Esistono due approcci per la valutazione della pelle: uno valuta la bellezza dal punto di vista cosmetico, l’altro da un punto di vista organico.
La bellezza naturale della pelle dipende oltre che da proprieta’ fisiche come l’elasticita’ e l’idratazione, anche da proprieta’ morfologiche quali la levigatezza, la quantita’ di rughe, la pigmentazione, i segni particolari e le efelidi.

Esistono, percio’ diversi fattori che condizionano lo stato della pelle: da quelli psicologici a quelli citologici molecolari, ma non c’è studio riguardante le proprieta’ della cute che non abbia evidenziato come l’idratazione della stessa sia uno dei fattori piu’ importanti che ne condiziona la bellezza naturale.

 

La cute, è vero, rappresenta un’ottima barriera che impedisce il passaggio di sostanze potenzialmente dannose all’organismo, come è pure vero, al contrario, che spesso la via cutanea è utilizzata in medicina per introdurre, a scopo terapeutico, farmaci destinati ad esercitare un effetto sull’intero organismo ed il cui assorbimento graduale, proprio attraverso la barriera cutanea, consente di mantenere costante la loro concentrazione e quindi di ottimizzarne l’azione.

 

La pelle quindi, non è una barriera impermeabile, bensì semi-impermeabile e le vie attraverso cui essa puo’ essere superata sono gli spazi intercellulari, le strutture annessiali e le stesse cellule.

 

Per questi e per tanti altri motivi, il suo contenuto idrico è molto importante anche da un punto di vista patologico come marker di desquamazioni e malattie cutanee.

 

Nel settore cosmetico il ruolo dell’idratazione cutanea è ben noto, ma è la relazione esistente con le varie affezioni dermatologiche che induce ad una maggiore attenzione nel versante clinico.
E’ noto, infatti, che l’idratazione dell’epidermide è minore in superficie. Tanto piu’ profondo è lo strato, tanto piu’ avvicinandosi al derma è maggiore il contenuto in acqua.
Le molecole di acqua, in base al gradiente di concentrazione, migrano verso la superficie.

 

Lo strato corneo, le cui cellule sono metabolicamente inattive, costituisce, in condizioni di normale idratazione, uno dei tessuti biologici piu’ impenetrabili dall’acqua, attraverso cui c’è il passaggio solo di molecole di piccola taglia (con peso molecolare inferiore a 100.000 Kd) in maniera passiva, messo in atto, cioè, soprattutto da forze di origine fisico-chimica e regolato solo dal gradiente di concentrazione.

 

Il flusso d’acqua libera, che si diffonde come vapore acqueo dall’epidermide all’esterno e che serve a contribuire al mantenimento dell’equilibrio termico, è conosciuto come Trans Epidermal Water Loss (TEWL) e dipende dall’integrita’ sia della componente lipidica che proteica dello strato corneo. Un calo al di sotto di una percentuale di 20-35% di umidita’ relativa ambientale, come avviene per una combinazione di freddo e bassa umidita’, provoca una disidratazione delle strato corneo che puo’ evidenziarsi clinicamente con aridita’, prurito e lieve desquamazione.

 

E’ comprensibile come una conoscenza dello stato d’idratazione cutanea sia essenziale, pertanto, al fine di decidere in maniera oculata il tipo di trattamento da effettuare e, ancor piu’, per verificare gli effetti che i prodotti inducono nel tempo.

 

I metodi sinora utilizzati per misurare l’idratazione della pelle sono la spettroscopia ad infrarosso e la conduttanza ad alta frequenza. Purtroppo questi metodi hanno problemi di riproducibilita’ e non sono semplici da gestire. Inoltre, tramite loro è difficile stabilire quanto profondo sia nell’epidermide il contenuto (idratante) delle proteine che contribuiscono a costituire corneociti e sono in grado di formare legami con l’acqua (cheratina, involucrina, filaggrina, locrina).

 

Per idratarsi, pero’, non basta bere. Una pelle disidratata appare ruvida e opaca. Sarebbe bello se, semplicemente, bevendo piu’ acqua si potesse aumentare direttamente il rifornimento di liquidi alla nostra pelle. A provarci, il rischio che si corre, è solo quello di dover correre piu’ volte al bagno e i risultati sarebbero estremamente bassi.

