L’apparato genitale femminile è dotato di un delicato ecosistema di microrganismi, flora batterica vaginale, che rappresenta una barriera in grado di contrastare la proliferazione di patogeni e dei germi presenti normalmente sulla mucosa e sulla pelle limitrofa.  A causa della sua conformazione anatomica e per la sua vicinanza all’orifizio anale, l’ambiente vaginale è frequentemente esposto all’aggressione di vari microrganismi. Per questo assume una rilevante importanza una corretta igiene intima.

Normalmente bisogna effettuare due lavaggi quotidiani, uno la mattina ed uno la sera, aumentandoli durante il periodo mestruale; non bisogna esagerare con la frequenza dei lavaggi in quanto, usando troppo sapone, la pelle si secca e perde di elasticità. La stessa cosa succede se non si procede ad un accurato risciacquo dopo l’applicazione del detergente. La corretta tecnica di lavaggio consiste nel detergere, risciacquare ed asciugare il perineo in direzione antero-posteriore cioè partendo dalla vulva verso l’ano, per evitare che i batteri intestinali entrino in contatto con la vagina o con le vie urinarie.

Il prodotto va scelto innanzitutto prestando attenzione al valore del PH in modo da non alterare l’ecosistema della mucosa vaginale. Il detergente ideale è diverso nella varie fasi della vita: alle bambine fino alla pubertà si consiglia un prodotto con PH neutro dal momento che, in assenza di stimoli ormonali, il PH della mucosa vaginale è circa 7; lo stesso vale per la donna in menopausa ed in età senile in quanto, l’assenza di estrogeni causa la riduzione dell’attività dei lattobacilli, la secchezza e l’assottigliamento della mucosa genitale.

In età fertile, invece, il detergente deve avere un PH acido intorno a 4 con capacità lavante moderata. Si raccomanda, inoltre, l’integrazione con fermenti lattici per via orale, allo scopo di ridurre la proliferazione di patogeni come la Candida albicans, che possono alterare la flora batterica vaginale.

I detergenti intimi principalmente sono saponi non saponi fluidi, ma possono anche essere oli o schiume, caratterizzati dalla presenza di differenti tipi di tensioattivi con diverse aggressività e capacità sgrassante. Non devono produrre molta schiuma perché la sua presenza denota un’eccessiva azione detergente. In effetti i tensioattivi aggressivi sono in grado di causare l’esfoliazione delle cellule della mucosa vaginale determinando un calo della funzione barriera protettiva e l’alterazione dell’equilibrio fisiologico fra le popolazione di batteri presenti nella flora batterica vaginale. Esistono detergenti intimi specifici in caso di prurito, bruciore ed infiammazione di varia natura. L’assenza di alcoli e di profumi riduce il rischio di fenomeni allergici o irritativi. Detergenti specifici per la frequentazione di ambienti a rischio di infezione come palestre, piscine o spiagge possono contenere attivi antibatterici come la clorexidina o sostanze acidificanti come l’acido lattico o l’acido citrico in grado di creare un ambiente ostile allo sviluppo di microrganismi potenzialmente patogeni. Le caratteristiche di un detergente intimo ideale, pertanto, sono: PH fisiologico, bassa concentrazione in tensioattivi delicati, contenuto di sostanza attiva lavante ridotto, attivi astringenti, lenitivi, idratanti, rinfrescanti, antimicrotici ed antimicotici.

Tra i principali nemici dei lattobacilli ricordiamo anche l’utilizzo di spermicidi e l’assunzione di contraccettivi orali, le terapie antibiotiche, l’utilizzo di tamponi, assorbenti, salva-slip e biancheria sintetica. Per questo motivo bisogna anche limitare l’uso di collant e di pantaloni aderenti, preferendo tessuti in fibre naturali.

Anche le operazioni di lavaggio della biancheria sono importanti, gli indumenti intimi vanno lavati a 90° aggiungendo, possibilmente, disinfettanti naturali (ossigeno) al consueto detersivo e risciacquati abbondantemente per allontanare ogni residuo di detersivo.

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