L’invecchiamento è un processo fisiologico correlato a molteplici fattori ed in generale si può affermare che tale processo è caratterizzato dalla minor capacità dei tessuti a rigenerarsi. Anche essendo un processo del tutto naturale, che inizia subito dopo la nascita e termina con la morte, a nessuno piace invecchiare.

Nell’organismo durante il processo di invecchiamento si hanno varie modifiche funzionali e fisiologiche, le principali sono:
  • riduzione della massa magra corporea (muscoli, organi) associata ad una diminuzione dell’acqua corporea e ad un aumento del tessuto adiposo;
  • diminuzione degli impulsi nervosi, della capacità respiratoria e dell’attività respiratoria e dell’attività di alcuni enzimi;
  • modificazioni a carico dell’apparato digerente: si ha una riduzione della produzione dei succhi digestivi e dell’acido cloridrico, inoltre si ha anche un diminuito assorbimento intestinale dovuto al decremento della superficie di assorbimento;
  • alterazione della funzionalità renale;
  • modificazione del gusto in quanto si riduce sostanzialmente il numero di papille gustative (ne restano solo il 35%) con conseguente perdita della sensibilità a certi sapori, in particolare il dolce ed il salato.

 

Ma perché si invecchia?

 

Vari sono gli studi effettuati per determinare il responsabile unico dell’invecchiamento ed anche se non si è giunti ad una conclusione unica si è certi che i fattori che esaltano tale processo sono i radicali liberi.
I radicali liberi sono molecole (gruppi di atomi legati tra loro) instabili, cioè molecole cui “manca qualcosa” pronte a reagire con altre molecole, in quanto hanno un elettrone disponibile (“spaiato”).
Negli ultimi anni si sente tanto parlare di ossidazione. Per la verità, ad essere usati generosamente, ci sono tanti termini associati all’ossidazione: stress ossidativo, danno ossidativo, ossidazione radicalica etc., ciò vale anche per le sostanze ad azione antiossidante – ormai pane quotidiano anche di massaie e scolari – che sono alla portata di tutti in una vasta gamma: vitamine all’olio di pesce, estratti di aloe e papaya, licopene di pomodori e meloni.
Tali sostanze (che vedremo di approfondire in seguito) sembrano infatti capaci di appianare le rughe, restituire elasticità alla cute, risvegliare neuroni quiescenti o affaticati e persino proteggere l’organismo dallo sviluppo di neoplasie.
E’ quindi necessario tentare di dare chiarezza sulla reale entità del danno prodotto dall’ossidazione e sugli obiettivi che si possono raggiungere con l’assunzione di sostanze ad azione antiossidante.
Uno dei maggior esperti a livello internazionale nella ricerca sui radicali liberi e i loro “antidoti” è José Viña che li ha definiti nel gennaio 2005: “una male necessario”.
Lo stress da ossidazione, infatti, è una conseguenza inevitabile per chi vive in un’atmosfera ricca di ossigeno. Il cosiddetto “paradosso dell’ossigeno” sta nel fatto che l’ossigeno molecolare è pericoloso e tossico proprio per le forme di vita per le quali esso è diventato un componente essenziale nella produzione di energia.
Però dallo stress ossidativo è possibile difendersi in modo da riuscire a vivere meglio e più a lungo: per esempio con vitamine A, E e C si prevengono certamente tante malattie.
Nel nostro organismo, inoltre, sostanze endogene svolgono azione anti-ossidante, per esempio gli estrogeni come l’estradiolo stimolano la sintesi degli enzimi antiossidanti (il loro effetto può giustificare la maggiore longevità delle donne, meno colpite degli uomini da patologie tumorali e cardiovascolari).
Al contrario, ad azione pro-ossidante ci sono gli ormoni androgeni e gli individui di sesso maschile, fortunatamente, recuperano questo svantaggio assumendo maggiori quantità di fitoestrogeni (come quelli contenuti nella soia, nel vino rosso, nelle verdure) che, agendo come gli estrogeni aumentano l’espressione dei geni antiossidanti senza avere effetti femminilizzanti.