 

MA PERCHE’ LA CUTE HA BISOGNO D’ACQUA?

E’ presto detto. La pelle deve adattarsi ai continui movimenti e alle trazioni imposte dalle articolazioni e dalle contrazioni muscolari.
Le necessarie caratteristiche di plasticita’, flessibilita’ e morbidezza, sono garantite da una buona condizione di idratazione e dall’integrita’ della barriera che lipidi e proteine formano insieme all’acqua.
Nello strato corneo, infatti, l’acqua è presente sia in una forma libera, capace di evaporare all’esterno, sia in forma legata alle proteine di membrana dei corneociti e ai lipidi intralamellari.
Questi legami possono essere di tipo covalente (5%), molto forti e resistenti, o di tipo idrogeno (30%), meno saldi e per questo piu’ influenzabili dai cambiamenti dell’umidita’ relativa ambientale.

 

In condizioni ottimali il livello d’acqua presente è intorno al 30-35%, mentre un calo al di sotto di un 20% è da considerarsi indice di un problema dermatologico che si presenta, con crescente frequenza, in tutte le fasce d’eta’: secchezza e disidratazione della cute.

 

L’epidermide, quando è disidratata, oltre a presentare un aspetto ruvido e opaco puo’ andare incontro facilmente a fissurazioni e screpolature.

 

La progressiva diffusione di queste condizioni puo’ essere messa in relazione all’impiego quotidiano di detergenti aggressivi che rimuovono i lipidi superficiali, all’invecchiamento della popolazione, all’aumento dei fattori ambientali inquinanti, alla scriteriata esposizione al sole durante il periodo estivo e probabilmente anche all’impiego scorretto o all’errata formulazione di alcuni prodotti cosmetici.

 

Paradossalmente poi, un momento critico è rappresentato dall’uscita dal bagno, dalla doccia o dal mare, perche’ è allora che c’è una maggiore tendenza a disperdere umidita’.

 

L’idratazione dello strato corneo dell’epidermide ha una positiva ripercussione anche verso gli strati piu’ profondi migliorandone il metabolismo ed il turnover.

 

Allo stesso tempo bisogna ricordare che le sostanze realmente idratanti non sono quelle che determinano un’occlusione della pelle, perche’ questo fenomeno si concretizza in una inibizione momentanea del tessuto corneo che non modifica, di fatto, la sua capacita di legare l’acqua ed è quindi di breve durata.

 

Quelle che invece posseggono una funzione idratante documentabile possono essere distinte per il loro meccanismo di azione di due gruppi, uno relativo a quelle che favoriscono il legame d’acqua con le proteine di membrana attraverso interazioni chimiche, e l’altro in cui l’attivita’ idratante è dovuta ad un’azione igroscopica legata alla capacita’ di assorbire e trattenere l’acqua presente sia nell’ambiente esterno che nell’emulsione stessa.

 

Per evitare rughe, smagliature ed invecchiamento precoce, è indispensabile proteggere la cute e assicurarsi che il suo stato di idratazione sia sempre ottimale.

 

Oggi il dermatologo e il cosmetologo dispongono di sofisticati strumenti di laboratorio per valutare la condizione della pelle e consigliare i trattamenti piu’ appropriati. Alghe, mucillagini, proteine e grassi vegetali spesso sono le migliori sostanze per risolvere il problema.

 

Una pelle detersa, pulita e asciutta va sicuramente protetta.

 

La buona conservazione dell’epidermide ne garantisce l’elasticita’, la flessibilita’ e, in definitiva, la sua integrita’, contribuendo ad evitare fenomeni di invecchiamento precoce. Le pelli secche, o meglio tendenzialmente secche, possono risultare tali perche’ disidratate, ovvero carenti di acqua e di sostanze idrofile, o alipiche, cioè povere di lipidi.
Queste tipologie cutanee sono maggiormente esposte al contatto con gli agenti esterni (vento, pioggia, raggi ultravioletti, polveri, ecc.) e, pertanto, si considerano piu’ “a rischio”.
D’altro canto in una pelle arida, non “lubrificata” a sufficienza da un efficace mantello idroacido-lipidico, gli stessi movimenti quotidiani o i traumi che possono derivare da uno stiramento cutaneo dovuto a gravidanza o a un dimagrimento veloce, tendono a produrre un calo di elasticita’ o, addirittura, la rottura delle fibre elastiche e collageniche, causando, a seconda delle zone del corpo, la comparsa di rughe e smagliature.

