Dott. Angelo Ferrari
Resp. serv. dermatologia ed allergologia territoriale asl 5 Crotone

Dalle terapie della medicina popolare alla magia e all’ipnosi. Dall’aglio all’olio di lavanda fino ad arrivare alla crioterapia ed al laser. Cosa funziona? Le verruche sono infezioni virali che si presentano come escrescenze carnose, dure di natura benigna. Sono provocate dall’aggressione di un virus e si manifestano sia sulla pelle che sulle mucose.

La famiglia dei virus alla quale appartengono le verruche è quella dei Papova-virus ed in particolare il virus responsabile è il Papilloma virus umano (HPV Human Papilloma Virus) che attacca esclusivamente la razza umana. Lo studio del DNA virale ha dimostrato che esistono circa 50 sottotipi di HPV ma solo alcuni di essi sono responsabili delle lesioni cutanee.

Le verruche erano conosciute dagli antichi greci e romani e nel 30 a.C. Aurelio Cornelio Celso parla già in alcuni scritti di manifestazioni simili a porri. La loro identificazione come infezioni trasmissibili per contagio avvenne però solo alla fine di questo secolo ed il virus papilloma fu isolato nel 1949.

Non esiste un vaccino, non esiste una cura o una terapia per via generale e quindi a tutt’oggi l’unico modo per eliminarle è quello di distruggerle fisicamente. Tale distruzione deve avvenire il più presto possibile proprio perché trattandosi di un virus autoinoculante più a lungo rimane sulla pelle e maggiore è la possibilità che dopo circa 3-4 mesi avvenga una recidiva.

I metodi per eliminarle sono diversi e variano a seconda del tipo di verruca. La terapia delle verruche costituisce a tutt’oggi un problema ed i risultati che si ottengono non sono costanti e spesso non sono definitivi in quanto le recidive sono frequenti con tutti i tipi di trattamento.

Nei miti norvegesi Idunna era la guardiana delle ” Mele dell’immortalità” che manteneva giovani gli dei. Il melo era un albero sacro ai Druidi. Si dice che tagliando una mela in tre pezzi e strofinando il taglio laterale su una verruca dicendo : “fuori dalla verruca, dentro la mela” e seppellendone i pezzi, la verruca sparirà così come la mela si sarà decomposta.

Nel campo della magia terapeutica un rito conosciuto come “nganda li puorri” era un incantesimo efficace nel medioevo per la cura delle verruche. Il rito si compiva per fasi successive in cinque giorni. Il primo giorno la guaritrice conduceva il paziente affetto da verruche fin sulla riva del fiume Calore. La strada era scoscesa: una distanza di circa tre chilometri che andava percorsa a piedi. Qui la guaritrice faceva immergere le parti affette nell’acqua corrente mentre essa raccoglieva dai campi un numero sufficiente di steli di grano. Compiuto ciò, il paziente si disponeva presso la guaritrice che di uno stelo staccava un nodino e, tenendolo nelle dita della mano dx, con esso faceva il segno della Croce, toccandosi il petto, la fronte e gli omeri ed invocando Padre, Figlio e Spirito Santo. Quindi strofinava il nodino su un porro ed alla sua domanda “taglio?” il paziente era tenuto a rispondere : “porro”. Un secondo nodino accompagnava il segno della Croce per essere poi strofinato su altra verruca, ed ancora a “taglio?”, il paziente rispondeva “puorro”. L’intera operazione si ripeteva tante volte per quanto erano le verruche da cui era affetto il paziente. Infine tutti i nodini corrispondenti al numero delle verruche, che la guaritrice aveva accumulato e serbato nella mano sinistra, venivano dati al paziente perché li affidasse alla corrente del fiume. Ancora una volta il paziente era invitato ad immergersi e la guaritrice, sfiorando il pelo dell’acqua con la mano aperta disposta verticalmente effettuava ripetutamente il segno della Croce invocando di volta in volta :”in nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo”.
Conclusa questa prima fase, il ritorno al paese andava effettuato mantenendosi rigorosamente sul ciglio della via percorso all’andata. Il secondo giorno la guaritrice riceveva il paziente presso la propria abitazione e da piantine di grano staccava i nodini coi quali, singolarmente, si segnava della Croce prima di strofinarli sulle verruche e domandava “che taglio?” ed ottenendo in risposta “puorro”. Al termine, i nodini, tanti quanti le verruche, venivano avvolti in un pezzo di carta e consegnati al paziente il quale, senza rivolgere parola ad alcuno,doveva raggiungere un torrente, una fonte o comunque un rivolo d’acqua a cui affidarli, avendo poi l’accortezza di allontanarsi a ritroso, senza mai più avvicinarsi al luogo in cui i frammenti di stelo erano stati abbandonati alle acque. Il rito del secondo giorno andava invariabilmente ripetuto nel terzo, nel quarto e nel quinto successivi.

