D.ssa Romano Maria Concetta
Dermatologa, Docente Scuola di Specializzazione Internazionale di Medicina Estetica

Trasformare il segno dell’operazione con un tatuaggio. Guidare la paziente nella scelta della parrucca. Progettare un make up personalizzato. Così la cosmesi aiuta chi sopravvive alla malattia. Nella pratica quotidiana della propria professione ci sono casi in cui ci si accorge di non avere risposte. A me è successo davanti ad una donna operata per un tumore all’intestino.

Dopo l’intervento e la terapia successiva, ormai in buona salute, la paziente aveva pensato di rivolgersi a me per risolvere un problema che l’assillava: la cicatrice che dal pube saliva fino all’ombelico, impedendole una vita di relazione e facendola sentire profondamente deturpata. “Mi può aiutare dottoressa?” Mi chiedeva. Ed io mi accorgevo di non avere risposte. O meglio, che l’unica era: “purtroppo no”. La cicatrice non si era ispessita, non si era cioè formato un cheloide da poter far scomparire, e con la chirurgia plastica in questi casi non si riesce a fare molto.

Dopo due mesi la paziente mi fece di nuovo visita: “dottoressa ho risolto i miei problemi, guardi qui”. Da sotto la maglietta ecco che al posto della cicatrice, o meglio sopra il segno, apparve una margherita: lo stelo si inerpicava su fino all’ombelico, attorno al quale erano disegnati i petali.

“Sono andata in Sud America e lì mi hanno fatto un tatuaggio sopra la cicatrice, non ci crederà ma mi sento rinata”.
Nasce da questo episodio, dalla semplicità di voler pensare al corpo non più come luogo di malattia ma come immagine di vita e di gioia, il progetto per un protocollo di dermatologia nella cura del paziente oncologico presentato lo scorso 28 aprile durante l’incontro organizzato dall’Associazione Donne Dermatologiche d’Italia nell’ambito della Biennale Internazionale del Mare di Napoli.
La possibilità di sopravvivere al cancro, è insieme una conquista ed una realtà del nostro tempo.

 

La sinergia tra diagnosi precoce e varie terapie abbinate e personalizzate hanno ridotto la mortalità in maniera significativa. Come al solito, quando la medicina si confronta con l’urgenza terapeutica, la qualità della vita viene sacrificata in nome di un’unica dimensione: il tempo, quello che bisogna sconfiggere per intervenire prima che sia troppo tardi. Ma se il tempo si dilata, se l’emergenza cessa o si affievolisce, se il margine di guarigione diventa significativo, il concetto di qualità della vita del paziente oncologico assume altri connotati. Inoltre, anche al tempo che può intercorrere tra la remissione della malattia e la recidiva, può essere decisamente lungo. Riconsegnare alla vita un organismo profondamente minato, è un progetto che dovrebbe accorparne un altro: affiancare alla terapia tradizionale un controllo di dermocosmesi mirato a contrastare e/o, dove possibile, risolvere, ridurre, rallentare i danni che, altrimenti ed inesorabilmente il paziente oncologico subisce dalla terapia che gli salva la vita.

 

Così, a cominciare da vari settori terapeutici, proponiamo una serie di suggerimenti da condividere, in maniera interdisciplinare con gli oncologi. E’ chiaro infatti che il nostro deve essere un lavoro d’equipe, che affianca o eventualmente segue quello dell’oncologo. Nella terapia chirurgica, con il controllo del danno emotivo (quando ci sia) e la prevenzione e la cura degli esiti cicatriziali grazie a tecniche di tatuaggio e/o camouflage delle cicatrici più deturpanti. Nella chemioterapia, limitando dove possibile i danni de i farmaci possono provocare alla pelle ed agli annessi (unghie e capelli). Spesso in alcune neoplasie femminili (cancro dell’utero, ovaio, mammella) il danno farmacologico viene potenziato da “correzioni” ormonali, che non fanno altro che aggravare la situazione favorendo un invecchiamento precoce. In questo caso l’intervento dermocosmetico serve a contrastare la caduta dei capelli (o guidare il paziente nella scelta della parrucca, controllandone la qualità, la leggerezza, la sicurezza nel non provocare dermatiti reattive), o la pigmentazione delle unghie, o ancora, migliorare il colorito, la tessitura, la qualità della pelle mediante un trattamento cosmetico personalizzato fino ad arrivare al make-up, rigorosamente strutturato per questo tipo di pelli.

 

E ancora. La radiodermite, ovvero una profonda infiammazione cutanea consequenziale alla terapia radiante, è una realtà ben nota ai radiologi. Ma già in corso di trattamento è possibile ridurre il danno cellulare, mediante l’applicazione, prima e dopo la seduta radiante, di cosmetici protettivi; per esempio creme alla vitamina E.

 

Dati sempre più significativi ci suggeriscono che la percentuale di sopravvivenza del paziente oncologico è strettamente legata anche all’atteggiamento che questi ha verso la propria patologia. Non perdere il controllo e la percezione del proprio corpo in un momento così difficile, continuare a curarsi sotto la tutela di specialisti seri, mantenere un buon margine di autostima e compiacimento, può davvero aiutare il paziente nella faticosa battaglia contro la malattia.

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D.ssa Romano Maria Concetta
Dermatologa, Docente Scuola di Specializzazione Internazionale di Medicina Estetica
Fondazione Fatebenefratelli – Via Ulpiano 29 – Roma  Tel. 06/6875311-6875408-6875435.

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