Generalmente si presenta sotto forma di chiazze e placche rosse, ricoperte da squame biancastre localizzate soprattutto nelle ginocchia, nella regione sacrale, nei gomiti, nelle mani, nei piedi e nel cuoio capelluto.

La psoriasi è una malattia cronica e non contagiosa della pelle che in Italia colpisce circa due milioni e mezzo di persone. Generalmente si presenta sotto forma di chiazze e placche rosse, ricoperte da squame biancastre localizzate soprattutto nelle ginocchia, nella regione sacrale, nei gomiti, nelle mani, nei piedi e nel cuoio capelluto. La malattia può insorgere a qualsiasi età ed ha la stessa incidenza nei due sessi.

Considerando le numerose forme sotto le quali si può presentare, non è corretto parlare di psoriasi come di un’unica patologia. La dimensione delle singole chiazze, per esempio, è estremamente variabile (da pochi mm fino a diversi cm) così come la forma, la localizzazione, l’evoluzione e la tonalità di colore.
La forma più frequente è la psoriasi volgare o a placche che insorge generalmente in età adulta con piccole chiazze rosse che con il passare del tempo tendono ad ingrandirsi. La malattia ha un andamento cronico recidivante, ovvero è soggetta ad attenuazione, regressione e ricomparsa dei sintomi.
La psoriasi del cuoio capelluto, spesso confusa con la dermatite seborroica, si caratterizza per la presenza di chiazze che rimangono localizzate sullo scalpo senza estendersi alle altre parti del corpo. Questa forma di psoriasi non è in alcun modo correlata alla caduta dei capelli ma, soprattutto nei soggetti più nervosi, è causa di un prurito intenso e fastidioso.
Esistono poi numerose altre forme che interessano zone diverse del corpo come la psoriasi palmo plantare che coinvolge i palmi delle mani e le piante dei piedi, la psoriasi ungueale che interessa le unghie, la psoriasi oculare e la psoriasi delle pieghe che coinvolge la piega interglutea, la piega inguinale e l’area genitale in genere.
La psoriasi artropatica, che colpisce circa il 20-30% dei pazienti, è una delle varianti più gravi della malattia. Questo tipo di psoriasi, simile per certi aspetti all’artrite, interessa soprattutto le articolazioni distali e può estendersi anche allo scheletro assile.
Difficoltà masticatorie, gonfiori (dita a salsicciotto) e dolori a mani e piedi sono i sintomi più comuni del coinvolgimento articolare.
La psoriasi guttata, caratterizzata da piccole chiazze che assomigliano a gocce è la forma più frequente nell’infanzia e nell’adolescenza. Tuttavia, in questa fascia di età il rischio di sviluppare la malattia è inferiore rispetto all’adulto.
Nella psoriasi eritrodermica tutto il corpo si presenta arrossato ed infiammato. Questa patologia è particolarmente invalidante per il paziente ed in molti casi richiede il ricovero ospedaliero. Analogo discorso per la psoriasi pustolosa, un’altra forma molto grave che si associa a febbre, malessere, parestesie e sensazioni di bruciore.
Non sempre tutte queste varianti della psoriasi sono ben definite e spesso nello stesso paziente sono presenti più forme cliniche della malattia.

 

Psoriasi: cause e fattori di rischio 

 

 La psoriasi è una patologia multifattoriale che deriva dall’interazione tra numerosi fattori predisponenti. Non è quindi possibile determinare un’unica causa di origine anche se, nella maggior parte dei casi, la componente genetica e lo stress giocano un ruolo importantissimo.
La psoriasi è infatti una malattia a predisposizione plurigenica, cioè correlata ad informazioni presenti su più geni. Per questo motivo i figli di un genitore affetto da psoriasi, hanno una maggiore probabilità (ma non la certezza) di sviluppare la patologia.
La familiarità o la predisposizione genetica non sono tuttavia in grado di scatenare da sole la psoriasi. Affinché la malattia si manifesti devono infatti intervenire altri fattori scatenanti, come ad esempio un intenso stress psico-fisico.
La psoriasi è dunque una malattia psicosomatica. Per dimostrare tale relazione un professore americano studiò a lungo due gemelli omozigoti, caratterizzati cioè dallo stesso corredo genetico. Mentre il primo dei due fratelli, impiegato di banca, era pesantemente affetto da psoriasi, il secondo, insegnante di surf, non presentava alcuna traccia della malattia.
Anche se a proposito non esistono studi specifici e confermati, nella maggior parte dei casi si registra un peggioramento della malattia in coincidenza di un lutto o di momenti particolarmente tristi della propria vita. Al contrario la gravidanza, vista dalla maggior parte delle donne come un momento di estrema felicità, spesso si accompagna ad una regressione dei sintomi.
Non dobbiamo tuttavia dimenticare che anche lo stress fisico, al pari di quello psicologico, può favorire l’insorgenza o l’aggravarsi della malattia. Per questo motivo la psoriasi può comparire o peggiorare anche in seguito a traumi, interventi chirurgici ed in genere in tutte quelle situazioni in cui l’organismo è debilitato (infezioni, malattie ma anche cattiva alimentazione, farmaci, abuso di fumo, alcol ecc.). Il fumo è un fattore di rischio importante soprattutto in alcune forme di psoriasi ed anche l’alcol, essendo un potente vasodilatatore, può scatenare od aggravare la malattia.