Per ovviare alle insidie dell’invecchiamento, come tutti ormai sanno e tanti esperti suggeriscono, si deve mangiare frutta, verdura ed effettuare regolarmente esercizio fisico. Su questo ultimo punto però bisogna fare una precisazione, infatti con una attività fisica estenuante si ha un incremento della perossidazione lipidica e l’ossidazione del glutatione, nonché l’aumento nel plasma di enzimi quali la creatin-chinasi e la lattico-dreidrogenasi: tradotto in termini più populistici si incrementa la formazione del danno cellulare e quindi degli effetti ad esso correlati.
Oggi sia laboratori pubblici che privati sono alla ricerca di un farmaco in grado di prolungare la vita ed il vigore giovanile, uno studio molto rilevante ha evidenziato una strada per il raggiungimento di tale obiettivo che è rappresentata dall’alimentazione: come già si sapeva ed è stato confermato in questo studio, l’adozione di una dieta a basso apporto calorico e bilanciata dal punto di vista nutrizionale potrebbe ritardare l’invecchiamento.
(omissis)
Ridurre l’apporto calorico è difficile (sicuramente) ma necessario, infatti oltre che contrastare l’invecchiamento offre una serie di vantaggi:
Effetti sulla crescita e lo sviluppo
– Minore temperatura corporea
– Maturazione sessuale più tardiva
– Sviluppo scheletrico ritardato
Effetti sullo stato della salute
– minor peso
– minor quantità di grasso addominale
Effetti sulle malattie
– maggiore sensibilità all’insulina
– minore concentrazione di insulina a digiuno
– minore concentrazione di glucosio a digiuno
– minore concentrazione di colesterolo e di trigliceridi
– minore concentrazione del fattore di crescita 1 insulino-simile
– livelli più alti di colesterolo buono (HDL)
– declino più lento dei livelli dell’ormone DHEAS (ormone che interagisce con libido, memoria, stress….)
– insorgenza tardiva di malattie connesse all’età ( tra cui il cancro)
– un maggior numero di cellule va incontro ad apoptosi (morte cellulare)
– riduzione sostanziale della comparsa di rughe e aumento sostanziale della giovinezza fisica.
Ma come mangiare?
La risposta è semplice in quanto ognuno di noi ha una propria dieta e una propria alimentazione ma sicuramente la cosa necessaria è la riduzione di un poco di tutto. Si sente parlare di diete particolari o di mangiare solo determinati cibi: si tratta solo di trovate per aumentare la vendita di utopie.
Ognuno di noi sa bene cosa evitare per il proprio benessere. La formulazione di una dieta è l’espressione più assurda di un raggiungimento di una chimera. La dieta migliore è quella di limitarsi a tavola.
Sicuramente tra le cose da fare, come raccomandano molti studi sulla popolazione, bisogna assumere almeno cinque razioni al giorno di frutta o verdura e diminuire gi apporti di grasso animale e vegetali. Inoltre oggi è da segnalare il pericolo del diffondersi sempre maggiore dei cosiddetti soft-drink (bevande gassate, zuccherine, alcooliche etc.) che sviluppano una considerevole quantità di calorie ed innalzano la curva glicemica.
Meglio bere acqua, almeno nove bicchieri al giorno (questa quantità va aumentata con l’aumentare dell’età) e di vino (senza eccedere ovviamente, massimo 2-3 bicchieri al giorno).
Assolutamente non bisogna togliere alimenti dalla propria dieta come carboidrati (pasta, pane etc.) necessari all’apporto di energia, proteine (carne, pesce etc) necessarie alla costituzione dei tessuti muscolari, enzimi etc.
Cose assolutamente negative sono la vita sregolata e soprattutto il fumo, fonte incessante della produzione di radicali liberi.
La dieta non deve essere vista solo come mezzo per “dimagrire” ma soprattutto per mantenere il benessere psico-fisico.
(omissis)
GLI INTEGRATORI
Accanto all’alimentazione è bene sempre affiancare sostanze (integratori alimentari) a base di vitamine ed altre sostanze ad azione antiossidante.
Le vitamine sono composti organici che sono necessari per il mantenimento dei normali processi metabolici, esse vengono assunte con l’alimentazione e per questo motivo sono dette ergoni o fattori accessori della nutrizione: ciò spiega la necessità di integratori a base di vitamine: infatti anche seguendo una corretta alimentazione, non ne avremo mai a disposizione le giuste quantità.
Attualmente le vitamine vengono distinte in:
  • liposolubili (vitamine A, D, E e K)
  • idrosolubili (vitamine del complesso B e la vitamina C)

