Passata l’estate gli italiani non mostrano più interesse per i protettori solari che scompaiono dalle vetrine delle farmacie. Ma il rischio delle radiazioni esiste tutto l’anno.

E’ finita l’estate e dalle vetrine di farmacie e profumerie sono scomparsi i protettori solari.
Probabilmente nella percezione dei titolari la ridotta, o quasi nulla, richiesta di questi prodotti non giustifica una promozione commerciale che viene considerata necessaria solamente nella stagione estiva.

 

E’ quasi innegabile, infatti, che gli italiani prendono in considerazione il ricorso a creme e spray contro i raggi Ultravioletti solo in quelle condizioni in cui l’esposizione al sole è violenta e diretta, come avviene sulla spiaggia, in alta montagna, o nel corso di un viaggio d’avventura in un paese tropicale.
Difficile convincerli che il cancro cutaneo è anche il risultato di un effetto cumulativo delle radiazioni solari, che non colpiscono solo durante l’estate ma anche, in maniera più subdola, durante tutto il corso dell’anno.
E non serve neanche diffondere in maniera corretta e non allarmistica i dati epidemiologici che mostrano un raddoppio dell’incidenza del cancro cutaneo ogni 10 anni e la costante crescita del numero dei carcinomi basocellulari ed epiteliomi spinocellulari (non-melanomi) e dei melanomi diagnosticati.

 

Nell’ottica di un corretto regime di esposizione, i prodotti solari rappresentano uno dei pochi strumenti attualmente a disposizione dei consumatori per evitare che la loro pelle sia colpita da un eccesso di radiazioni dannose, e molti studi confermano, infatti, come essi rappresentino una valida difesa nei confronti dei principali fenomeni fotoindotti.

 

Un corretto e costante impiego di filtri solari sarebbe, infatti, in grado di prevenire non solo la semplice scottatura o l’eritema estivo, ma soprattutto gli effetti più gravi derivanti dalla fotoesposizione, quali il danneggiamento dei vasi sanguigni, la compromissione del sistema immunitario, il fotoinvecchiamento, le mutazioni del DNA cromosomico.
E questo soprattutto in chi è più a rischio, in particolare, nelle persone che lavorano all’aperto (muratori, giardinieri, benzinai, bagnini, vigili urbani, pescatori, portalettere, ecc.).

 

Che qualcosa stia cambiando lo dimostra la ricerca di formulazioni sempre più efficaci e complete, applicabili quotidianamente anche in inverno.
Nel passato, infatti, i prodotti solari erano formulati principalmente con filtri anti-UVB, perché queste radiazioni più energiche erano ritenute le uniche responsabili dell’eritema solare e dei danni a lungo termine del sole, mentre minor attenzione era riservata da parte delle aziende produttrici al ruolo delle altre componenti dello spettro solare a maggiore lunghezza d’onda, specie UVA, considerate come pressoché innocue ma i cui rischi non si limitano al solo invecchiamento dermico estendendosi prepotentemente alla fotocarcinogenesi.

 

L’equazione a minor energia corrisponde un minor danno, accettabile in laboratorio per cellule in coltura, mal si applica alle normali condizioni di esposizione solare.

 

Nel caso degli UVA, a esempio, in laboratorio si registra una capacità di indurre mutazioni nel DNA cellulare inferiore rispetto agli UVB, ma essi sono altrettanto temibili per la pelle degli esseri umani perché costituiscono circa il 90% dell’energia solare totale, non sono schermati dallo strato di ozono e sono più penetranti degli UVB.

 

Parlando di fotoprotezione estesa a tutti i periodi dell’anno, non si deve oggi trascurare una seconda possibilità di prevenire gli effetti negativi della radiazione solare sulla nostra pelle attraverso sostanze che agiscono contro i radicali liberi e che possono essere facilmente assunte con l’alimentazione.
E’ ormai ampiamente dimostrato, infatti, che quando i raggi ultravioletti colpiscono una cellula cutanea, alcune molecole si trasformano in quelle specie altamente reattive che comunemente indichiamo come radicali liberi.
Queste, a loro volta, reagiscono con altre sostanze normali alterandone la funzione e dando origine a composti anche tossici.

 

E ciò avviene sempre e non solo d’estate.

 

Se da un lato è allora importante diminuire, grazie all’impiego dei prodotti schermanti, il numero dei radicali liberi che si formano nella nostra pelle esposta al sole, è necessario fornire alla cute anche un maggior apporto di sostanze in grado di neutralizzare i radicali che si formano dopo la fotoesposizione.

 

Per questo, nei moderni prodotti antisolari, alle sostanze schermanti e filtranti vengono aggiunte sostanze ad attività antiradicalica che forniscono direttamente alla pelle questa ulteriore protezione.

 

 

 

Da “La Pelle” Anno 11 N° 9