Molte e diverse sono le terapie della medicina popolare per le verruche. Fra queste si può citare lo strofinamento della verruca, o del porro, con uno spicchio di aglio tagliato, da fare almeno due volte al giorno, e la Segnatura,cioè il disegno attorno alla verruca di un limite preciso. Il disegno deve essere fatto con un inchiostro resistente, e questa pratica agisce perché si identifica la verruca come altro da sé, e viene indirettamente stimolata a livello psichico la reazione del male esterno. E’ necessario che la segnatura sia fatta da un’altra persona.

Lo so, molti di voi storceranno il naso,ma forse non sapete che esiste un elisir che non ha eguali. Sto parlando dell’aglio, antibiotico naturale che equilibra molti stati patologici. Esistono testi affascinanti e misteriosi sulla potenza dell’aglio, le cui miracolose facoltà furono avvertite persino dagli antichi monaci tibetani. Vanno tagliati diversi spicchi fino a farne una poltiglia e questa sorta di pasta collosa va applicata sulla verruca fino a quando il bruciore non diventa insopportabile. Ogni tanto quella poltiglia oltre a spalmarla sulla pelle va anche ingurgitata con un bicchiere d’acqua stando attenti a toccare il meno possibile il palato. In poche settimane le verruche spariscono e la pelle ritorna perfettamente liscia. Per chi oggi vuole praticare ancora queste terapie tibetane occorre prendere alcuni spicchi, pestarli nel mortaio ed applicarli sulla verruca per tutta la notte. Attenzione : è bene che la polpa d’aglio non tocchi la parte sana dell’epidermide, per evitare che si infiammi. A tale scopo, prendete un cerotto e praticatevi un foro delle dimensioni della verruca ed applicatelo in modo che la verruca rimanga scoperta. Ponete al di sopra del cerotto la pasta d’aglio, ricoprite il tutto con un altro cerotto, nel giro di 10-15 giorni con una nuova applicazione ogni notte la verruca scomparirà.

Sempre nell’ambito delle terapie cosiddette naturali altra metodica suggerita è quella di cospargere le verruche con latte di fico o strofinarle con pomodori. Ed ancora olio essenziale di lavanda 4-5 volte al giorno, toccando con il contagocce sulle verruche senza invadere la parte sana, per 15 giorni. Non usare molto vicino alle mucose perché l’olio essenziale di lavanda è irritante sul tessuto normale.

Altro sistema è quello di bruciarle servendosi del sole con una lente di ingrandimento, con il fuoco della lente esattamente sulla verruca, quando il bruciore diventa insopportabile spostare la lente dalla verruca e rimetterla subito dopo. Quattro o cinque volte per due o tre giorni.
Perché il medico omeopatico raccomanda di non togliere le verruche fino a quando non diano più segni o sintomi di attività? Proprio perché le verruche rappresentano delle polle d’affioramento di sostanze tossiche solide che l’organismo non è in grado di neutralizzare digerendole.
Sono quindi, contemporaneamente segnali d’allarme, punti d’accumulo e valvola d’eliminazione ed il virus isolabile nella verruca è un agente che sopperisce all’inadeguatezza digestiva dell’ospite (parassitismo utile). Per la loro natura, in Medicina Omeopatica, le verruche sono considerate segno di tendenza al deposito tossico solido negli organi interni (sicosi) o, più semplicemente, di tendenza alla formazione di tumori, negli organi escretori in particolare.
La loro guarigione spontanea o a seguito di trattamento espressivo (quindi non chirurgica o chimica topica) è segno di risoluzione del blocco d’eliminazione.
Spesso, la zona di comparsa della verruca, per le relazioni esterno interno note in Medicina Energetica, fornisce anche una precisa indicazione dello squilibrio emozionale (psicologico) che è alla base del disturbo funzionale prima e successivamente organico. Ecco i motivi per i quali questa piccola lesione non va rimossa alla cieca ed intempestivamente allo stesso modo di come non va chiuso il piccolo foro della valvola della pentola a pressione.
La presenza di questa manifestazione acquista un carattere di particolare importanza in relazione alle caratteristiche costituzionali (psicotico, prevalenza carbonica, carbo fosforica) e risentirà quindi delle cure omeopatiche di terreno col simillimum.