 

Tra queste quelle che ci interessano ai nostri fini sono:

 

La vitamina A

 

E’ un alcool superiore liposolubile contenente quattro unità isopreniche, che facilmente si ossida ad aldeide (retinale) e da questa ad acido retinoico. E’ contenuta in grosse quantità nell’olio di fegato di merluzzo ma anche nel latte e nel burro.
La vitamina A è interessata a vari processi metabolici cellulari ed è inoltre indispensabile per il trofismo della retina, della cute e di alcuni epiteli. E’ stata definita anche come vitamina “normalizzatrice”: come detto modula il metabolismo cutaneo controllandone il ricambio, contribuisce all’integrità delle strutture cellulari stabilizzando il film lipoproteico da cui sono costituite le membrane di ciascuna cellula della cute regolandone così la permeabilità, inoltre coordina il processo di cheratinizzazione mantenendo pertanto morbida la pelle e contrastando eventuali tendenze alla secchezza e ruvidità che si esacerbano con l’andare con l’andare degli anni. Una sua carenza provoca alterazioni epiteliali, in particolare a livello della cute con pelle di rospo o frinodermia. Il fabbisogno giornaliero nell’adulto è di circa 5.000 U.l.
(omissis)
Precursori della vitamina A sono:
– il betacarotene, si trova in natura in molti prodotti tra cui la carota
– la luteina, altro carotene, è maggiormente presente nei broccoli, nei cavolini di Bruxelles e nel cavolo;
– ma soprattutto il licopene il più potente anti-ossidante in natura che abbonda nei pomodori.

 

La vitamina E (tocoferoli)

 

Con il nome di vitamina E si fa riferimento ad un gruppo di sostanze dette tocoferoli, presenti sia nel regno vegetale che animale. Sono presenti nell’olio di germe di grano, in legumi freschi, lattuga e spinaci; sono inoltre contenute nel latte, nei formaggi ecc.
Si conoscono vari tocoferoli (alfa-beta-gamma-delta) il più importante è l’alfa-tocoferolo che nell’organismo si comporta come sostanza antiossidante per eccellenza impedendo il danneggiamento dei lipidi di membrana così da non danneggiare l’integrità di un tessuto. Oltre che per via sistemica il suo utilizzo è anche diretto sulla pelle avendo azione idratante, esso è facilmente assorbibile dalla stessa cute sulla quale esercita le sue proprietà lenitive e altresì determina un notevole effetto anti-aging diretto.
Viene spesso associato ai filtri solari raddoppiando l’effetto di protezione di essi, stimola, inoltre, la rigenerazione cutanea sia dei bambini che negli anziani.

 

Vitamina C

 

La più grande importanza sta proprio nella sua grande capacità di ossidarsi (in acido deidroascorbico) e ridursi reversibilmente.
Questa vitamina interviene favorendo l’eliminazione dei radicali liberi attraverso la donazione di un elettrone al tocoferilradicale in modo da rigenerare l’attività antiradicalica della vitamina E.
La vitamina C, inoltre, interviene come cofattore di enzimi che catalizzano reazioni di idrossilazione come, per esempio, nell’idrossilazione della prolina e della lisina in collagene ed interagisce anche nel processo di riduzione dell’acido folico e nell’assorbimento intestinale del ferro riducendo il Fe3+ in Fe2+.
Una carenza di vitamina C provoca una malattia nota come scorbuto caratterizzato da fragilità ed emorragia capillare diffusa che sono dovute in particolare alla mancata formazione di sostanze intercellulari e del collagene.
Sebbene il fabbisogno giornaliero sia stato valutato intorno ai 10 mg, la National Academy of Science raccomanda un apporto pro-die notevolmente superiore: 35 mg per il lattante fino a 60 mg nell’uomo adulto.