 

ENTRA QUINDI IN GIOCO IL CHECK-UP COSMETOLOGICO

 

A che serve? Be’, vi sarete certamente chiesti se è possibile stabilire lo stato di idratazione della pelle. Ebbene si. Gia’ a occhio nudo è possibile farsi un’ idea, soprattutto se alcune caratteristiche risultano macroscopiche. Ma per fare un esame piu’ accurato, che potrebbe essere definito check-up cosmetologico, è opportuno ricorrere a strumenti di laboratorio.

 

Esistono varie metodiche oggi utilizzate a tale scopo.
La squametria, per esempio, si serve di un nastro adesivo scuro, col quale vengono strappate le squame cutanee, per consentire poi l’analisi dell’immagine.
La spettrometria infrarossa, invece, puo’ dare un’idea dell’assorbimento delle radiazioni infrarosse dovute all’acqua.
L’analisi strumentale avanzata, poi, fornisce con la risonanza magnetica nucleare una relazione piu’ immediata sul contenuto idrico, specialmente se si tiene conto di altri parametri quali la misura della temperatura corporea di superficie e del pH.

 

Tuttavia per un esame piu’ rapido si puo’ ricorrere a strumenti di tipo ambulatoriale, affidabili e di facile uso, quali l’igrometro (o corneometro) e il sebometro.
Il primo fornisce dati che orientano sulla quantita’ di acqua presente nelle varie zone della pelle; il sebometro, invece, informa sul contenuto lipidico.

 

L’uso di un pH-metro, infine, potrebbe confermare valori di pH fisiologici o eventuali alterazioni attribuibili a probabili patologie.

 

Gia’ da tempo dermatologi e cosmetologi adoperano questi apparecchi con risultati di sicuro interesse. Al di la della tecnica di esecuzione del test, che è molto semplice, e veramente importante la sua programmazione, tenendo conto delle condizioni ambientali (temperatura, umidita’), e l’interpretazione dei risultati.

 

L’attendibilita’ di questi ultimi dipendera’ dalla accuratezza di esecuzione dell’analisi e dal controllo periodico della taratura degli apparecchi. La corretta valutazione dei dati elaborati puo’ aiutare a selezionare il prodotto cosmetico idoneo alle caratteristiche della cute esaminata.

 

Ma la scelta di un preparato cosmetico non puo’ prescindere dalla conoscenza dei substrati biologici su cui va applicato.

 

Gia’ nel 1959 si è individuato col nome di NMF (Natural Moisturizing Factor) il fattore di idratazione della cute, ovvero un insieme di sostanze idrofile (citrati, lattati, urea, aminoacidi, pirrolidon-carbossilati, ecc.) in grado di legare l’acqua nello strato corneo, responsabile, fra l’altro, del potere tampone della cute.

 

Oltre a queste sostanze idrosolubili, l’epidermide comprende aliquote piuttosto considerevoli di componenti lipidici; per esempio acidi grassi saturi e insaturi, trigliceridi, esteri oleosi, squalene, ceramidi, colesterolo.

 

Queste sostanze contribuiscono al mantenimento dell’idratazione cutanea e, contemporaneamente, fungono da agenti antimicrobici. Essendo gia’ presenti nello strato corneo una “fase acquosa” e una “fase lipidica”, per favorire la stabilizzazione dell’equilibrio idrolipidico, e al contempo fornire una protezione cutanea adeguata, nasce spontanea l’ipotesi di utilizzare un’emulsione: un sistema bifasico costituito da forme chimico-fisiche ragionevolmente stabili, rappresentate da emulsioni O/A o A/O.

 

A seconda della consistenza o della fluidita’, le emulsioni si distinguono in creme, generalmente piu’ compatte (con viscosita’ elevata), e latti, ovvero emulsioni fluide, scorrevoli (con viscosita’ piu’ bassa).

 

Le forme cosmetiche O/A hanno la fase esterna acquosa (e quella interna oleosa) e pertanto risultano idrodispersibili.

