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L’edema è un accumulo di liquidi negli spazi interstiziali dell’organismo. Il sintomo più evidente di questa condizione è il gonfiore.

L’edema è un accumulo di liquidi negli spazi interstiziali dell’organismo. Il sintomo più evidente di questa condizione è il gonfiore che, come tutti sanno, caratterizza diverse patologie. Un semplice ma obiettivo criterio diagnostico si basa sulla compressione locale della tumefazione con un dito. Se si forma una fossetta, detta “fovea”, l’esame ha avuto esito positivo e si può parlare di edema patologico.

 

La fovea è più evidente se la manovra viene eseguita in corrispondenza di una prominenza ossea, come il margine anteriore della tibia ed il sacro. Se invece l’edema è la conseguenza di un trauma o è causato da un accumulo di mucopolisaccaridi (mixedema), tipico dell’ipotiroidismo, i tessuti ritornano subito nella posizione originale.
L’edema può essere legato a cause locali (difficoltà circolatorie come le varici delle gambe, infiammazioni cutanee, ecc.) o estendersi a tutto l’organismo. (Omissis)

 

Perché le gambe si gonfiano? Quali sono le cause dell’edema? 

Dal punto di vista fisiologico, l’edema è il risultato di alterazioni dello scambio capillare.

In condizioni normali, i capillari tendono a filtrare a livello dell’estremità arteriosa e a riassorbire a livello dell’estremità venosa.

Il sangue che circola molto lentamente al loro interno, può così cedere ossigeno e sostanze utili verso l’estremità arteriosa e caricarsi di prodotti di rifiuto verso l’estremità venosa.
Tali passaggi sono favoriti da un gradiente pressorio molto sottile, perché influenzato da numerosi fattori, come la pressione venosa e la concentrazione di proteine nel plasma e nel liquido interstiziale.
Quando rimaniamo in piedi per lungo tempo i piedi si gonfiano.
Stare in piedi implica infatti un aumento della pressione venosa (la gravità ostacola il ritorno del sangue dagli arti inferiori al cuore).
A causa di questo aumento pressorio, tutto il capillare tende a filtrare, sia all’estremità venosa che a quella arteriosa, manca il riassorbimento e ciò causa l’accumulo di liquidi (edema).
Analogo discorso se una vena è occlusa da un trombo (flebite): il sangue non riesce a passare, la pressione venosa aumenta, il capillare riassorbe con difficoltà, si accumula liquido nello spazio interstiziale e si forma l’edema.
Tutto ciò si verificherebbe molto più spesso di quando accade in realtà, se non fosse per l’azione del sistema linfatico, deputato al riassorbimento del liquido interstiziale presente in eccesso.
Un inadeguato drenaggio linfatico può essere a sua volta responsabile di edema e gonfiori (ad esempio a causa di parassiti, della crescita di tumori, dell’asportazione dei linfonodi o della crescita di tessuto fibroso conseguente alla terapia radiante).
L’ipertensione arteriosa, invece, non è causa di edema, in quanto regolata dalle arteriole che stanno a monte del capillare. (Omissis)
L’edema è una conseguenza tipica dell’infiammazione, che può scaturire da agenti di natura fisica (traumi, calore), chimica (acidi ecc.) o biologica (batteri, virus ecc.).
A causa della lesione e di alcune modificazioni del microcircolo indotte dalla risposta infiammatoria, si assiste ad un aumento della permeabilità capillare, con conseguente accumulo di proteine nei fluidi interstiziali (presenti nello spazio extracellulare, cioè tra il capillare e la cellula). (Omissis)

 

LA SALUTE DEI CAPILLARI

Edemi e gonfiori: da cosa dipendono? 

 

Affinché gli scambi capillari avvengano (secondo quanto descritto) sono necessarie due premesse fondamentali: la corretta pressione idrostatica alle estremità del capillare e la giusta permeabilità delle sue pareti.

