I criteri con cui si definivano le malattie sociali non rispondono più alle esigenze di una società che mostra una crescente attenzione per i bisogni e le aspettative dei cittadini. Anche nel campo lavorativo e delle relazioni sociali e personali.

Nella politica della promozione alla salute, che va oltre la mera assistenza sanitaria, si fondono, in un’azione coordinata, componenti diverse ma complementari quali la legislazione, i provvedimenti fiscali e la modifica dei criteri organizzativi.
Adeguare la sfera della sanità ai caratteri di una società dove la vita si allunga, dove nascono nuovi bisogni, nuove aspettative e nuove esigenze che richiedono non solo quel legame fisico, ma anche psichico e quindi relazionale e sociale, è una necessità sempre più sentita.

 

In medicina sociale, l’accezione di malattia assume una connotazione particolare in rapporto non soltanto alla sua importanza per la comunità, ma anche per la dinamicità caratterizzata proprio dall’evoluzione della società e dei continui mutamenti culturali, politici, economici e tecnologici cui i gruppi sono sottoposti. Basti pensare alla definizione di malattia sociale: “malattie che a causa del considerevole numero dei soggetti colpiti presentano una vasta diffusione e una notevole frequenza nei vari strati della popolazione dimostrando perciò una significativa incidenza di morbosità, letalità e mortalità.
Possono rappresentare inoltre antecedenti causali o concausali di predisposizione ad altre infermità, qualificandosi in ogni caso come stati anteriori di frequenti e gravi menomazioni organiche invalidanti con necessità di cura prolungate con un non indifferente onere economico sia per il singolo sia per la società”.

 

Le malattie sociali non sono mai state definite come tali attraverso un criterio univoco.
Per alcune malattie si è presa in considerazione la loro diffusione, per altre la presenza sullo status sociale, per altre ancora la possibilità di una prevenzione genetica o l’esigenza di interventi assistenziali prolungati nel tempo.

 

I criteri con cui si definivano le malattie sociali non rispondono più alle esigenze di una società che mostra una crescente attenzione per i bisogni e le aspettative dei cittadini.
Anche nel campo lavorativo e delle relazionisociali e personali.

 

Il legislatore già nel 1961 diede un primo elenco di tali patologie, in seguito sono state inserite nuove malattie per ricordare l’evoluzione nel tempo dell’epidemiologia e di nuovi bisogni.

 

Così accanto alla sifilide e alla poliomielite, ecco comparire cardiopatie, tumori, broncopneumopatie e infine glaucoma, emofilia e il discorso potrebbe allungarsi.

 

Il legislatore, attento a quello che è il diritto inviolabile dell’uomo, cioè la salute, che all’art. 2 della stessa Costituzione, lo definisce, caso unico, come “fondamentale”, sottolinea nel D.L. 229/2000 l’importanza sociale delle malattie rare che pur non avendo una diffusione nello strato sociale e costi economici equiparabili alle malattie sociali innescano nei pazienti e nelle loro famiglie un profondo senso di disagio.

 

Si viene così ulteriormente a tutelare il diritto del paziente ad accedere ai presidi farmaceutici, che abbiano come indicazione la patologia dì cui sono affetti, e a tutta una serie di accertamenti diagnostici.

 

L’iperidrosi secondaria, in quanto conseguenza di utilizzo di farmaci (terapie ormonali, antitumorali, ecc.) e come sintomatologia di un altro processo patologico (patologie del sistema endocrino, malattie psichiatriche, obesità e menopausa), classificabile come malattia sociale, può usufruire di quelle agevolazioni previste dallo Stato.
Da indagini epidemiologiche risulta che circa lo 0,9% della popolazione italiana è affetta da iperidrosi secondarie a fronte di un 1,5 % di forma primaria.
Essa si dice primaria o essenziale, quando si è di fronte a un fenomeno idiopatico (di cui non si conoscono le cause). Normalmente, questa forma si manifesta nell’infanzia o nell’adolescenza e si protrae per tutta la vita ed è il tipo più comune.
Per un corretto intervento terapeutico dell’iperidrosi primaria vanno escluse tutte le forme secondarie attraverso l’anamnesi, la valutazione di parametri emato – chimici (es. funzionalità tiroidea), ed eventuali esami strumentali.

