Dott. Biagio De Vincentis
Dermatologo – Pescara

Sin dall’antichità l’uomo ha sperimentato diverse pratiche volte a migliorare l’aspetto cutaneo:
– gli antichi Egizi usavano miscele di sali, olii animali, polvere di alabastro da strofinare sul corpo per levigare la pelle; le donne egizie facevano bagni di latte acido (uso antesignano di idrossiacidi);

– le donne indiane applicavano sul viso polvere di pomice impastata con urina per conferire alla pelle luminosità;

– le matrone romane erano molto attente a mantenere nel miglior modo possibile la pelle del volto e a cercare di bloccare i segni del tempo. Non c’era donna giovane o anziana, infatti, che non spalmasse sul viso la “biacca” un preparato a base di carbonato basico di piombo che donava freschezza e candore alle guance.

 

AGING E FOTOAGING

L’invecchiamento cutaneo è un processo inevitabile legato alla senescenza dell’intero organismo ma, mentre gli organi interni invecchiano per il trascorrere del tempo secondo le leggi biologiche, la cute subisce un invecchiamento aggiuntivo dovuto all’esposizione ai raggi solari.

Per “aging” si intende l’invecchiamento fisiologico e spontaneo della cute nel quale prevalgono lesioni degenerative. La cute diventa sottile, discromica; l’epidermide si assottiglia; il derma si atrofizza e il tessuto adiposo sottocutaneo diminuisce.
Il “fotoaging” è dovuto alla esposizione ai raggi UV e si somma, si confonde progressivamente con i fenomeni di aging fisiologico. Il fotoaging produce un ispessimento della cute, un’aumento della tramatura cutanea, la comparsa di rughe e solchi, di discromie, di cheratosi pigmentate, di lentigo-cheratosi, di micro cicatrici. A livello del derma si ha elastosi e diminuzione del collagene.

 

GLI AGENTI PEELING PIU’ UTILIZZATI

Il moderno peeling chimico nasce non tanto per fini estetici, quanto per fini terapeutici. Infatti verso la fine dell’800′ Unna, dermatologo tedesco, descrive le proprietà desquamanti dell’acido salicilico, del resorcinolo, del fenolo e del tca.

Negli anni 70′ il dermatologo Van Scott iniziò a sperimentare gli AHA e a pubblicare i suoi lavori che ancora oggi costituiscono una base pratica per l’utilizzo dei peeling.
In particolare il peeling consiste nel far agire sulla cute fotodanneggiata una sostanza chimica in grado di necrotizzare le cellule, al fine di promuovere una rigenerazione.

 

 

ACIDO SALICILICO
Viene utilizzato in dermatologia come cheratolitico per il trattamento della cute ipercheratosica e squamosa: forfora, dermatite seborroica, psoriasi e ittiosi.
Risulta abbastanza efficace se impiegato sotto forma di maschera nella terapia dell’acne.
FENOLO
E’ stato utilizzato per eseguire un peeling dermo-epidermico profondo ma, per le numerose controindicazioni (tossicità cutanea e sistemica, esiti cicatriziali, iperpigmentazioni ecc. ) è poco praticato.
RESORCINOLO
E’ una sostanza irritante per cute e mucose, può dare iperpigmentazioni e per tale motivo è stato utilizzato in medicina estetica associato all’acido glicolico per il trattamento delle smagliature con risultati piuttosto modesti.
ACIDO TRICLOROACETICO
E’ una sostanza molto corrosiva per cute e mucose. Viene utilizzata alla concentrazione del 20-25 % per peelings di media profondità in caso di cheratosi superficiali e discromie lievi. A concentrazioni del 35-50 % si possono fare peelings medio profondi per trattare rughe, cheratosi attiniche e discromie importanti.
Dona alla cute un aspetto più giovanile e l’effetto è tanto più eclatante quanto più elevato era il grado di fotodanneggiamento.
ACIDO GLICOLICO
E’ un’alfa-idrossiacido, sicuramente negli ultimi anni la sostanza più utilizzata per i peelings. Si utilizza a concentrazioni dal 30 al 70 % .
I suoi effetti sulla cute dipendono da numerosi fattori tra cui la concentrazione usata, il veicolo, il tempo di esposizione, il suo ph e il tipo di pelle trattato.
E’ una sostanza molto maneggevole che però va utilizzata con cautela e da personale esperto poiché può determinare un peeling troppo profondo con esiti atrofico- cicatriziali ed ipercromie definitive.
ACIDO PIRUVICO
E’ un beta-idrossiacido molto maneggevole; si utilizza a concentrazioni dal 40 al 60 % per il trattamento di ipercromie, piccole rughe e cicatrici acneiche.
Ha il vantaggio di poter essere neutralizzato più rapidamente del glicolico con possibilità di controllare meglio la profondità del peeling.

