E’ tempo di ferie invernali e settimane bianche. Per molti si presenta l’occasione, per qualche giorno, di cambiare ritmo di vita, fare sport, esporsi al sole per la tintarella, godere momenti di relax e divertirsi. Ci si sposta per raggiungere le vette innevate, in montagna, ad una altitudine diversa da quella consuetudinaria: cambiano anche temperatura e grado di umidità ambientale. Analizziamo brevemente alcuni concetti per comprendere le caratteristiche della cute al fine di garantire la vacanza, con i suoi benefici, … anche alla pelle.

Visto che ci spostiamo ad una certa altezza, troveremo, solitamente, un freddo molto secco, dovremo allora considerare che la pelle è soggetta al rischio della disidratazione: tende a modificarsi, infatti, l’equilibrio che determina il grado di umidità dello strato corneo in rapporto a quello dell’umidità ambientale.
Il clima secco, in altre parole, funziona come un fazzolettino di carta asciutto posto a diretto contatto con uno bagnato: dopo qualche minuto il primo sarà meno asciutto ed il secondo meno bagnato.
E’ chiaro, a questo punto, che non basta più la crema idratante usata abitualmente: bisognerà programmare un trattamento adatto a questo aumentato fabbisogno di idratazione che comprenda, oltre ai cosmetici contenenti sostanze ad azione reidratante, anche preparati contenenti molecole antiossidanti, più o meno occlusivi che, impedendo l’evaporazione dell’acqua attraverso il film idrolipidico di protezione della pelle, mantengano la cute umida al punto giusto, elastica e ben protetta dai possibili danni ambientali.
La moderna cosmesi funzionale si avvale, oltreché di sostanze biologiche (omissis) oppure ottenute per biotecnologia, (quali ad esempio il collagene, l’acido ialuronico e la chitina), anche di miscele di sostanze utili alla idratazione che contengono acido piroglutamminico o acido lattico, amminoacidi, urea, zuccheri e sali.
Al pari dei principi attivi, nella scelta del prodotto adatto, con il consiglio del farmacista o di un esperto, bisogna fare una selezione tra almeno quattro tipi di creme:
1 – Crema olio in acqua (O/A) evanescente, asciutta, poco grassa
2 – Crema in olio in acqua emolliente, più morbida, arricchita di sostanze grasse
3 – Crema acqua in siliconi (A/S), con le sostanze idrofile disperse nella fase siliconica
4 – Crema acqua in olio (A/O), grassa ed untuosa
La scelta dipende dal tipo di pelle ed anche dall’ambiente dove si andrà: per una pelle grassa sarà sufficiente il primo tipo di crema, per pelli man mano più secche ed aride, ed in condizioni ambientali sempre più difficili per la cute, andranno utilizzate le tipologie 2, 3 e 4.
Altra cosa estremamente importante è che i quattro classici prodotti per il trattamento quotidiano (latte, tonico, crema da giorno e da notte) contengano tutti, in funzione dell’azione e del loro specifico uso, la giusta quantità e rapporto di sostanze antiossidanti e reidratanti.
Quando si va in montagna capita anche che la pelle è più soggetta alle escursioni termiche perché si passa da ambienti particolarmente freddi ad altri caldi: il nostro meccanismo di termoregolazione determina una brusca vasodilatazione dei capillari del volto, fino all’arrossamento della zona zigomatica, per disperdere calore e compensare così l’eccesso di temperatura esterna.
Per ovviare a tale inconveniente bisogna, non solo, utilizzare creme contenenti principi dall’azione capillaro protettrice, quali ad esempio l’amamelide ed il rusco, ma anche avere l’accortezza di far adattare in modo progressivo l’organismo alle variazioni di temperatura cosicché non si verifichino sollecitazioni tanto brusche da poter divenire traumatiche per i capillari del viso: in una persona che soffre di couperose, questa potrebbe sicuramente aggravarsi ulteriormente.
Altre sollecitazioni alla quale è sottoposta la pelle di chi parte per la settimana bianca, è quella delle radiazioni solari che determinano ed accelerano l’invecchiamento cutaneo.
Queste radiazioni, infatti, penetrano profondamente nella cute, giungono allo strato basale, determinano disidratazione delle fibre elastiche ed ossidazione dei lipidi di membrana favorendo la formazione di radicali liberi.
Le radiazioni solari e soprattutto gli UVA, sono sicuramente maggiori in montagna, non solo per la maggior vicinanza al sole, ma anche per la minore quantità di pulviscolo atmosferico che si frappone al passaggio dei raggi ultravioletti.
Non vanno bene, allora, i solari utilizzati al mare, bisogna utilizzare prodotti schermanti di tipo riflettente, tanto più forti quanto più sensibile è la cute e quanto più delicate sono le parti esposte.
Non è assolutamente il caso di cedere alla tentazione di sfoggiare, al ritorno da una vacanza che di solito dura solo una settimana, una abbronzatura formidabile e prolungata.
Per coloro che non sanno proprio resistere al fascino dell’abbronzatura, vi è la possibilità di “velocizzare” il processo di sintesi della melanina assumendo rame, per la sua capacità catalizzante, sotto forma di oligoelemento.