La dermatite allergica da contatto è dovuta a una sensibilizzazione della cute da parte di sostanze o noxae, di vario tipo chimico, che agiscono a livello immunitario. Gli effetti indesiderati che i profumi possono avere sulla pelle. La dermatite allergica da contatto (DAC) è un’affezione infiammatoria cutanea superficiale a evoluzione acuta, subacuta o recidivante, che insorge per esposizione a cause esterne di natura chimica, chimico-fisica o biotica, in ambiente professionale o extraprofessionale.

 

La DAC può insorgere attraverso un meccanismo patogenetico di tipo irritativo cutaneo diretto (dermatite da contatto irritante), oppure di allergia mediata da cellule (dermatite allergica da contatto).
E’ caratterizzata da manifestazioni cutanee che, secondo la fase evolutiva, possono essere eritemato-edematose, vescicolari, abrase e con liquido sieroso, crostoso, desquamative, o più spesso polimorfe.
Inizialmente localizzata nella sede d’esposizione agli agenti causali, si accompagna a prurito variabile e spesso è recidiva.

 

Eziologia

 

Gli allergeni che comunemente sono la causa della DAC possono essere di diversa natura e origine.
Tra i metalli rivestono un ruolo importante cromo, nichel, cobalto e mercurio.
Il cromo ha capacità allergizzante sia nella forma trivalente che esavalente (penetra più facilmente attraverso la cute); il cromo e i suoi sali vengono utilizzati nelle composizioni di detersivi, candeggianti e saponi, preservanti per il legno, prodotti antiruggine, anticorrosivi ed inoltre sono contenuti in alcuni alimenti come carne, pesce, vegetali e spezie.
Il nichel è uno dei più comuni allergeni essendo diffuso negli alimenti e presente in molti oggetti metallici (bigiotteria, cinturini di orologio, fibbie, ganci di indumenti, chiavi). Le donne sono particolarmente esposte al nichel, presente nei detersivi e talora, come impurezza, nei cosmetici.
Il cobalto può far parte di leghe metalliche e, come impurezza, di ingredienti colorati cosmetici.
Il mercurio e i suoi composti e inorganici, presenti negli alimenti (pesce) sono utilizzati largamente nell’industria e in agricoltura.
Molti medicamenti per uso topico sono causa della dermatite allergica da contatto.

 

 

Alcuni antibiotici (neomicina, cloramfenicolo, penicillina) possono provocare reazioni cutanee allergiche a differenza della eritromicina e delle tetracicline che raramente ne sono la causa.
Tra gli antisettici che possono indurre sensibilizzazione ci sono composti organici del mercurio, formaldeide, resorcinolo, cloracetamide, parabeni (usati anche come conservanti cosmetici).
Molti preparati antimicotici sono causa di allergie da contatto a causa di alcune sostanze in essi contenuti: derivati idrossichinolinici, acido undecilenico, composti fenolici alogenati, nistatina, tolnaftano e pirrolnitrina.
Gli antistaminici sono ad alto potere fotoallergizzante e devono essere sospesi durante il trattamento delle dermatiti eczematose da contatto.
Anche i cerotti adesivi possono indurre reazioni per la presenza di lanolina, colofonia, plasticizzanti, acceleranti della gomma e altri composti chimici.
Molti coloranti usati industrialmente sono responsabili di DAC. Presenti in tessili, alimenti, cosmetici, resine, gomme.
Tra i balsami e i profumi, il balsamo del Perù è uno dei più comuni allergeni. Costituito per il 30-40% da resine, per il 60-70% da benzoate di benzile, benzile cinnamato, acido benzoico, acido cinnamico e vanillina.
I profumi sono miscele di olii essenziali e composti sintetici e possono provocare effetti sensibilizzanti e fotosensibilizzanti.
Sono largamente usati nei prodotti per uso personale e per la casa, tuttavia le reazioni allergiche ai cosmetici non appaiono frequentemente considerando il loro larghissimo uso.

 

DAC e patogenesi

 

Diversi fattori, variamente interferenti tra loro, sono rilevanti ai fini patogenetici: tipo e struttura dell’agente sensibilizzante; concentrazione, quantità e veicolo; tempo d’esposizione; sede ed estensione della superficie di contatto; fattori genetici; altri fattori individuali cutanei ed extracutanei (razza, sesso, età, tipo o spessore del corneo e dell’epidermide); fattori che diminuiscono le normali difese della cute; influenze stagionali.
Il potere sensibilizzante varia da sostanza a sostanza; la possibilità di sensibilizzazione aumenta con il numero delle esposizioni, inoltre bisogna considerare i poteri di difesa della cute.

