D.ssa Nadia Russo
Specialista Dermatologa. Dottore di Ricerca in Dermatologia Sperimentale

La storia delle acque termali di Ischia ha radici molto antiche. A memoria storica le eruzioni vulcaniche che hanno sconvolto l’isola sono state numerose e tutte terrificanti. Ma questa instancabile attività geotermica, tante volte foriera di morte e distruzione, ha anche creato le condizioni ideali perché Ischia potesse divenire un sito idrotermale forse unico al mondo.

Agli Eubei si deve la scoperta delle proprietà terapeutiche della fonte di “Nitrodi”, la più antica e la più celebrata dell’isola, che ha conservato nei secoli il nome greco originario, poiché dedicata al dio Apollo ed alle ninfe Nitrodi.

Si ritiene che presso questa sorgente, meta di veri e propri pellegrinaggi per la diffusa fama delle sue proprietà miracolose, fosse stata istituita una vera e propria scuola di specializzazione, come sembrano dimostrare le iscrizioni sugli ex voto marmorei reperiti nei pressi della fonte, che fanno addirittura riferimento a pratiche di tipo fangoterapico e testimoniano dunque l’alto livello professionale raggiunto nella utilizzazione terapeutica di quelle acque.

 

Comunque, nel corso dei secoli, la fama delle virtù benefiche del termalismo ischitano hanno rappresentato una irresistibile calamita per numerosi grandi personaggi della storia e dell’arte del passato e del presente.

 

Ma nel campo della crenoterapia la transizione dalla secolare empiria alla conoscenza scientifica vera e propria è una conquista recente. Anche se, ad esempio, già nella seconda metà dell’ottocento due grandi studiosi di Dermatologia, Von Hebra e Duhring intuirono il valore terapeutico delle acque termali nella psoriasi, solo in questi ultimi decenni gli Studiosi italiani di termalismo hanno potuto sedare i dubbi anglosassoni sulla contestata validità delle cure termali apportando dati sperimentali seri e concreti che via via hanno delineato le reali indicazioni, i benefici ed i limiti di questa terapia naturale, soprattutto nella artroreumatologia e nella dermatologia ma anche nella ginecologia e nella otorinolaringoiatria.

 

La cute, si sa, è un organo di confine e per questo è la sede naturale di incontro, o di scontro, tra gli stimoli esogeni e le risposte endogene. E’ dunque la cute l’organo sul quale le acque e i fanghi termali esprimono la loro massima potenzialità. Ma per meglio comprendere gli effetti delle acque minerali sulla pelle è necessario fare un brevissimo cenno ad alcuni tra i più importanti costituenti delle acque ischitane.

 

Le acque minerali ischitane, come del resto tutte le altre, sono elementi naturali irriproducibili che presentano alla sorgente una sorta di “dinamismo chimico-fisico” al quale sembrerebbe dovuta molta parte dell’azione terapeutica. Gli ioni presenti (sodio, cloro, potassio e calcio) sono elementi essenziali nella attività biologica degli organismi viventi perché rappresentano la base costitutiva fondamentale di tutti i liquidi fisiologici organici.

 

Lo zolfo, di cui sono ricche quasi tutte le fonti ischitane, è elemento essenziale e insostituibile nella fisiologia della pelle. Ne sono prova sia la particolare ricchezza della cute in zolfo: 0.74 – 2.48 g per 100 grammi di tessuto fresco (è componente della struttura molecolare di aminoacidi essenziali quali cistina, cisteina e glutatione), che la “fame” di zolfo della pelle che assorbe questo elemento con una velocità addirittura 100 volte superiore rispetto a quella dell’ossigeno. Degli effetti delle acque solfate in dermatologia e in dermatocosmesi si dirà più avanti.

 

Gli oligoelementi (ferro, manganese, magnesio, zinco, selenio, ecc.) sono fattori costitutivi costantemente presenti nelle acque minerali di Ischia. Hanno una importanza fondamentale in tutte o quasi le attività metaboliche dell’organismo umano poiché entrano nella struttura molecolare degli enzimi deputati a catalizzare le complesse e delicate reazioni biochimiche che sono alla base dei processi vitali.

 

In particolare, per quanto riguarda la cute, le acque termali ricche di selenio e zinco hanno dimostrato di possedere un rilevante effetto protettivo nei confronti del danno da “radicali liberi”. Sperimentalmente, infatti, è stato osservato che la mortalità di fibroblasti in coltura sottoposti a stress ossidativo da radiazioni UVB è significativamente ridotta quando viene aggiunta acqua termale al mezzo di coltura, in confronto alle soluzioni di controllo. Ed ancora, in topi da esperimento trattati preventivamente con creme ad alto contenuto di acqua termale si è constatata una non trascurabile riduzione della incidenza di tumori UVB-indotti.

 

La componente termica è anch’essa preziosa perché è responsabile non solo di una vasodilatazione dei capillari, con incremento dell’afflusso di sangue e quindi di nutrimento ai tessuti, ma anche di una accelerazione dei processi biologici e metabolici tessutali, con gli evidenti vantaggi che ne conseguono, ed infine anche di una riduzione del livello di sensibilità dei recettori cutanei dei nervi sensitivi. Sembra accertato, inoltre, che i cheratinociti normali, in seguito a stimoli termici, possano produrre pro-opiomelanocortina che rappresenta il precursore delle “beta-endorfine”, gruppo di sostanze denominate morfino-simili perché possiedono uno spiccato effetto antalgico e sono anche all’origine di quella condizione psicofisica definita come “sensazione individuale di benessere”.

 

Il fango, invece, è una melma ipertermale o ipertermalizzata derivante dalla commistione di una componente solida con una componente liquida (acqua minerale) ed utilizzato in terapia sotto forma di impacco.