E’ impressionante il panorama terapeutico che appare in internet ed alcune citazioni sono particolarmene singolari. Ad esempio una signora di 48 aa di Colonia scrive : da circa 11 anni avevo nella giuntura della mano destra una verruca che mi disturbava. Tentai con diversi rimedi di eliminarla (impiastri, gocce contro le verruche, etc.) tuttavia non ci riuscii. Alla fine dovetti rivolgermi allo stregone del nostro secolo il dermatologo che ha usato la crioterapia. Però invece di sparire, la verruca divenne sempre più grande. Dal mese di maggio mi sono sintonizzata regolarmente con la forza guaritrice e dopo tre mesi la verruca è sparita.

Anche l’ipnosi viene proposta per la terapia delle verruche con un numero medio di sedute da quattro a nove. La suggestione di base è il freddo. In genere bisogna aggiungere per verruche sul volto e cuoio capelluto l’associazione freddo-formicolio-prurito. Il paziente viene addormentato e l’ipnoterapeuta procede suggerendo :” la sua mente ha un enorme potere sul suo corpo…la sua pelle tornerà bella e liscia come prima… le sue verruche spariranno…faccio un cerchio attorno a questa verruca con la matita lei ora sente questa zona dove è tracciato il cerchio raffreddarsi, diventare sempre più fredda…indichi con la testa quando sente il freddo…bene…queste verruche spariranno…non si riformeranno più…il freddo durerà un giorno e come cesserà cominceranno a diminuire…domani quando verrà sentirà ancora nuovamente freddo ed una volta finito, le sue verruche si ritireranno ancora di più fino a sparire per sempre…ora conterò da dieci ad uno ed al mio uno lei si sveglierà…completamente. Ecco, io comincio a contare: dieci…nove…otto….

Ed a proposito di freddo viene propagandato su internet uno spray nebulizzatore come l’unico prodotto in grado di eliminare le verruche in 20 secondi. Consiste in una miscela di dimetiletere e propano non dannosa per l’ambiente con degli applicatori di gommapiuma.

Il raffreddamento cutaneo spinto oltre una certa soglia induce la formazione di cristalli di ghiaccio extra ed inter cellulari. Questi ultimi sono ottenuti mediante raffreddamento rapido (azoto liquido). La cristallizzazione si accompagna ad una ridistribuzione degli ioni intracellulari ed alterazioni delle proteine in particolare enzimatiche e di membrana. La sofferenza non è la medesima per tutti i differenti tipi cellulari; alcuni di essi muoiono: i melanociti a -3° C, i cheratinociti a –30° C.
Se la crioesposizione è intensa e profonda, le trombosi vascolari secondarie causano un infarto ischemico, che si esprime con una necrosi secca, non dolente, demarcata ed eliminata nel giro di due o tre settimane. La cicatrice è morbida, flessibile, non detraente, spesso acromica. I due criogeni più adoperati in dermatologia sono la neve carbonica e l’azoto liquido. La neve carbonica viene impiegata nuda in una compressa con l’aggiunta di alcool o di acetone, o con un applicatore (criocauterio di Lortal-Jacob). Essa viene applicata mediante sfioramenti superficiali o più profondamente da sola od associata a corticoterapia locale. L’azoto liquido, dalle proprietà criogeniche più spiccate(-195,6° C) è oggi molto più utilizzato, sia con un batuffolo di cotone montato intinto direttamente nel contenitore dell’azoto, sia come spray, sia mediante un applicatore metallico calibrato. L’azoto liquido consente di ottenere una desquamazione superficiale o una distruzione focalizzata. La crioterapia con azoto liquido che scolla la verruca dalla sua base connettiva è il trattamento di scelta delle verruche volgari per molti Autori, tuttavia presenta l’inconveniente di essere dolorosa, soprattutto per quanto attiene alle verruche palmari, peri e subungueali che è preferibile trattare con preparazioni all’acido salicilico (collodio salicilato al 12%) o escisse per curettage in anestesia locale.
Le verruche plantari semplici sono facilmente staccate con una curette tagliente in anestesia locale, seguiranno l’ablazione del collaretto ipercheratosico eseguita con le forbici ed infine l’applicazione di acido tricloroacetico a saturazione. Le verruche plantari superficiali a mosaico recidiverebbero più facilmente dopo curetage, ed è pertanto preferibile trattarle con preparazioni topiche (acido salicilico 12-20%, podofillina 15-25%, o soluzione di glutaraldeide al 20%). Si raccomanda la prudenza in caso di verruche piane del volto: si sceglierà allora tra l’astensione dalla terapia e le applicazioni locali di acido retinoico in creme o lozioni per 3-6 settimane. Malgrado alcuni Autori ritengano le verruche una controindicazione al peeling chimico, l’esperienza della Sezione Dermatologica della Clinica Medica di Bari e di altri autori, ha dimostrato che l’uso settimanale di acido gli colico al 70% circoscritto alle verruche piane determina un miglioramento significativo delle stesse e soprattutto risulta ben accetto dal paziente.
L’immunoterapia locale e sistemica delle verruche (DNCB, levamisolo, isoprinosina) è stata proposta nei casi resistenti agli altri trattamenti così come l’interferone e la bleomicina intralesionali; i risultati sono variabili.