 

Vitamina H o Biotina

 

E’ una piccola molecola abbastanza stabile al calore, soprattutto in soluzioni acquose, che viene rapidamente distrutta dai raggi ultravioletti: con la cottura, grazie alla combinazione di ossigeno e calore se ne può perdere anche fino al 60%.
Interviene come coenzima delle carbossilasi, enzimi che catalizzano l’incorporazione della CO2 in molte molecole, inoltre partecipa alla sintesi di acidi grassi, del glucosio e delle basi puriniche dei nucleotidi.
Le fonti principali di biotina sono la frutta secca, il cioccolato, il rosso d’uovo, il latte, le frattaglie, alcuni vegetali (cavoli e piselli), alcuni frutti (banane, pompelmo, fragole) si trova anche nei cereali, nei formaggi, nella carne.

 

Gli Omega-3

 

Sono acidi grassi polinsaturi che dal punto di vista chimico presentano un doppio legame in posizione 3 (omega3) ed in posizione 6 (omega6). Sono detti tecnicamente EPA (acido eicosopentaenoico) e DHA (acido docosoesaenoico).
Gli acidi grassi polinsaturi sono sostanze essenziali perché non possono essere sintetizzati dal nostro organismo e quindi debbono essere introdotte attraverso l’alimentazione.
Studi scientifici evidenziano, tra gli altri, tre effetti positivi di tali sostanze per la loro importanza:
– riduzione dell’aggressione piastrinica (effetto antitrombotico)
– controllo dei livelli dei lipidi (in particolare dei trigliceridi)
– regolazione della fluidità delle membrane delle cellule che fornisce elasticità alle pareti arteriose.
Per mantenere costanti le concentrazioni degli acidi grassi del nostro organismo bisogna consumare dalle 2 alle 3 porzioni settimanali di pesce la cui tipologia potrà variare tra le seguenti: sgombro, merluzzo, pesce spada, tonno, sardina e aringa; altre fonti di omega 3 sono i cereali, le noci, i legumi e l’olio di lino.

 

L’importanza degli integratori 

 

Perché gli integratori?

 

 

Per assumere in modo concentrato delle sostanze, spesso già contenute nei cibi e/o nel nostro organismo, senza ingerire anche le relative quantità di grassi, colesterolo, carboidrati, sostanze tossiche. 
L’integrazione oggi è più importante di ieri poiché vivendo in un mondo molto inquinato, abbiamo bisogno di più sostanze antiossidanti. 
Viviamo sotto stress e quindi oltre alle vitamine, necessitiamo di sostanze utili per il cuore (L-carnitina, creatina, carnosina, omega3, etc..). 
Contemporaneamente all’inquinamento dell’aria e dei cibi (diserbanti, pesticidi, antiparassitari, conservanti anche cancerogeni, ecc..) il naturale contenuto delle vitamine e di altre sostanze disintossicanti ed utili contro lo stress e tante “brutte” malattie, diminuisce anche i processi di conservazione, per lo sfruttamento intensivo dei terreni, per il trasporto degli alimenti, etc… 
La persona attenta alla propria salute, per difendersi da tutto ciò, non può non utilizzare gli integratori alimentari, che devono integrare, non sostituire, la carente alimentazione attuale. 
I cibi stessi che giungono sulla nostra tavola, sono più carenti di sostanze utili (vitamine, minerali, ecc…) rispetto alle tabelle teoriche.

 

 

I MINERALI
Zinco

 

Lo zinco dell’organismo umano, pari a circa 2 g, è distribuito in tutti i tessuti, ma si concentra in particolare nella muscolatura striata (60%), nelle ossa (30%) e nella pelle (4-6%) (Jackson, 1989).
Solo lo zinco epatico può essere in parte mobilizzato in caso di deficit limitato nel tempo, ma non esistono riserve specifiche di zinco per cui è necessario un apporto regolare con l’alimentazione.
Lo zinco è un componente essenziale di numerosi enzimi in cui svolge un ruolo strutturale, di regolazione e catalitico (O’ Dell, 1992), svolge anche un’attività antiossidante, prevenendo la perossidazione lipidica e riducendo la formazione dei radicali liberi (Bray & Bettiger, 1990).
Da tutto lo zinco introdotto nell’organismo solo il 10-40% è assorbito a livello intestinale. La quota assorbita varia a seconda della sua forma chimica, dalla sua concentrazione ematica, della contemporanea presenza nel lume intestinale, di micronutrienti in competizione per il trasporto, di agenti chelanti e della concentrazione di metallotioneina sintetizzata dalla cellula mucosale.
Questa proteina, la cui sintesi è stimolata dalle elevate concentrazioni seriche dell’oligoelemento, lega lo zinco con elevata affinità.
Due terzi dello zinco così assorbito vengono legati all’albumina mentre l’altro terzo per essere trasportato si lega ad una alfa-macroglobulina.
Lo zinco viene eliminato principalmente con le feci ma anche con le urine (il 2-8% dello zinco in circolo è ultrafiltrabile).
Le dosi raccomandate di assunzione sono circa 10 mg negli individui maschili e di 7 mg in quelli femminili.