 

Difese cutanee

 

La prima barriera è costituita dallo strato corneo che presenta alcune fondamentali caratteristiche:
– la bassa permeabilità ad acqua ed elettroliti;
– l’alta impedenza elettrica;
– la resistenza chimica della cheratina previene l’ingiuria tissutale da parte di agenti chimici corrosivi;
– la superficie esterna secca inibisce la proliferazione di microrganismi;
– contribuisce ad assorbire le radiazioni attiniche e si ispessisce dopo fotoesposizione;
– la presenza di melanina protegge dai raggi UV e dal rischio di alterazioni degenerative e cancerose cutanee.
Il derma, con le sue fibre elastiche, la sostanza fondamentale e le fibre di collagene, protegge dalle forze dirette contro la superficie cutanea mediante due importanti proprietà meccaniche: alta resistenza meccanica e bassa forza elastica.
Partecipa inoltre alla risposta infiammatoria.
Il sudore è una soluzione ipotonica a pH acido che diluisce le sostanze chimiche aggressive, alcaline o acide. Attraverso il sudore possono essere secrete diverse sostanze, tra cui farmaci, proteine e antigeni vari, cataboliti non utilizzati nelle sintesi cellulari e vari altri prodotti finali del metabolismo organico.
Il sebo forma sull’epidermide un “film di superficie” a pH acido (variabile da 4,2 a 5,6 circa) e ad azione tampone (in condizioni normali la cute resiste a variazioni di pH da 2 a 12,6).
Alla formazione di questo mantello idrolipidico concorrono anche la secrezione sudoripara (mediante l’acido lattico) e lo strato cheratinico.
E’ un protettivo verso gli agenti patogeni fungini (le micosi si osservano più frequentemente nelle sedi con scarsa o assente attività secretrice sebacea, per esempio in corrispondenza della pianta dei piedi e del cuoio capelluto in età prepubere) e i batteri.
Per la sua ricchezza in cellule reticolo-istiocitarie la cute è in grado di compartecipare alle reazioni immunitarie dell’organismo soprattutto contro noxae esogene.

 

Diagnosi

 

La diagnosi eziologia si avvale dell’anamnesi, del rilievo clinico-morfologico e delle prove allergologiche.
L’anamnesi può, di per se, far presumere la noxae responsabile della dermatite da contatto.
Le prove allergologiche che si eseguono per la diagnosi causale della DAC sono i test epicutanei o “patch test”, l'”open test” o test aperto e il test intradermico.
Le sostanze utilizzate devono essere preparate nei vari veicoli in concentrazioni opportune: una concentrazione troppo bassa darebbe risultati falsamente negativi e una troppo alta provocherebbe una reazione irritante specifica e un’attività sensibilizzante.
La sostanza da esaminare è ricoperta da un dischetto d’alluminio concavo detto “chamber test” fissato alla cute con un cerotto adesivo preferibilmente in regioni toraciche, specie quelle posteriori per due motivi: primo è possibile applicare in una zona del corpo, sufficientemente vasta come il torace, fino a 20 allergeni ben distanziati gli uni dagli altri per evitare reazioni contaminate durante il test; secondo queste zone sono indenni da lesioni.
I test non devono essere praticati nel periodo acuto ed eruttivo della dermatite allergica, ma nel periodo di remissione, onde evitare il peggioramento o l’estensione delle manifestazioni cliniche.
L’allergene è lasciato a contatto con la cute per due giorni, dopo i quali si tolgono i cerotti, si attende che diminuisca l’irritazione da cerotto, dovuto allo strappo, per poi valutare il risultato.
E’ opportuno effettuare una seconda lettura dopo 3 o 4 giorni dalla prima.
Una reazione è considerata positiva nel caso siano presenti edema, eritema e vescicole eczematiformi. Il grado di positività è espresso secondo una scala di valutazione.

 

Fotodermatiti

 

La luce può indurre manifestazioni dermatologiche di vario tipo agendo da sola o con il concorso di sostanze chimiche per via esogena ed endogena.
Le reazioni cutanee alla luce possono essere di tipo fototossico, immediate o tardive, oppure fotoallergiche, e sono più frequentemente mediate da una sostanza chimica fotoattiva.
Il meccanismo della fotoattivazione è in rapporto a vari fattori: modalità esogena o endogena di distribuzione della sostanza nella cute; capacità di legarsi alle strutture cutanee; assorbimento e capacità di trasformarsi in seguito alla radiazione; quantità legata alla cute; struttura chimica; presenza di melanina nella cute.
Le reazioni di tipo fototossico sono provocabili in quei soggetti che presentano difetti cutanei congeniti, quali incapacità di rapida riparazione dei danni subiti dal DNA.
Le reazioni fotoallergiche compaiono in una ristretta percentuale di soggetti a causa della concomitanza di vari fattori patogeni. Queste reazioni insorgono con un meccanismo uguale a quello della dermatite allergiche da contatto, cioè come reazioni immuni ritardate mediate da cellule.