Una citazione a parte merita l’imiquimod attualmente commercializzato per il trattamento delle verruche anogenitali esterne, un modulatore della risposta immunitaria in grado di stimolare l’immunità cellulo-mediata tramite la produzione tissutale di interleuchine ed interferone. Il gruppo di Donofrio della Clinica dermatologica di Napoli ha trattato le verruche piane recidivanti per una settimana con una lozione contenente tretinoina allo 0,05% e successivamente con imiquimod crema al 5% tre volte alla settimana a sere alterne. Le verruche periungueali e quelle plantari recidivanti sono state trattate per una settimana con una soluzione lattico-salicilica in occlusiva e successivamente con imiquimod crema al 5% tre volte alla settimana a sere alterne. Le verruche anogenitali recidivanti sono state trattate prima con crioterapia e a distanza di 24-48 ore con imiquimod crema al 5% tre volte alla settimana a sere alterne. La tollerabilità del trattamento, la compliance di una terapia domiciliare, la scomparsa delle lesioni e l’assenza di recidive, suggeriscono che l’associazione dei trattamenti tradizionali con l’imiquimod può rappresentare una valida alternativa terapeutica soprattutto nei bambini.

Altra esperienza interessante è quella del gruppo pisano del prof Cervadoro che ha valutato l’efficacia di un preparato per uso topico a base di Cidofovir in collodio elastico ed in crema base alla medesima concentrazione in pazienti affetti da verruche volgari. Il Cidofovir è un farmaco per uso endovenoso registrato per la cura della retinite da Citomegalovirus resistente alle comuni terapie nei pazienti affetti da AIDS, che presenta un ampio spettro antivirale nei confronti di Herpes virus, Adenovirus, Poxvirus e Papillomavirus. Cidofovir è stato applicato 2 volte al giorno per un periodo di tempo medio di 15 giorni. L’applicazione ha provocato in tutti i pazienti la comparsa di un bruciore intenso ma di breve durata e nessun altro effetto collaterale. Certamente altri studi saranno necessari per valutare ulteriormente l’efficacia e la tollerabilità sistemica di questo nuovo farmaco che si preannuncia come nuovo valido presidio nei confronti di alcune patologie virali dermatologiche.
Di tutte le applicazioni offerte dall’elettroterapia la sola veramente valida nel nostro campo è l’ultima allorché utilizzata con uno degli elettrodi puntiformi con tecnica coagulante e cioè la diatermocoagulazione. Offre immediatezza dei risultati e semplicità di applicazione ma espone al rischio di cicatrici discromiche e/o atrofiche e necessita di anestesia locale.
L’ipertermia è stata impiegata come mezzo terapeutico fin dall’antichità e per quanto riguarda il presente è rappresentata soprattutto dai laser infatti si può definire un trattamento del passato con un potenziale per il futuro. Il laser, inventato da Maiman nel 1960, trovò le sue prime applicazioni in campo medico nel 1961, grazie al dermatologo Leon Goldman. Il laser permette mediante un sistema fisico ed ottico sofisticato, di amplificare e di emettere una radiazione elettromagnetica (luce) monocromatica (lunghezza d’onda specifica), coerente (in fase) e non divergente (collimata). Affinché l’energia luminosa emessa in questo modo causi effetti biologici, è necessario che sia assorbita dal bersaglio (nel caso specifico la cute od un suo costituente) e trasformata in altre forme di energia : termica, chimica e meccanica. In