Prof. Gian Franco Strani
Primario Emerito Ospedale Mauriziano di Torino Specialista in Dermatologia e in Idrologia Medica

Le acque ed i fanghi termali costituiscono una risorsa di possibilità terapeutiche naturali di inestimabile valore: per questo da alcuni anni si è sviluppato un nuovo interesse nei riguardi di un settore della medicina per molto tempo trascurato.

Al termalismo si stanno rivolgendo non solo i pazienti, sempre più diretti alla ricerca di medicine “naturali”, ma anche la classe medica che nella crenoterapia – che significa cura con mezzi termali (dal greco “crenè” cioè sorgente) – può trovare una modalità terapeutica di supporto o di completamento per le cure tradizionali o addirittura un mezzo di prevenzione per determinate patologie.

Solo recentemente il termalismo ha acquisito la dignità di scienza: sono state infatti condotte ricerche – anche da parte di studiosi italiani – al fine di confermare attraverso rigorosi criteri scientifici la validità di una metodica curativa che in precedenza era basata solo su prove empiriche e non razionali. In particolare sono stati messi in evidenza i benefici effetti che le acque termali possono esercitare su vari sistemi (immunologico, neuropeptidico) del nostro organismo nonché sulla prevenzione dei danni arrecati dai radicali liberi. A riprova di quanto esposto, il ministero della Sanità, col D.M. 15/12/1994 e successive modificazioni ed integrazioni, ha prodotto un elenco delle “patologie che possono trovare un reale beneficio dalle cure termali” e per cui è previsto un contributo da parte del Servizio Sanitario Nazionale per chi si sottopone a tali cure. Per esempio, per quanto riguarda la dermatologia vengono incluse la psoriasi, l’eczema, la dermatite atopica (salvo alcuni aspetti particolari) e la dermatite seborroica recidivante. E’ stata dunque riconosciuta l’effettiva validità della crenoterapia in un certo numero di affezioni morbose, pur non escludendo favorevoli effetti nei confronti anche di altre patologie non comprese nell’elenco.

 

CRENOTERAPIA.

I mezzi termali a nostra disposizione sono soprattutto le acque ed i peloidi. Esistono anche altri trattamenti naturali che si affiancano al termalismo vero e proprio, ad esempio, la talassoterapia (cura in ambiente marino, praticata in molti Paesi del Mediterraneo e purtroppo scarsamente rappresentata in Italia nonostante i nostri 7200 Km di coste) e la fieno terapia (trattamento con particolari erbe di montagna, eseguito soprattutto in Trentino, in Alto Adige e in molte zone della Mitteleuropa). Si distingue una crenoterapia esterna ed una crenoterapia interna.

La crenoterapia interna a sua volta comprende:

  • L’idropinoterapia, che consiste nel somministrare l’acqua minerale per bibita a scopo curativo, con temperatura, dosi e modalità stabilite dal medico termali sta. Questa metodica si applica soprattutto a scopo diuretico o purgativo.
  • Le irrigazioni, le quali consentono di far giungere l’acqua minerale o i gas termali a diretto contatto con le mucose di alcuni organi od apparati ( cavità nasali, faringee, intestino, ecc.) a scopo anti infiammatorio.
  • Le inalazioni che si rivolgono a patologie delle alte e basse vie respiratorie e dell’orecchio medio. Mi pare superfluo ricordare che anche per quanto riguarda irrigazioni ed inalazioni il controllo medico è basilare.

 

Passiamo alla crenoterapia esterna.
Due sono le metodiche principali:
  • La balneoterapia che consiste nell’uso del bagno in acque termali calde naturalmente o riscaldate artificialmente, ad una temperatura di 33-35°C per un tempo di 20 minuti circa, a cui deve seguire un periodo di riposo di 30-40 minuti per completare la sudorazione . Le indicazioni principali sono alcune malattie cutanee e- soprattutto con l’integrazione di altre metodiche come idromassaggio, percorso vascolare, ginnastica vascolare idrica – patologie su base circolatoria degli arti inferiori.
  • La peloidoterapia la quale utilizza appunto i peloidi, cioè prodotti naturali od artificiali costituiti dalla mescolanza di un’acqua (termale o di mare o di fiume o di lago) con sostanze organiche od inorganiche o miste. I peloidi più conosciuti sono i fanghi, in cui la parte liquida è rappresentata da un’acqua minerale e la parte solida da argilla: i fanghi si utilizzano soprattutto nella prevenzione, nella terapia e nella riabilitazione di patologie artro-reumatiche per applicazione locale. Altri peloidi sono i limi (in cui la parte liquida è acqua di mare o di lago) , poco usati in Italia e le muffe termali, presenti nel nostro paese soltanto a Guardia Piemontese e a Valdieri in Piemonte, formate da ganghe mucillaginose che originano in presenza di acque sulfuree ed impiegate sia nei riguardi di reumo-artropatie sia di alcune dermatosi, come psoriasi e dermatite seborroica.

 

Per concludere, spero che questa mia esposizione possa aver chiarito alcuni dubbi a proposito di una pratica terapeutica che sicuramente promette ulteriori e brillanti sviluppi. Vorrei anche sottolineare i punti seguenti:

 

  • Non è vero che la terapia termale sia poco o nulla efficace, ma “almeno non fa male”. La crenoterapia ha precise controindicazioni, sia a livello generale che locale, controindicazioni che devono essere attentamente valutate dal medico. Per esempio l’idropinoterapia non è indicata in un soggetto con problemi prostatici;
  • Occorre verificare che la patologia da trattare possa rispondere favorevolmente ad una cura termale e che la metodica da utilizzare sia adeguata. E’ ovvio che un paziente affetto da una dermatosi non troverà alcun effetto attraverso la terapia inalatoria;
  • Anche la stazione termale deve essere scelta con cura , in quanto la tipologia delle acque e dei peloidi deve corrispondere alla malattia da affrontare: in caso di una frattura ad una gamba, non ci rivolgeremmo certo al dermatologo o al ginecologo.

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1_-_Le_acque_ed_i_fanghi_termali

Prof. Gian Franco Strani
Primario Emerito Ospedale Mauriziano di Torino Specialista in Dermatologia e in Idrologia Medica

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