso la terapia risulta inefficace, se è alto, le sostanze possono diffondere nell’organismo attraverso la circolazione e agire a livello sistemico.
Il trattamento chirurgico più conosciuto è la liposuzione, che consiste nell’aspirazione diretta dei lipociti attraverso una cannula inserita nel tessuto adiposo: chiaramente si tratta di una tecnica, che deve essere praticata solamente in centri di medicina estetica specializzati.

 

Le virtù delle erbe

 

Tra i cosmetici anticellulite trova largo impiego quelli di origine vegetale.
L’alga bruna, caratteristica delle coste settentrionali dell’Atlantico e del Mediterraneo occidentale, è ricca di iodio, presente in forma libera o Iegato a proteine sottoforma di aminoacidi iodurati.
E’ stato osservato che l’apporto di aminoacidi iodati determina un aumento del catabolismo, spingendo l’organismo a bruciare una maggiore quantità di grassi.
Questo avviene attraverso la stimolazione diretta dell’adipocita con il mantenimento di alti livelli enzimatici della catena beta-ossidativa.
Alla mobilizzazione dei grassi segue una minore pressione esercitata dai liquidi sugli adipociti e un miglioramento della condizione locale. Con lo stesso principio oggi si trovano in commercio prodotti contenenti tiroxina.
Il rusco (pungitopo) presenta un rizoma ricco di ruscogenine, strutturalmente simili ai corticoidi (ormoni delle ghiandole surrenali), con proprietà flebotonica, capillaroprotettiva e antiflogistica.
E’ usato nella terapia anticellulite per ridurre il riversamento e il ristagno del liquido interstiziale tra gli adipociti.
La centella asiatica, somministrata in preparati a uso orale o topico, presenta uno spiccato tropismo per il tessuto connettivo in cui agisce favorendo il mantenimento dell’elasticità della parete vascolare venosa e riducendo la stasi ematica (attività antiedematosa).
I triterpeni hanno dimostrato un’attività modulatoria sulla produzione del collagene da parte dei fibroblasti: sono in grado infatti di aumentare la sintesi di fibronectina, una proteina di adesione della membrana basale della tonaca intima, utile per preservare l’integrità dell’endotelio.
L’edera presenta foglie ricche di saponine (glicosidi dell’ederagenina e dell’acido oleanolico); in virtù dell’attività analgesica (utile per eseguire dei massaggi profondi) e vasocostrittrice, è usata nel trattamento delle celluliti e delle cellulalgie.
In medicina popolare si riporta l’utilizzo delle foglie di edera (cataplasmi o decotti) da applicare sulle gambe per ridurre il gonfiore ed alleviare il dolore.
Gli estratti di ippocastano, ricchi di escina, presentano attività antinfiammatoria, venotonica e antiedematosa.
L’escina manifesta un effetto cementante direttamente a livello della parete dei capillari arteriosi, riducendo la fuoriuscita dei liquidi, ma non dei capillari venosi, quindi non viene modificato il drenaggio dei liquidi dall’esterno verso l’interno dei vasi.
I prodotti a uso topico contenenti escina (creme, gel e lozioni) hanno manifestato una spiccata attività antiedemigena con risultati molto soddisfacenti nel trattamento della cellulite; esistono anche delle preparazioni a base di liposomi di escina (i liposomi sono delle strutture lipidiche a composizione simile alle membrane cellulari, contenenti al loro interno il principio funzionale) in grado di penetrare meglio nel sito d’azione.
L’incenso è una resina solidificata ricavata dalla corteccia di alcune piante; presenta attività antinfiammatoria indicata per contrastare l’infiammazione del tessuto sottocutaneo conseguente all’intossicazione causata dal ristagno dei liquidi. Gli acidi boswellici ricavati dall’incenso agiscono da inibitori specifici nella sintesi di leucotrieni nella via dell’acido arachidonico.
L’ananas, pianta erbacea nota per i frutti commestibili, presenta un gambo ricco di bromelina (insieme di proteinasi), una sostanza nota per l’attività antiedematosa e antinfiammatoria.
In commercio si trovano dei preparati a base di polvere di gambo di ananas, efficaci nel migliorare gli stati edematosi dei tessuti molli.
Infine troviamo la caffeina, una xantina presente nel tè, nel caffè, nelle noci di cola, nel guaranà. E’ noto che la lipolisi è in parte regolata dal sistema nervoso adrenergico, e considerando che le xantine aumentano la mobilizzazione dei trigliceridi e la riduzione del pannicolo adiposo, sono state preparate creme a base di caffeina. Il problema principale di queste formulazioni è, tuttavia, il raggiungimento di una concentrazione di principio attivo tale da risultare efficace.
 
Da Tema Farmacia – Anno XXIII N. 4