dermatologia oggi si utilizzano prevalentemente gli effetti fototermici del laser; essi consentono, a seconda delle caratteristiche fisiche dei diversi laser, di tagliare, di vaporizzare o di fotocoagulare un bersaglio. Il laser più utilizzato per il trattamento delle verruche è il CO2. L’energia elettromagnetica, poiché la sua lunghezza d’onda ne determina uno spiccato assorbimento da parte dell’acqua e ne riduce nettamente la diffusione attraverso i tessuti, risulta completamente assorbita da un piccolo volume: da ciò deriva la possibilità di tagliare o di carbonizzare con precisione. Tuttavia, a causa della modalità di emissione, che è continua, si ha sempre una diffusione relativamente spiccata del calore attorno al volume di assorbimento: ciò causa danni termici nei tessuti adiacenti alla zona vaporizzata. Infatti alcuni Autori preferiscono utilizzare il dye-laser : uno strumento dotato di un raggio luminoso giallo capace di arrivare a coagulare i capillari che nutrono la verruca in modo da essiccarla progressivamente. Occorrono alcune sedute per guarire ma in caso di successo si evitano cicatrici deturpanti. L’evoluzione tecnologica di questi apparecchi e dei loro accessori ha dei ritmi vertiginosi che rendono estremamente difficile l’aggiornamento. La relativa carenza di basi teoriche, il problematico accesso a fonti didattiche sicure ed esaurienti, i costi delle apparecchiature e l’agguerrita competizione delle aziende produttrici rendono molto vulnerabili dermatologi e pazienti. Entrambi siamo facile preda di una informazione troppo spesso esageratamente ottimistica, più rivolta alle prospettive caratterizzate da un più o meno esplicito risvolto economico che a quelle di un necessario e quasi inevitabile aggiornamento delle possibilità terapeutiche offerte dall’attuale scienza medica.
A tal proposito basta osservare lo studio made in USA pubblicato sugli Archives of Pediatric and Adolescent Medicine. I ricercatori hanno coinvolto 50 giovani e bambini con verruche su dita, mani e piedi. Metà di loro sono stati trattati con crioterapia, agli altri invece è stato messo sulla verruca un piccolo pezzo di nastro adesivo. Dopo 6 giorni, la lesione è stata levigata con pietra pomice, lasciata scoperta per 12 ore e quindi nuovamente coperta con il nastro. A distanza di 2 mesi nel gruppo curato con il freddo è scomparso il 60% delle verruche, nell’altro ben l’85%. Secondo gli esperti statunitensi, l’adesivo irrita le verruche provocando una reazione immunitaria che a sua volta finisce col distruggerle. Pensate quindi per un attimo al confronto di costi fra un rotolino di nastro adesivo ed un apparecchio laser.

In conclusione cosa funziona e quale metodica scegliere per il trattamento delle verruche? Vi rispondo con Sam Gibbs dermatologo britannico di Ipswich : ” se le verruche non danno fastidio si può non intervenire,dato che la gran parte guarisce spontaneamente in qualche mese. Se invece danno fastidio, o se l’interessato non vuole aspettare, bisogna scegliere fra almeno dieci trattamenti diversi ; io uso per abitudine due o tre sistemi ma non conosco a fondo né i meriti né i demeriti degli altri”.

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22_-_Le_verruche

Dott. Angelo Ferrari
Resp. serv. dermatologia ed allergologia territoriale asl 5 Crotone
Segretario nazionale Associazione Dermatologi Magna Grecia.

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