 

 A) Un capillare troppo fragile o permeabile, che lascia passare sangue e proteine plasmatiche, diminuisce la pressione ematica ed aumenta quella interstiziale; questo impedisce al suo capo venoso di recuperare abbastanza liquido intracellulare.
Un simile difetto può essere compensato dall’attività drenante del sistema linfatico, ma oltre un certo limite si assisterà ad un’inevitabile accumulo di liquidi (edema) negli spazi interstiziali. Tale fenomeno si rende particolarmente evidente in caso di traumi o infezioni; in simili frangenti, infatti, la permeabilità capillare aumenta notevolmente per consentire il passaggio dei globuli bianchi, che si riversano nella zona colpita per arginare e combattere l’invasione di particelle estranee. Anche le proteine plasmatiche approfittano della maggiore permeabilità per lasciare il sangue ed accumularsi nell’interstizio, causando gonfiore.
B) Tra il sistema arterioso da una parte ed il sistema capillare dall’altra, esiste un filtro resistenziale rappresentato dalle arteriole. Questi vasi sono dotati di una muscolatura capace di contrarsi e rilassarsi – aumentando o riducendo di conseguenza il lume vasale – in risposta a vari fattori (ormonali, metabolici, nervosi, riflessi). Grazie a questo efficace sistema regolatorio, la pressione all’estremità arteriosa del capillare è pressoché indipendente dai valori sistolici (a condizione che sia compensata da un’adeguata modificazione della resistenza arteriorale). La pressione venulare, al contrario, influenza passivamente la pressione capillare, perché le venule non hanno resistenza.
Di conseguenza, se aumenta la pressione venosa la pressione capillare deve necessariamente aumentare e viceversa.
Se stiamo in piedi a lungo i piedi si gonfiano perché l’ortostatismo implica un aumento della pressione venosa, che è massima alle caviglie (la gravità sfavorisce il ritorno venoso dagli arti inferiori e l’intera colonna di sangue grava a questo livello). Un simile aumento fa sì che tutto il capillare tenda a filtrare, sia all’estremità venosa che a quella arteriosa, causando l’accumulo di liquidi a livello interstiziale ed il conseguente gonfiore.

 

Fragilità capillare ed angiogenesi 

La parete capillare è una struttura estremamente sottile ed è un bene che sia così, perché caratteristica fondamentale per il corretto passaggio dei metaboliti dal sangue alle cellule.

In condizioni normali, nonostante tale sottigliezza, le pareti dei capillari sopportano bene la pressione sanguigna, senza lesionarsi; esistono tuttavia persone – soprattutto di sesso femminile – che soffrono di fragilità capillare, una condizione resa evidente dalla comparsa di macchie e chiazze rosse sulla cute, spesso associate ad edemi e gonfiori (soprattutto agli arti inferiori).
Escludendo cause di natura patologica, molto spesso la fragilità dei capillari nasconde scorrette abitudini dietetiche (ridotto apporto di vitamina C e bioflavonoidi) e una ridotta attività fisica.
Le cause di questa condizione e le soluzioni per combatterla sono elencate nell’articolo: fragilità capillare.
Quel che ci preme sottolineare in questa sede è che la salute dei capillari – e di riflesso quella delle cellule e dei tessuti da essi irrorati – dipende non solo dalla resistenza delle loro pareti ma anche dal loro numero. I preparatori atletici sanno molto bene che con l’allenamento, soprattutto con quello di resistenza, si realizza un aumento del numero assoluto di capillari, nonché del rapporto capillari / fibre muscolari.
Grazie a tale fenomeno, noto come capillarizzazione, le cellule muscolari si trovano nelle migliori condizioni per sfruttare a pieno le aumentate disponibilità di ossigeno e substrati energetici.
I risultati di una simile condizione sono vari e numerosi: migliore efficienza fisica, migliore nutrimento delle cellule e più efficace smaltimento dei cataboliti, aumento del metabolismo, minori edemi e gonfiori.
Oltre che in risposta all’allenamento di resistenza, l’angiogenesi (cioè il processo mediante il quale si sviluppano nuovi vasi) è particolarmente attiva anche durante la crescita, nella guarigione da una ferita e nell’utero durante la fase proliferativa del ciclo mestruale.
Capire e riprodurre gli esatti meccanismi che regolano tale fenomeno, significa trovare una cura efficace per i pazienti affetti da coronaropatie (aumentando il numero di vasi si bypassa l’ostruzione causata dalle placche aterosclerotiche) e da patologie neoplastiche (bloccando l’angiogenesi delle masse tumorali si impedisce alle cellule anomale di crescere e proliferare).
Ricordiamo, per concludere, che nonostante la maggior parte dei tessuti sia irrorata da una fitta rete capillare, alcuni di essi, come tendini, legamenti e cartilagini, presentano un ridotto microcircolo ed anche per questo si rigenerano con difficoltà dopo una lesione.