 

Per la classificazione bisogna tenere conto dell’origine geologica del fango vergine o della componente solida dei fanghi, dell’acqua minerale con cui sono commisti e delle modalità di impiego in campo terapeutico.

 

In base a quest’ultimo punto i fanghi si distinguono in naturale, preparato e rigenerato. L’applicazione del fango può essere generale (impacco che copre tutto il corpo, tranne testa, regione anteriore del collo e area toracica precordiale) o parziale (singole articolazioni o distretti corporei).

 

Al termine della seduta il paziente si sottopone ad un bagno o ad una doccia di pulizia con acqua di rete o minerale, alla temperatura di 37 – 40° C.

 

In dermatologia le tecniche maggiormente adoperate sono: bagni, docce filiformi ad alta pressione e fanghi.I bagni hanno azione decongestionante e favoriscono l’allontanamento della componente squamosa di alcune dermatosi e la sedazione del prurito. La fangoterapia agisce stimolando le attività metaboliche della cute (proteasi e chinasi sono enzimi la cui azione viene esaltata dalla fangoterapia) e aumentando la conducibilità elettrica cutanea con variazione dei potenziali di membrana cellulari.

 

Le dermopatie che si avvalgono con più evidenza degli effetti benefici della cura delle acque e dei fanghi termali sono sostanzialmente quelle a sfondo seborroico, come ad esempio l’acne, e quelle secche, iperproliferative ed ipercheratosiche come ad esempio la psoriasi.L’acne, si sa, è una malattia della pelle molto comune, solitamente dall’età giovanile, ad evoluzione cronica, disestetizzante e molto temuta anche per i possibili esiti cicatriziali che ne conseguono. La dermatosi è determinata da fattori etiologici costituzionali ed ormonali, sui quali sarebbe troppo lungo soffermarsi, e da un meccanismo patogenetico fondato sostanzialmente su tre fattori: 1) ipercheratori dell’infrainfundibolo, 2) ipersecrezione sebacea, 3) colonizzazione batterica.
Sin dalle epoche più remote l’esperienza e la saggezza popolare avevano individuato nello zolfo un efficace rimedio per combattere questa sgradevole dermatosi.

 

Ora se ne conoscono i motivi.Lo zolfo infatti esercita:

 

  1. Azione cheratolitica, che contrasta dunque l’ipercheratosi del condotto: lo ione sulfidrile induce una rottura dei ponti disolfuro che tengono aggregate le molecole di cheratina. Inoltre lo stesso ione sembra ripristinare l’attività di un enzima denominato “arilsulfatasi”, contenente appunto zolfo, che risulta carente nella pelle degli acneici; tale carenza condiziona una particolare adesività dei cheratinociti alle pareti dell’infrainfundibolo; la conseguenza è la formazione di un aggregato di squame, il cosiddetto tappo di cheratina, che ostruisce il canale dando luogo alla costituzione del comedone. Quest’ultimo è il primo passo da cui origina l’acne;
  2. Azione antisebboroica: lo stesso ione sulfidrile penetra nelle cellule delle ghiandole sebacee provocando la rottura dei ponti disolfuro intracellulari, cui segue un rallentamento/inibizione del processo differenziativo dei sebociti e quindi della secrezione olocrina;
  3. Azione di prevenzione della colonizzazione batterica: L’acido solfidrico possiede uno spiccato potere riducente: sulla superficie cutanea, a contatto con l’aria; tende a trasformarsi in un sale più stabile, il solfato, con sottrazione di ossigeno dal microclima di superficie. La carenza di ossigeno frena o arresta la moltiplicazione della flora microbica del follicolo pilo-sebaceo prevenendo quindi lo sviluppo della infiammazione.
Da quanto detto, dunque, è facile evincere che le terapie termali svolgono sulla pelle un’azione positiva. E’ noto, infatti, che l’acqua termale (in particolare quella sulfurea) esplica azione cheratolitica (effetto peeling), azione antinfiammatoria, azione antibatterica, utili per antagonizzare alterazioni cutanee tipiche dell’acne.Anche la fangoterapia svolge un’azione importante sulla cute per liberazione e l’incremento delle beta-endorfine, secondaria alla produzione di proopiomelanocortina da parte dei cheratinociti.

 

Da alcuni studi è emerso inoltre, che la fangoterapia produce una riduzione dell’iperplasia sebacea, una riduzione dell’ipercheratinizzazione dell’infundibolo, una riduzione dell’infiammazione, effetti tutti capaci di determinare una azione benefica sull’acne, dando un’ulteriore conferma scientifica a quanto empiricamente noto da tempo: i fanghi, oltre alle acque termali (specie se ricche di zolfo), come quelle ischitane, contrastano in maniera consistente tutti i fattori patogenetici responsabili della comparsa delle manifestazioni dell’acne e pertanto non solo trovano una sicura collocazione come coadiuvanti delle terapie mediche tradizionali, ma possono anche rappresentare una valida profilassi nella complessa strategia terapeutica della malattia.

 

Naturalmente vanno modulati in maniera accurata tempi e modalità di applicazione dei presidi termali, standardizzati in protocolli medici, sorvegliati da specialisti dermatologi. La corretta applicazione della crenoterapia non è alternativa a trattamenti terapeutici, bensì integrativa con schemi consequenziali o di associazione.

[/vc_column_text][/vc_column]

8_-_Le_cure_termali

D.ssa Nadia Russo
Specialista Dermatologa. Dottore di Ricerca in Dermatologia Sperimentale
Università degli Studi di Napoli “Federico II”.

[/vc_row]