 

La capacità di una sostanza di svolgere un’azione fotoallergizzante dipende dalle trasformazioni molecolari provocate dalla luce che praticamente la trasformano in un aptene. 

 

I cromofori anormali che causano la fotodermatite possono essere di origine endogena o esogena; quelli esogeni possono agire sia dall’interno del nostro organismo, provocando reazioni a livello della cute, sia dall’esterno.
Quando le molecole non sono identificabili allo stato momentaneo delle conoscenze, si parla di lucite idiomatica.
Per la loro identificazione clinica delle fotodermatiti si eseguono i fotopatch-tests con le modalità del patch test, ma eseguite da irraggiamento con raggi ultravioletti.

 

Il ruolo dei profumi

 

Profumi e fragranze sono inseriti nella maggior parte delle composizioni dei prodotti cosmetici, al fine di renderli organoletticamente gradevoli.
Le materie prime adoperate nella preparazione dei profumi sono rappresentate da un materiale vastissimo comprendente sostanze odorose vegetali, animali e di origine chimica, che sono i prodotti base; i fissatori, che hanno la funzione di evitare una troppa rapida evaporazione dei prodotti base; alcool metilico, che funge da solvente, e altre sostanze intermedie di minore importanza.
I profumi sono tra i componenti dei prodotti cosmetici che più comunemente possono dare origine a dermatiti allergiche da contatto (10,2%) seguiti dai coloranti inseriti nelle tinture dei capelli (6,8%), eccipienti (6,1%) e dai conservanti (4,9%).
Le sostanze contenute nei profumi che più comunemente causano dermatite allergica da contatto nono: Eugenolo, Oak moss, Balsamo del Perù, Geraniolo, Fragrance mix. Limitatamente ad alcune di queste sostanze sono disponibili statistiche rappresentative e comparabili tra loro.
Da Gennaio 2001, il Sistema di sorveglianza Europea sulle allergie da contatto, supportato dall’Unione Europea, supportato dall’Unione Europea, iniziò una raccolta di dati riguardanti i patch test, provenienti da 17 centri, dislocati in 9 Paesi Europei.
Tra il 2002 e il 2003 sono stati raccolti e analizzati i risultati di 10.511 patch test. Da questi è stato possibile mettere in evidenza i più comuni allergeni: solfato di nichel (17,3%), il Balsamo del Perù (5,8%) ed i mix di fragranze (6,4%).
In un periodo analogo sono stati rilevati altri dati in diversi Paesi riguardanti le dermatiti causate da sostanze relative alla composizione di fragranze.
Inoltre è stata eseguita una analisi statistica sulla localizzazione corporea delle dermatiti in riferimento a uno o più allergeni da fragranza.
Negli Stati Uniti, uno studio condotto durante il 2001/2002, 4.913 pazienti son stati testati con un studio esteso a una serie di 65 allergeni applicando tecniche standardizzate di patch test.
I risultati furono gli stessi di uno studio analogo condotto nel 1999/2000.
Il Balsamo del Perù è risultato il più importante allergene che viene inserito nelle fragranze (11,6%) seguito dalle fragranze miste.
In 6 centri dermatologici europei, 1.855 pazienti sono stati sottoposti a test di fragranze miste, con esito di 11,3% dei soggetti con reazioni positive.
Sei sostanze ebbero la più alta reattività ai test come il lyral (2,7%), citral (1,1%), il farnesol P (0,5%) e citronellol (0,4%).

 

Conclusioni

 

La tesi vuole dimostrare e mettere in evidenza che l’incidenza della dermatite allergica da contatto ai profumi, in generale ai prodotti cosmetici, non è molto alta se rapportata all’elevato numero di applicazioni e al larghissimo consumo di prodotti per la cura della persona.
I dati raccolti sono in funzione del numero di soggetti che hanno avuto reazioni allergiche e che si sono sottoposti a visite specialistiche, così come le statistiche analizzate sono il risultato di indagini condotte da centri dermatologici in Europa e negli Stati Uniti.
Le legislazioni internazionali prestano sempre maggiore attenzione agli ingredienti cosmetici e alla loro percentuale di utilizzo nel prodotto finito. Soprattutto le eventuali impurezze di metalli pesanti (tensioattivi, coloranti) pesticidi (derivati vegetali) e molecole odorose (profumi).
A tale proposito nella tesi è ricordato l’obbligo di dichiarare (Direttiva 2003/15/CE) tra gli ingredienti cosmetici 26 sostanze, se presenti nelle fragranze, al di sopra di precisi limiti di concentrazione, a causa della loro possibile incidenza nel manifestarsi di reazioni cutanee.
 
Da “Kosmetica” Anno VIII N° 8