E’ questo il nome “tecnico” di quell’insieme di sintomi che nel linguaggio comune viene identificato con il termine “gambe pesanti”.
I disturbi più frequentemente rilevati sono in primis il senso di pesantezza alle gambe, gonfiore, poi formicolii fastidiosi e persistenti a polpacci e cosce, prurito. Nei Paesi occidentali l’incidenza dell’insufficienza venosa nelle donne arriva a punte del 55% solo in Italia, sono oltre 9 milioni le donne che soffrono di questa patologia ovvero quasi il 40% della popolazione femminile adulta con una rilevazione maggiore nella fascia d’età 35-40 anni (fino al 60% dei casi) e nelle donne sopra i 60 anni (fino al 78% dei casi).

Non sono esenti dalla patologia, però, neanche le giovani generazioni, a causa di uno stile di vita più sedentario e a una maggiore tendenza all’obesità.
Questi ultimi sono, infatti, due fattori predisponenti alla insufficienza venosa cronica (nelle persone in sovrappeso, per esempio, si riscontra un’incidenza dell’insufficienza venosa cronica e di malattia varicosa fino al 70% contro il 45% al massimo nelle persone normopeso); a questi si aggiungono la predisposizione familiare, l’età e il numero di gravidanze (incidenza di varici fino al 63% in donne con figli contro lì 26% nelle donne senza).