 

LA FRAGILITA’ CAPILLARE

 

La fragilità capillare è un problema molto diffuso, specie nella popolazione femminile.
Le cause di origine possono essere numerose, benigne o patologiche. Spesso coesistono predisposizioni genetiche, deficit nutrizionali (in particolare di vitamina C e avitaminosi P), temporanee alterazioni ormonali (gravidanza, fase premestruale) e scorrette abitudini comportamentali (eccessiva esposizione al sole, inattività fisica, sovrappeso / obesità e stress).
Meno numerose sono invece le donne che soffrono di fragilità capillare per motivi di carattere patologico (ipersurrenalismo, malattie di Cusching, sindrome di Ehlers-Danlos, sindrome di Marfan) o iatrogeno (come nella terapia a base di corticosteroidi); anche alcune pillole anticoncezionali possono, in alcune donne predisposte, accentuare il problema.
La fragilità capillare si manifesta con la comparsa di macchie emorragiche puntiformi più o meno estese (petecchie, ecchimosi ed ematomi), soprattutto sul viso e sulle gambe. Tale quadro, quando particolarmente evidente, denota una condizione chiamata porpora, in cui le manifestazioni emorragiche tendono ad insorgere spontaneamente o dopo traumi di minima entità.
Escludendo cause di natura patologica e iatrogena, la fragilità capillare viene trattata soprattutto con interventi di natura dietetica e comportamentale.
Molto gettonati sono, per la loro efficacia, i prodotti alimentari e dietetici a base di frutti di bosco (lampone, mirtillo, mora, ribes e uva spina), ciliege, prugne viola e vitamina C, a cui vengono spesso aggiunti – per i loro effetti antiossidanti – succo d’uva e di agrumi, tè verde e simili.
Sempre in campo nutrizionale, viene talvolta suggerita una supplementazione con acidi grassi essenziali omega-3 e, rispolverando i libri di medicina popolare, una dieta particolarmente ricca di agrumi (in particolare di succo di limone concentrato).
Nell’ambito fitoterapico trova largo spazio l’impiego di estratti di polline, vite rossa e di altre droghe ricche in flavonoidi (Centella asiatica, Mirtillo, Propoli, Cardo mariano, Ginkgo Biloba, Rusco o pungitopo) e per questo dotate di azione capillaroprotettrice.
I flavonoidi sono spesso indicati con la sigla vitamina P, mentre altre volte si fa riferimento alla sola esperidina; si tratta comunque di termini impropri.
In farmacia sono disponibili medicinali contenenti alcuni principi attivi di natura o derivazione vegetale, utili nel trattamento della fragilità capillare.
Ne sono classici esempi la vitamina C (acido ascorbico), la aescina (ricavata dai semi dell’ippocastano), la rutina o rutoside e l’esperidina (bioflavonoidi particolarmente rappresentati negli agrumi – esperidina – e nel grano saraceno – rutoside – che hanno azione sinergica con la vitamina C; migliorano la salute del collagene e, di riflesso quella dei capillari; aumentano l’elasticità della parete venosa ed il riassorbimento degli edemi, risultando utili anche nella prevenzione delle malattie cardiovascolari, grazie all’azione antipertensiva, antinfiammatoria ed ipocolesterolemizzante).
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