 

Nel corso degli anni molte di queste sostanze chimiche sono state utilizzate in associazione tra loro con effetti variabili e con numerosi e potenzialmente irreversibili effetti collaterali. Ricordiamo la ” pasta di Unna ” (primo 900′); la “pasta di Lassar” (primo 900′ ) e la “soluzione di Jessner”.

PROFONDITA’ DEL PEELING

A scopo didattico il peeling può essere distinto in :

  • superficiale : esfoliazione dell’epidermide con rimozione dello strato corneo.
  • medio : il peeling raggiunge la porzione superiore del derma reticolare.
  • profondo : esfoliazione completa dell’epidermide, del derma papillare sino a raggiungere il derma reticolare medio.

 

 

Bisogna inoltre tenere conto che differenti zone cutanee reagiscono in modo diverso all’applicazione di una stessa sostanza; l’effetto ottenuto su una cute sottile sarà molto più marcato rispetto a quello ottenuto su una cute ispessita.
E’ inoltre importantissimo valutare prima di eseguire un peeling il fototipo del paziente poiché i fototipi IV-V-VI (classificazione di Fitzpatrick) possono avere fenomeni di iperpigmentazione difficilmente correggibili e quindi permanenti.

 

 

Dal punto di vista prettamente estetico possiamo parlare di “freshening” quando si vuole ottenere una esfoliazione superficiale con un aumento della luminosità cutanea ed un’attenuazione di discromie superficiali e piccole rughe.
Parleremo di “rejuvenation” quando con peeling più profondo si ottiene una riduzione di rughe più marcate, di ipercromie profonde e di esiti cicatriziali.
L’effetto ottenuto con un peeling chimico si mantiene per un tempo limitato, quindi le lesioni da fotodanneggiamento ricompaiono; il paziente può essere risottoposto a peeling ma sembra che la cute divenga sempre più sensibile ai raggi UV e i successivi trattamenti, visti in prospettiva, potrebbero quindi agire da promotori di degenerazione carcinomatosa della cute. Conseguentemente è consigliabile procedere con prudenza e selezionare accuratamente i pazienti prima di intraprendere questo tipo di trattamento.

 

Attualmente i peelings vengono effettuati con tecniche e protocolli in continua evoluzione. Negli ultimi anni vi è stata la tendenza a non eseguire più peelings profondi soprattutto per il fiorire di alternative terapeutiche più efficaci nel trattamento dell’invecchiamento del viso: laser ablativi, laser non ablativi, filler e tossina botulinica, da ultimo la radiofrequenza non ablativa. Ciò non esclude che tali metodiche possano essere utilizzate in associazione per potenziare e sinergizzare il loro effetto al fine di garantire a pazienti sempre più esigenti il massimo risultato estetico – terapeutico possibile.

BIBLIOGRAFIA:

  • Griffiths, C.E. (1992) “ The clinical identification and quantification of photodamage.” Br. J. Dermatol, 127, 41, pagg. 37-42.
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  • Rosciani, L. Nasole, E. ( 1993 ) “ Il peeling con acido tricloroacetico “. Atti del Congresso di Medicina estetica, Roma, Giugno 1993 pag. 97.
  • Caputo R. Monti, M. ( 1995 ) “ Il fotodanneggiamento cronico e il fotoinvecchiamento “. Manuale di dermocosmetologia medica. 22 pagg.251-261.

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Dott. Biagio De Vincentis
Dermatologo – Pescara