 

Che cos’è l’iperidrosi

La sudorazione è un fenomeno fisiologico del nostro corpo necessario sia per la regolazione della temperatura corporea, sia per eliminare i prodotti tossici accumulatisi nel nostro organismo.
Come è noto, il sudore è prodotto delle ghiandole sudoripare che sono circa 2 milioni e si trovano nello strato più profondo del derma.
Può sembrare superfluo ricordare che sì tratta di strutture tubolari consistenti in una porzione convoluta profonda che secerne il sudore e una porzione duttale che affiora, attraverso il derma, all’esterno. E che le cellule epiteliali che tappezzano la porzione convoluta secernono un liquido detto precursore della secrezione, certi costituenti di tale liquido sono riassorbiti durante il loro passaggio per il dotto. Ma non sempre si ricorda che la secrezione è regolata da un centro nervoso posto nel cervello accanto al centro di termoregolazione e collegato attraverso le vie nervose del simpatico e del parasimpatico, alle ghiandole stesse.
In particolare il calore eccessivo e/o i prodotti tossici accumulatisi in quantità intollerabile stimolano il simpatico favorendo la produzione del sudore mentre il parasimpatico la inibisce.

 

Si tratta di un feed-back e quando questo è alterato, o quando si ha ipertonia del sistema nervoso simpatico, compare quel disturbo definito iperidrosi.

 

La quantità di sudore varia secondo il clima, l’attività svolta e la funzionalità più o meno perfetta dell’apparato renale. Ansia e nervosismo possono aggravare o scatenare un attacco dì sudorazione, ma soltanto raramente è presente una patologia psichiatrica vera e propria.

 

Questi pazienti spesso vengono definiti emotivi, ma in genere è il fenomeno della sudorazione eccessiva che genera imbarazzo e ansia, non viceversa. I due/terzi delle ghiandole sudoripare nell’uomo e nella donna sono localizzati nelle mani pertanto la sudorazione eccessiva in questo distretto è generalmente la condizione più fastidiosa.
Spesso, l’iperattività dei nervi che regolano la sudorazione, crea anche disturbi a carico della microcircolazione con una vasocostrizione causando quello che viene definito “sudore freddo”.

 

Attraverso lo iodine starch – test si possono visualizzare altre localizzazioni plantare, facciale, ascellare, al tronco e alle cosce: le ultime due sono meno frequenti mentre una combinazione delle diverse localizzazioni descritte sopra è possibile.

 

L’iperidrosi può manifestarsi con attacchi improvvisi o, meno frequentemente, in modo continuo. Può essere provocata da un’alta temperatura ambientale o stress emotivi, ma può anche manifestarsi senza alcuna causa scatenante apparente. Spesso, ma non sempre, si aggrava durante i mesi estivi e migliora in quelli invernali.

 

Il sudore è composto da 99% di acqua nella quale sono sciolte sostanze del ricambio organiche – cloruro di sodio, urea, acido urico, acido lattico, acidi grassi, creatinina, solfati. La volatilizzazione delle quali può produrre cattivi odori.

 

L’iperidrosi come disagio sociale

L’iperidrosi, produce nei pazienti un disagio sociale che costituisce una condizione invalidante.

 

Molti individui con questo disturbo sono addirittura condizionati nella scelta della loro professione data la difficoltà che incontrano sia nel maneggiare materiali sensibili all’umidità (carta, ecc.), sia per l’imbarazzo quando devono dare la mano, ecc.

 

Alcuni pazienti arrivano al punto di evitare del tutto i contatti sociali e quindi a rischio di depressione ed emarginazione. In conseguenza di ciò può manifestarsi ansia, che può essere innescare un circolo vizioso: sudorazione crea ansia e ansia stimola sudorazione.

 

Tutto ciò va ad influire su quella che è la qualità della vita riconducibile a una valutazione soggettiva ossia sulla percezione che ogni individuo ha della propria posizione nella vita, nel contesto del sistema culturale e nel luogo in cui egli vive, in relazione agli obiettivi, alle aspettative e agli interessi che gli sono propri.

 

Senza dimenticare che migliorare la qualità della vita, prevenendo, nel contempo, l’insorgere delle patologie, è divenuto un obiettivo sempre più importante nella promozione della salute.

 

 

 

Da “La Pelle” Anno 10° (9)