 

Curare la psoriasi

 

 L’estrema varietà di forme cliniche presuppone interventi terapeutici diversi e personalizzati in base al tipo ed alla gravità dei sintomi. Non è quindi possibile stabilire a priori l’efficacia di una cura, anche perché ciò che potrebbe essere utile in un caso potrebbe essere inefficace in un altro. Solo un corretto ed approfondito esame diagnostico potrà dunque stabilire il rimedio più efficace per curare la psoriasi (fototerapia).
Fortunatamente, qualsiasi sia il risultato dell’esame, i medici hanno oggi a disposizione farmaci e terapie in grado di curare la patologia nella stragrande maggioranza dei casi. Purtroppo però gli attuali presidi terapeutici non consento di guarire completamente dalla malattia ma si limitano a curarla spegnendone l’attività.
Proprio per questa sua cronicità, la psoriasi necessita di una cura costante e regolare come avviene per altre malattie quali il diabete e l’ipertensione. Nonostante l’apparente guarigione è inoltre utile effettuare controlli specialistici periodici, sia per cogliere sul nascere eventuali complicanze, sia per accertarsi che la cura intrapresa sia priva di effetti collaterali.
Accanto all’uso dei medicinali tradizionali, negli ultimi anni sono stati introdotti i cosiddetti “farmaci intelligenti”, che si sono dimostrati particolarmente efficaci quando le altre terapie non funzionano o sono controindicate. Questi farmaci biologici, ottenuti tramite la tecnica del DNA ricombinante permettono di affrontare con una eccellente probabilità di successo anche le forme più gravi della malattia.
La ricerca farmacologica, in continua evoluzione, ha inoltre condotto alla scoperta di farmaci specifici per curare le forme più lievi di psoriasi limitando al massimo gli effetti collaterali. Le creme a base di cortisone, per esempio, sono spesso sostituite da preparazioni più innovative, sostanzialmente prive di effetti collaterali a lungo termine.
Nei casi di minore gravità si impiegano farmaci topici, ossia applicati localmente come creme, pomate o lozioni. Premesso che nessuna di queste funziona nel 100% dei casi, la scelta del prodotto più adatto spetta esclusivamente al dermatologo che agirà in base al profilo del paziente che ha in cura.
Per aumentare l’efficacia di questi prodotti, specie nelle zone in cui la pelle è più spessa si utilizza la cosiddetta tecnica occlusiva. In pratica viene favorita l’apertura dei pori applicando un impacco di cellofan sulla pelle migliorando in questo modo la penetrazione del farmaco nella cute.
Il sole è un alleato prezioso nella cura di molte forme di psoriasi. Particolarmente utile nelle varianti più comuni della malattia (psoriasi a placche), per essere realmente efficace l’esposizione solare deve tuttavia rispettare canoni ben precisi.
Innanzitutto i raggi solari devono colpire direttamente la cute ammalata e per tal motivo la fototerapia è molto poco efficace nella psoriasi del cuoio capelluto. Il sole deve inoltre essere “preso” per un periodo sufficientemente lungo (almeno 2-3 settimane), poiché il sole preso durante il weekend non porta vantaggi consistenti.
E’ inoltre importante esporsi al sole con gradualità in quanto una scottatura potrebbe aggravare ulteriormente la patologia. Per questo motivo si consiglia di evitare l’esposizione al sole nelle ore più calde proteggendo le aree non malate con opportuni filtri solari.
L’abbronzatura artificiale è ugualmente, se non addirittura più efficace della tradizionale soprattutto se svolta all’interno di centri specializzati nella cura della psoriasi.
Oggi la tecnica più utilizzata sottopone il soggetto ai raggi UVA dopo la somministrazione di pastiglie fotosensibilizzanti che ne aumentano l’efficacia terapeutica. Recentemente è stata introdotta una tecnica particolarmente selettiva basata sugli effetti benefici dei raggi UVB a banda stretta che non prevede l’utilizzo di farmaci fotosensibilizzanti.
La terapia ad UVA standard prevede la sottoposizione a 3/4 sedute settimanali per un totale di 20-22 incontri da effettuare in circa 1 mese e mezzo. La terapia basata sugli UVB a banda stretta richiede invece periodi più lunghi (circa 3 mesi) in quanto la risposta all’azione terapeutica è più lenta.
Non bisogna inoltre dimenticare che oltre alle terapie mediche la semplice riduzione dello stress giova moltissimo al paziente. Per questo motivo è bene concedersi ogni tanto dei momenti di relax e svolgere regolarmente attività fisica per scaricare le tensioni quotidiane.