 

Quelle A/O, invece avendo la fase esterna oleosa, sono acqua-resistenti.

 

Nel caso di creme idratanti e protettive cosiddette “da giorno”, nella maggior parte dei casi si preferiscono emulsioni evanescenti, non untuose e di facile rimozione; si fa quindi largo uso di creme O/A.

 

Quando l’acqua riesce a raggiungere la superficie cutanea si dispone insieme con i lipidi sebacei ed epidermici a formare la prima difesa della pelle contro l’ambiente esterno: “Il film idrolipidico”.
La presenza dei lipidi sembra essere particolarmente importante per la normale funzionalita’ della pelle.

 

Questi lipidi possono avere una duplice origine:
  • dalle ghiandole sebacee;
  • dalle cellule epidermiche.

 

La ghiandola sebacea, tramite il dotto escretore attraverso il follicolo pilifero, riversa sulla superficie cutanea sostanze grasse quali trigliceridi, cere, squalene, ecc. che vanno nel loro insieme a costituire il sebo. I trigliceridi si scindono successivamente in acidi grassi liberi e glicerolo.

 

Le cellule epidermiche producono nel loro citoplasma accumuli di sostanze grasse che vengono poi rilasciate all’esterno tramite i cheratinosomi (o corpi di Odland).
I lipidi dei cheratinosomi sono rappresentati principalmente da steroli liberi, trigliceridi, fosfolipidi, ecc.
I lipidi sebacei ed epidermici si emulsionano con l’acqua della superficie cutanea, formando così una sottile pellicola che si dispone sopra lo strato corneo, come una prima barriera di difesa sia nei confronti dell’ambiente, che della continua e perenne perdita d’acqua.

 

La prima difesa fisiologica contro la disidratazione è, quindi, costituita dallo stesso strato corneo.

 

Infatti, alcuni studi hanno confermato che l’acqua arriva facilmente a livello della parte inferiore dello strato corneo, ma poi viene notevolmente rallentata durante l’attraversamento di questo strato.

 

D’altra parte, la quantita’ d’acqua presente sulla superficie cutanea, che viene dispersa molto rapidamente, è maggiore di quella che, nello stesso tempo, vi giunge, conseguentemente la parte superficiale dello strato corneo appare molto disidratata.

 

Ma un’importante funzione di barriera contro la perdita d’acqua è svolta, come gia’ accennato, proprio dal film idrolipidico.

 

Infatti, la mancanza di sostanze lipidiche sulla superficie epidermica ne aumenta notevolmente la permeabilita’, predisponendo così la pelle a perdere quantita’ maggiori di acqua.

 

LE DIFESE COSMETICHE CONTRO LA DISIDRATAZIONE

Quando la pelle è sofferente perche’, per esempio, le aggressioni ambientali hanno prevaricato le sue difese, è necessaria la “reidratazione”. Reidratare significa ricostituire le naturali difese e quindi apportare sostanze in grado di legare e mantenere l’acqua sulla superficie cutanea.

 

Bisogna inoltre reintegrare quel mantello lipidico senza il quale la nostra pelle è direttamente esposta al contatto e all’aggressione del mondo esterno.

 

La cosmesi funzionale puo’ validamente intervenire non sulle malattie o sui fattori scatenanti la disidratazione cutanea, ma puo’ ripristinare, in quelle condizioni sempre dannose per la cute (quali l’esagerata esposizione solare, l’eccessiva secchezza dell’aria, le aggressioni dei tensioattivi) le condizioni ideali perché la nostra pelle possa soddisfare la sua perenne sete d’ acqua.

 

Inoltre l’apporto alla cute di sostanze ad azione filmante, quali, per esempio, l’acido jaluronico, puo’ consentire un’ azione “rinforzante” lo strato corneo che, così idratato e protetto, dara’ alla pelle un aspetto piu’ disteso.

 

Ecco quindi che, oggi come oggi, il farmacista puo’ fare molto per aiutare a ritardare i segni dell’invecchiamento cutaneo: suggerendo i cosmetici piu’ adatti alle specifiche esigenze individuali, logicamente dopo una attenta valutazione, e offrendo consigli pratici su come utilizzarli.

 

 

 

Da spazio-salute.it