Lo spostamento di masse di persone verso località di vacanze, nonché la maggior esposizione a luoghi molto diversi dall’”ecosistema” cittadino, può favorire lo sviluppo di varie patologie cutanee.

Sempre più spazio merita una nuova branca della Dermatologia che può essere ben definita come Dermatologia turistica e bioclimatica.

 

Le ore passate all’aperto sono significativamente aumentate; gite al mare, in montagna, al lago, escursioni naturalistiche o semplici “grigliate” nei giardini possono tuttavia lasciare spiacevoli ricordi sulla pelle.
A tutto ciò si aggiunge la ricerca di mete esotiche, che introduce ulteriori problematiche, legate a malattie prima sconosciute alle nostre latitudini.

 

Ma quali sono le patologie che maggiormente arrivano all’attenzione del dermatologo?

 

Tra le prime vi sono quelle legate alla iperesposizione solare, spesso veramente scriteriata, che può provocare ustioni di vario grado, eritematose o bollose, con interessamento generale dell’organismo.

 

Nei casi più lievi sono sufficienti impacchi freschi, emulsioni lenitive, creme cortisoniche; in quelli più impegnativi, specialmente se la persona coinvolta è bambino, anziano, oppure se sono interessate zone delicate del corpo, è opportuno rivolgersi al medico.

 

Capita di frequente di notare persone sulla spiaggia truccate e profumate: si tratta di soggetti a rischio di incorrere in dermatiti fotoindotte, per meccanismo fototossico o fotoallergico.
In questi casi oltre alle transitorie lesioni eritematose, vescicolose o francamente edematose, possono residuare esiti pigmentari persistenti, talvolta difficilmente rimuovibili.

 

Molto frequenti sono infine le dermatite irritative, dovute al contatto con sabbia, scogli, tessuti di materassini o canotti,etc. nonché le infezioni batteriche o micotiche, dovute anche al clima caldo umido.

 

E’ opportuno, specialmente per le persone con basso fototipo, cioè con carnagione più chiara, provvedere ad una valida fotoprotezione, in particolar modo nei primi giorni di esposizione, proteggere il capo, evitare il sole diretto nelle ore centrali della giornata, non esporsi se vengono assunti farmaci che possano avere qualche effetto di interazione con la radiazione ultravioletta.

 

Sole vietato anche a chi soffre di patologie peggiorate dalla elioesposizione (lupus eritematoso, rosacea, etc ).

 

Attenzione anche alla interazione con le piante; infatti il contatto con alcune di loro può provocare importanti dermatiti.

 

Sembra strano ma ancora vengono visitate persone con ustioni da olio di bergamotto o latte di fico, tipicamente aggravati da possibili esiti pigmentari, cioè macchie.
La ricerca della abbronzatura porta a scorciatoie che non sempre vengono perdonate!

 

Altro grosso capitolo è rappresentato dalle punture di insetto, caratterizzato da influenze stagionali e dalle abitudini umane.
Nell’elenco, oltre alle classiche zanzare, annoveriamo scorpioni, api, ragni, zecche, ma anche bruchi, processionarie ed infine le esotiche miiasi o tunga penetrans, spiacevoli souvenirs di paradisi lontani, a volte insidiosi.

 

Estrema è la varietà dei quadri clinici, dal banale pomfo alla papula da ritenzione di parti dell’insetto nella cute, fino a gravi malattie generali giustificate dalla veicolazione con il morso di virus, batteri o parassiti o da reazioni allergiche.

 

La iniezione di sostanze tossiche, particolarmente negli attacchi da animali come ragni o serpenti, in alcuni casi puo’ risultare drammatica.

In Italia tutti gli anni si assiste a morsicature di vipere, tarantole e altre che possono condurre a quadri importanti e talvolta letali nei bambini.

 

Frequenti sono le patologie da animali acquatici, che possiamo compendiare nel contatto con meduse, le quali producendo neurotossine possono dare quadri clinici talvolta gravi.

 

Per fortuna alle nostre latitudini non si trovano specie molto pericolose (la più rappresentata è la pelagia noctiluca, la comune medusa fosforescente del mediterraneo) ed in genere il tutto si risolve in una reazione locale eritemato-pomfoide, a volte con aspetti necrotici, a lenta risoluzione.

 

Non si possono però escludere reazioni orticariose diffuse e fenomeni anafilattici ed è comunque riportato qualche caso di shock.
E’ utile cercare di neutralizzare le tossine con ammoniaca, versare abbondante acqua di mare calda (la tossina è termolabile) ed assolutamente non strofinare la lesione per favorire la penetrazione di ulteriore veleno. Successivamente si può applicare una crema cortisonica.

 

Di normale osservazione sono i granulomi da riccio di mare, che richiedono toilette chirurgica, e le punture di pesce ragno, o tracina, che purtroppo inducono un dolore fortissimo a livello locale, con malessere generale, talvolta da trattare con anestesia locale.

 

Una semplice menzione merita il contatto con il corallo vivo, gli anemoni di mare, le attinie, che possono dare lesioni eritemato-ulcerative e le morsicature da sanguisughe, vermi di acqua dolce.

 

In definitiva il contatto con la natura tipico delle vacanze, e di per se stesso generalmente benefico, non è però privo di rischi.

 

Tra esterno ed interno corporeo, come scudo, organo di separazione per eccellenza, si trova la cute. In questa si compendiano le espressioni sociali di bellezza e salute, ma allo stesso tempo è il primo avamposto per l’attacco di agenti fisici, chimici, biologici e meccanici.

 

Per questo…. salviamoci la pelle!

 

 

 

Da medicitalia.it