Vitiligine, ipomelanosi guttata idiopatica e post-infiammatoria, pitiriasi alba e versacolor. Nomi familiari per i dermatologi…

Vitiligine, ipomelanosi guttata idiopatica e post-infiammatoria, pitiriasi alba e versacolor. Nomi familiari per i dermatologi, molto meno per chi non ha particolarmente approfondito lo studio delle dermatopatie, ma che, ciononostante, quotidianamente ha a che fare con la pelle di persone apparentemente non malate, ma che mostrano segni di ipopigmentazione (o ipocromia).
Problemi di entità variabile, abbastanza diffusi e riconosciuti con una certa facilità dagli specialisti, cui vengono sottoposti spesso per ragioni estetiche, ancor prima che mediche.

 

Didatticamente, le ipo, come le iper pigmentazioni, sono inquadrate fra le discromie cutanee, congenite e acquisite. Modificazioni, cioè, del colore della pelle che si riconoscono perché danno luogo a irregolarità, quasi sempre visibili a occhio nudo, rispetto al resto dell’incarnato.

 

In generale, è l’eccessiva o scarsa presenza di melanina la maggior responsabile di questa situazione, anche se l’intensità di pigmentazione melanica varia nelle diverse regioni corporee in funzione della razza cui si appartiene: sono stati identificati circa 70 geni preposti al controllo del colorito cutaneo, che realizzano una pigmentazione tipica per ogni gruppo di popolazione (caucasica, nera, orientale).

 

Nonostante l’impegno
di numerosi gruppi di ricerca
restano ancora senza risposta
tanti perché delle ipomelanosi
congenite e acquisite

 

Se la melanina è la grande accusata, nonostante gli studi e le ricerche, esistono ancora molti quesiti sul perché in molti casi, in aree più o meno circoscritte, si assiste al formarsi di macchie più chiare o più scure rispetto al colorito del nostro corpo.

 

Ma vediamo in che modo la dermatologia consiglia di affrontare il problema delle ipomelanosi a partire dalla prima visita.

 

L’esame obiettivo di una lesione di tal genere, deve prendere in considerazione l’estensione (generalizzata o localizzata) della discromia, la data di comparsa e la durata, l’anamnesi familiare e personale, la distribuzione (unilaterale, a volte metamerica), la configurazione (lineare, a vortice), i limiti dei bordi (netti, sfumati), l’eventuale coinvolgimento di peli, capelli e mucose.

 

Dopodiché in genere si può ricorrere all’esame della luce di Wood (utile soprattutto nei casi di ipomelanosi in cui le macchie non si notano bene, es. neonati, fototipo chiarissimo), una tappa che può essere essenziale nell’iter diagnostico, per arrivare a individuare la terapia adeguata al miglioramento della situazione (in genere fototerapia o trapianto di cute).

 

Esaminiamo ora gli aspetti, relativi soprattutto all’ipopigmentazione, che rimangono in parte sconosciuti e che rendono ancora incompleto il percorso verso una soluzione finale del problema.

 

Per esempio non si sa molto circa le potenzialità della cellula melanocitaria, sul significato della sua migrazione a livello dei vari distretti corporei e riguardo gli stretti rapporti di collaborazione con il cheratinocita. E’ stato ipotizzato, in termini fisiopatologici, che un’alterazione dei rapporti fra melanocita e cheratinocita possa rappresentare il primum movens per spiegare alcune di queste condizioni patologiche.

 

Inoltre per quanto concerne in particolare la patogenesi della vitiligine, nessuna delle numerose teorie proposte (neurogena, autoimmune e autocitotossica) è da sola in grado di spiegare la formazione delle tipiche macchie chiare sul corpo. Esistono anche casi in cui la spiegazione è più semplice, quelli in cui l’ipopigmentazione è una conseguenza di una attività professionale o di qualche trauma subito a livello del derma, come ad esempio l’asportazione di un tatuaggio, l’epilazione permanente con laser o i postumi di acne, ma spesso si tratta di una condizione che può essere transitoria o comunque limitata a zone non estese.

 

Il problema è molto più grave se le macchie ipocromiche che appaiono non hanno alcuna spiegazione plausibile e aumentano nel tempo o se ci troviamo, fin dalla nascita davanti a un caso di albinismo: un “gruppo” di anomalie ereditarie della sintesi della melanina che si presentano con ipopigmentazione congenita che può interessare cute, capelli e occhi (albinismo oculocutaneo o OCA) oppure limitarsi principalmente agli occhi (albinismo oculare o OA).
Per questi soggetti non c’è ancora una risposta sufficientemente valida sebbene attualmente molti medici siano impegnati nella ricerca genetica e alla scoperta di nuove ed efficaci tecniche in grado di contrastare le ipomelanosi di qualsiasi genere.

 

Condizioni che non saranno malattie gravi ne rischiose, ma non possono essere bollate come semplici disturbi estetici, perché possono rivelarsi limitanti e avere grave influenza sulla socialità e sulla condizione psicologica del paziente.
Non bisogna dimenticare infatti, che esistono teorie che sostengono l’idea che alcuni di questi disturbi derivino da importanti stress psicologici. Stress che aumenta, quando si notano le macchie moltiplicarsi sul corpo. Un altro elemento che lega la sfera psicologica a quella somatica e che circonda ancor più di mistero l’insorgere delle ipopigmentazioni cutanee.

 

 

 

Da “La Pelle” Anno 10° (9)