La presenza del nichel nei cosmetici, nei detergenti o nelle creme non è purtroppo rintracciabile nella lista descrittiva della composizione del prodotto, poiché si tratta diuna forma di inquinamento del prodotto stesso, il quale può contenerlo in labili tracce a causa dell’impiego di materie prime non selezionate o per una contaminazione durante la catena di lavorazione o, infine, perché il prodotto è stato conservato all’interno di contenitori metallici.

Non esistono cosmetici o prodotti assolutamente privi di nichel, bensì solo quelli che possono essere dichiarati con una concentrazione molto bassa (come imposto da direttive dell’Unione Europea), incapace di scatenare una reazione allergica. La dicitura “nichel tested” oppure “nichel safe” certificano il contenuto controllato di nichel in un determinato prodotto.

Nello specifico, i sofisticati strumenti dei laboratori di dermocosmesi più avanzati sono in grado di assicurare nei prodotti una concentrazione di nichel pari o inferiore allo 0.000001 %, una soglia del tutto innocua anche per le pelli piu’ sensibili, che giustifica la dicitura “Nickel Safe”, indicata sulle creme, i detergenti e le emulsioni. Inoltre nei laboratori, viene eseguito il test sulla rintracciabilità del nichelsu ogni singolo lotto di produzione.

Il sintomo più comune per chi soffre di allergia, comunque, è il prurito cronicoaccompagnato al rossore, sovente combinato con un’eruzione cutanea che talvolta adduce delle crosticine. Eritema alle mani o rossore al bacino in prossimità della cintura sono campanelli d’allarme da tenere in debito conto, specie se crescenti con l’appropinquarsi della stagione più calda. Senza dimenticare, ad ogni modo, che la dermatite può manifestarsi anche in una parte del corpo distante dal punto di contatto con il metallo. La terapia topica, e spesso pure la sistemica, è solo sintomatica, risolve cioè i segni ed i sintomi della dermatite, ma per evitare le recidive resta indispensabile evitare il contatto con il nichel.

In rari casi chi soffre di allergia da contatto al nichel può manifestare anche sintomi e malessere generali dopo l’ingerimento di determinati alimenti. Si tratta di una forma di allergia alimentare al nichel. Solamente in questi pochissimi e selezionati casi viene raccomandato di evitare l’ingestione di alimenti con alto contenuto di nichel: frumento, segale, avena, miglio, grano saraceno, cacao, cioccolato, the, gelatina, lievito in polvere, prodotti di soia, fagioli rossi, legumi (piselli, lenticchie, arachidi, soia e ceci), frutta secca, cibi in scatola.

Va da ultimo ricordato che – nei casi più gravi – i medici allergologi (e solo loro) praticano una sorta di vaccino. Niente a che fare con la profilassi, al contrario il metodo si basa sull’inserimento graduale di sostanze che provocano una reazione nel paziente, abituando l’organismo al nichel.