Nella pratica medica abituale ci troviamo davanti a: cistiti recidivanti resistenti alle cure, prostatiti curate a lungo senza cause precise. Questi pazienti sono alla ricerca perpetua dell’antibiotico potente. Spesso mi trovo davanti a delle richieste di tipo “dottoressa mi prescriva un antibiotico forte, più forte di tutti gli altri, a largo spettro”.

Esiste ancora la mentalità che alcuni farmaci siano più potenti degli altri e si dà ancora poca importanza all’uso del giusto farmaco dopo aver fatto la diagnosi tramite l’esame colturale e l’antibiogramma. Eseguito l’antibiogramma su materiale diverso: urine, secreto vaginale, liquido seminale e secreto prostatico da massaggio, capiamo quale farmaco è più appropriato e dobbiamo fare la cura finché ovviamente il germe sia scomparso, di qui la necessità di ripetere gli esami.

Le coppie dovrebbero curarsi insieme, per evitare di fare delle cure discordanti come capita spesso e che portano al così chiamato “effetto ping-pong”.
Mi ricorderò sempre una paziente che aveva fatto anni di cure pesanti: una volta un batterio, poi un altro, poi un fungo e poi ancora passava al primo batterio; indagini su indagini e cure quasi continuative.
Quando le ho detto di far fare degli esami anche al marito e poi cure dall’urologo mi ha risposto che una volta aveva fatto un “tampone uretrale” e che lui “era sano e non sentiva niente”. Le ho detto che a livello prostatico ci potrebbero essere dei focolai di germi da dove lei veniva continuamente contaminata, germi che non sono identificabili al 100% nel tampone uretrale. Ci vuole una comune diagnosi per una comune terapia. Un esame delle urine, dove c’è qualche perdita ematica inspiegabile, potrebbe essere una spia per indurci a pensare alla diagnosi di prostatite anche se, senza la spermiocoltura e l’esame del secreto prostatico da massaggio, non si arriverebbe mai alla diagnosi ed ovviamente alla giusta cura.
Una febbre inspiegabile o un dolore lombare, sono segni non specifici che potrebbero trarre in inganno, in modo che difficilmente un paziente con questi sintomi così generici venga mandato dall’urologo.
Certo che verificare “come va la prostata” non significa eseguire solamente PSA ed ecografie, ma si evidenzia di grande importanza il monitoraggio nel tempo dell’evoluzione della prostatite anche con esami del secreto prostatico da massaggio ed esami del liquido seminale.
Le infezioni della prostata avvengono generalmente per contatto sessuale (vaginale, orale, anale) con una persona infetta.
Non sono evidenziabili tutti i microrganismi nei laboratori abituali; la spermiocoltura negativa potrebbe significare che l’infezione è determinata da germi che non si riescono ad individuare (coltivare) e non crescono su terreni standard.
L’unico metodo che potrebbe evidenziare in modo preciso l’agente causale rimante la PRC (Polymerase Chain Reaction), l’identificazione del DNA del microrganismo da ricercare (batterio, fungo o virus), l’unico metodo per diagnosticare le prostatiti virali come quelle determinate da herpes virus 1,2, papilloma virus e quelle dove i microrganismi sono modificati a causa delle cure antibiotiche prolungate nel tempo o sono “difficili da far crescere in coltura” per essere evidenziati con spermiocolture di routine.
Nei centri dove la PCR diventa di routine, vengono analizzati con PCR tutti i materiali biologici presentati, il materiale da massaggio prostatico, l’urina del primo getto della notte, l’eiaculato totale, dopo aver eseguito la spermiocoltura, così si arriva alla diagnosi in una percentuale triplicata dei casi.
Il papilloma virus, frequentemente incontrato da noi dermatologi come causa dei condiloni (creste di giallo), può provocare anche delle prostatiti. Per identificare il papilloma nella prostata, diventa essenziale l’identificazione del DNA virale con la PCR, anche per identificare i genotipi virali dato che il 16 ed il 18 hanno un altro rischio oncologico.
La confezione 16/18 raddoppia il rischio oncogeno.
In questi casi, la PCR rimane l’unica possibilità per individuare il tipo virale, monitorare la cura e fare una giusta prevenzione tumorale.
In conclusione, le persone in coppia “nel bene e nel male” dovrebbero essere in coppia anche presso gli ambulatori di malattie sessualmente trasmesse (MTS).

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D.ssa Nita Petronela
Specialista in dermatologia e malattie sessualmente trasmesse