 

Rame

 

Il rame partecipa all’attività di metalloenzimi che trasferiscono elettroni (ossidasi): citocromo-ossidasi, tiolossidasi, DOPA ossidasi e superossido dismutasi (SOD). A tal ragione il rame risulta di conseguenza un elemento essenziale per il metabolismo energetico a livello cellulare, per la produzione di tessuto connettivo e per la sintesi di peptidi neuroattivi (catecolamine ed encefaline).
Partecipa alla catena respiratoria, interviene nella sintesi dell’emoglobina (con il ferro) e nell’attività di cheratinizzazione e pigmentazione dei capelli e della cute.
Ha, inoltre, influenza sulla funzionalità cardiaca.
Il contenuto totale nell’organismo varia da 50 a 120 mg di cui 40% nei muscoli, 15% nel fegato, 10% nel sangue e il restante nel cuore e nei reni.

 

Selenio

 

Il selenio è un elemento essenziale per l’attività dell’enzima glutatione perossidasi (GSHpx), che contiene 4 atomi di selenio per ogni subunità della molecola.
Questo enzima fa parte del sistema di difesa antiossidativo cellulare in quanto catalizza la degradazione degli idroperossidi formatisi per ossidazione degli acidi grassi polinsaturi nelle membrane (Levander, 1987; Neve, 1989; Burk, 1991).
La formazione delle prostacicline derivanti dal metabolismo dell’acido arachidonico è condizionata dall’enzima prostaciclina sintetasi che viene bloccato dagli idroperossidi; la GSHPx, decomponendo i perossidi, svolge dunque un’azione favorente la sintesi delle prostacicline.
In vitro sembra che il selenio regoli la produzione di tromboxani nelle piastrine (Wolffran et al., 1989, Guidi et al., 1984; Schiavon et al., 1984).
Un altro enzima selenio dipendente che sembra svolgere un’azione antiossidante a livello della membrana è il fosfolipide-idroperossido-glutatione-perossidasi Se-dipendente (PH-ESHPX-Se) (Ursini et all., 1988).
Il livello massimo accettabile di selenio nel nostro organismo è di 20 mg/die, come fabbisogno medio, invece, bisogna pensare ad una dose di 40 mg/die e come livello raccomandato per l’adulto si deve tener presente il dosaggio di 55 mg/die.
(omissis)
Per concludere va anche tenuto presente che alcuni di questi integratori e vitamine, oltre che per via sistemica (assunti per via orale e distribuiti poi in tutto l’organismo), possono anche essere veicolati in preparati per uso topico applicabili laddove effettivamente serve la loro azione.
Il farmacista esperto in preparazioni magistrali e magari specializzato in scienze e tecnologie cosmetiche sarà sicuramente la persona più adatta a valutare la formulazione e la somministrazione più idonea degli integratori necessari a garantire il benessere psico-fisico di tutto il corpo, compresa ovviamente la pelle, gestendo la distribuzione e la assimilazione di quanto necessario nei modi (creme, lozioni ed altro per uso topico, capsule per uso interno etc.), nei luoghi (organismo in toto, particolari distretti corporei o piccole aree, per esempio del volto) e nei tempi, con un tipo di somministrazione che, sia topica che sistemica, può presentare una cessione dei principi attivi più o meno ritardata nel tempo.

Da “D&T” Anno XXV N. 08