Quando si fa il bucato le cose che ossessionano maggiormente le donne sono due: le macchie e l’igiene. Soprattutto quando in casa c’è un bambino e ritorna infangato per aver giocato a rotolarsi nel fango e nell’erba, magari insieme al suo inseparabile cucciolo di beagle. Dopo lo sgomento e il terrore iniziale la madre che guarda il bambino pensa nell’ordine: “Oddio chissà se i pantaloni torneranno mai del colore originale”, e “Quanti germi e batteri avrà addosso?”

In risposta alla seconda domanda si porta il bambino in bagno e lo si lava con abbondante bagnoschiuma con proprietà antibatterica, ma che non aggredisca la pelle. Il problema forse maggiore riguarda però il lavaggio dei vestiti. Le nuove lavatrici dispongono di innumerevoli programmi per il lavaggio, eppure il dubbio è sempre lo stesso: “Avrò scelto il lavaggio adatto? E se la temperatura programmata non uccide tutti i batteri?”. Si inizia così a pensare ai possibili rimedi, partendo dai ricordi su come riuscivano a togliere le macchie impossibili le nostre mamme e le nostre nonne.

 

Loro utilizzavano soprattutto la cenere del camino, adottando un processo lungo e faticoso che prevedeva di far bollire i vestiti per eliminare tutte le impurità. Questo procedimento oggi non è ovviamente possibile, dal momento che le abitudini e gli stili di vita sono cambiati col tempo. I lavaggi in lavatrice fanno risparmiare tempo e fatica, ma per ottenere gli stessi risultati delle nonne si ricorre quasi sempre a prodotti chimici che hanno anche un grave impatto sull’ambiente.

 

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Fortunatamente la ricerca farmacologica in campo  per la dermocosmesi ci viene in aiuto per garantire l’igiene sia dei nostri bambini, sia della biancheria.

 

In commercio infatti sono presenti dei detergenti che mantengono e ristabiliscono il ph fisiologico della pelle, agendo inoltre sui batteri Gram (+) e Gram (-), sui dermatofiti, leviti e microbatteri. Possono essere usati da tutta la famiglia e in tutte le età, contrastando la diffusione dei germi  e regolarizzando la secrezione sebacea, indicati per evitare anche la contaminazione batteriche e micosi tipiche di palestre, piscine e altri luoghi affollati. Questi prodotti sono senza profumo e senza parabeni, a base di lipacide (capryoyl glicine), hydrolyte-5 (pentylene glycol), olio essenziale di timo bianco, per le sue proprietà antibatteriche e tensioattivi delicati senza sodiolauriletere solfato.

 

Per quanto riguarda l’igienizzazione degli indumenti e della biancheria intima, invece, esistono prodotti che possono essere utilizzati su tutti i tessuti e anche a basse temperature, sia per lavaggi a mano che in lavatrice. Si basano sull’attività della molecola di percarbonato di sodio che sprigiona ossigeno nascente, eliminando con una azione meccanica spore, funghi, cocchi e batteri, sia Gram (+) sia Gram (-) dalle fibre dei tessuti. In questo modo si ottiene senza sforzi lo stesso risultato delle nostre nonne, dal momento che il carbonato di sodio è un elemento altamente presente nella liscivia, il prodotto derivato dalla cenere che usavano lper lavare il bucato.

 

Per cui anche oggi si può ottenere la stessa sensazione di pulito sicuro, senza batteri, di un tempo, senza avere un impatto aggressivo sull’ambiente.