Prof. Gianluigi Bertuzzi
Presidente Associazione Italiana di Medicina Estetica
Docente di Medicina Estetica. Master in Medicina Estetica

“Se trattiamo le persone per ciò che sono esse rimarranno come sono, ma se noi le trattiamo per ciò che potrebbero essere, e potrebbero diventare, esse diventeranno al meglio loro stesse” (J.T. Smith). La Medicina Estetica nasce dall’intuizione che l’uomo è sano quando è in armonia con le diverse fasi della vita, con il proprio aspetto fisico e mentale.

Tale semplice concetto è appartenuto, fino a poco tempo fa, più alla filosofia che alla medicina.

La Medicina Estetica è una branca medica che, interpretandolo, ha come scopo l’ottimizzazione dell’equilibrio psicofisico individuale; tale equilibrio è il frutto di una perfetta integrazione di più fenomeni e componenti. Spetta alla Medicina Estetica il compito di capire il ruolo dei diversi sistemi che stanno a capo dell’equilibrio dinamico psicofisico e di correggerne gli eventuali squilibri in modo tale che da una situazione di benessere non si passi ad una situazione di patologia.

 

James Lynch diceva che:”L’ingiunzione di amare il tuo prossimo come te stesso non ha solamente valore morale. E’ un imperativo psicologico. Avere a cuore gli altri è un fatto biologico. Abbi a cuore gli altri e non sarai più solo. E quanto più sarai legato alla vita, tanto più sana sarà la tua esistenza”.

 

Genericamente, oggi, con l’espressione “Qualità della Vita” viene indicato il livello di benessere, anche psicologico, dei cittadini che la società deve tendere a realizzare con le condizioni economiche e di lavoro, ambientali, di relazioni sociali, con la prevenzione delle malattie fisiche e mentali. Il concetto di Qualità della Vita trae la sua origine e diventa centrale soprattutto in società che non sono afflitte da problemi di sopravvivenza come fame, siccità, guerre, malattie infettive e malattie infantili particolarmente diffuse.

Ovviamente, laddove la vita stessa è in pericolo, il problema della sua qualità non si pone neppure.E’ dunque solamente nelle società industriali, e soprattutto in quelle avanzate che si discute sul livello di qualità della vita. Occorre distinguere debitamente tra Qualità della vita, livello di vita e stile di vita. Per livello di vita deve intendersi il dato empiricamente rilevabile delle risorse reali utilizzabili, dunque in una prospettiva che appare essenzialmente quantitativa più che qualitativa. Lo stile di vita si riferisce alle modalità con cui si fa ricorso ad una serie di beni per servirsene come supporto più o meno essenziale nel corso della propria esistenza.

 

Infine la Qualità della vita indica la percezione che i soggetti hanno della loro possibilità di usare al meglio le disponibilità economiche e culturali presenti nel loro universo di riferimento e di vita quotidiana.

 

Qualche decennio fa si poneva attenzione soprattutto alle variabili quantificabili come lo status socio-professionale, l’età, la residenza, il reddito, mentre oggi si tiene maggiormente conto di elementi più qualitativi come il grado di soddisfazione, il superamento della privazione relativa e, quindi, l’accesso alle migliori chances, atteggiamenti e comportamenti. Spetta comunque a noi scegliere che fare della nostra vita. Possiamo accettare ciò che capita con una sorta di mesta rassegnazione, oppure inveire contro l’esistenza con veemente passione umana. Possiamo vivere la vita come esaltazione o sottomissione, come fonte di gioia o di sconforto, di estasi o di inanità.

 

Ma la scelta è comunque nostra, questo è il punto !

Felicità e benessere sono, del resto, due categorie non facilmente assoggettabili a misurazioni di sorta; esse costituiscono il punto di riferimento essenziale per la qualità della vita o meglio ne costituiscono l’obiettivo principale. Ovviamente, anche la soddisfazione, proprio come la privazione, può essere relativa e quindi riduce la Qualità della vita qualora lo scopo prefissato non venga raggiunto in pieno. Gli sforzi tesi a migliorare la Qualità della vita hanno come obiettivo l’aumento della cosiddetta ” speranza di vita ” che nelle società industriali e post-industriali è già abbastanza consistente.

 

La ” Speranza di vita “, d’altro canto, è strettamente collegata alle condizioni socio-ambientali che la favoriscono ed è per questo che agli studi relativi alle relazioni industriali si sono affiancati, tra molti altri, anche quelli relativi ai modelli di percezione dei diversi livelli di soddisfazione nella vita ( life satisfaction) . Dunque si potrebbe dire che la Qualità della vita è per un verso dipendente dalla quota di reddito che viene investita per beni non indispensabili e per un altro dalla parte di tempo a disposizione per attività non lavorative. Reddito e tempo sono quindi due fonti di Qualità della vita ed il loro esaurirsi per sopperire a necessità impellenti, impedisce di fatto la consapevolezza e la praticabilità della Qualità della vita stessa.

 

Il vivere moderno ci impone frequenti esigenze ed il tributo che si paga in termini di danni da usura è molto elevato.

Per vivere bene, oggi, bisogna sentirsi “in forma” a qualsiasi età e la medicina è sempre più sollecitata da gente che chiede di migliorare il proprio aspetto fisico per sicurezza personale e per necessità professionali. La funzione della Medicina Estetica è dunque legata ad una precisa richiesta della collettività e svolge un importante ruolo nella medicina sociale. A prima vista, seguendo il concetto tradizionale di Medicina Sociale come branca che tratta i problemi dei cosiddetti flagelli sociali, ben pochi sarebbero i punti di contatto tra medicina sociale e medicina estetica.

 

Ma è bene tener presente come, essendo oggi la medicina sociale soprattutto medicina della prevenzione rivolta alla persona ed avendo come obiettivo non solo il controllo e l’eliminazione delle malattia evitabili e la riduzione di quelle affrontabili, ma anche il miglioramento della qualità della vita, emergono diversi aspetti comuni :

  • Epidemiologia della salute intesa come ricerca scientificamente obiettiva del valore preventivo e curativo di predisposizioni genetiche ed ambientali, la misurazione degli indici di stress e di soddisfazione.
  • La valutazione, egualmente scientifica, dell’efficacia dell’attività fisica, dell’alimentazione razionale per il rallentamento di alcuni processi fisiologici di invecchiamento e di sovraccarico sul rachide, cioè dell’osteoporosi e dell’artrosi, essendo già comprovati quelli sull’apparato cardiovascolare e respiratorio.
  • L’approccio psicologico dell’auto-valutazione dell’età biologica, nuovo aspetto della medicina comportamentale; non esistono soltanto gli indici dell’auto-stima, ma oggi si misura la percezione di quale potenziale umano, lavorativo, sessuale, ideativo ci si sente di possedere anche in età cosiddetta avanzata, come espressione di una motivazione che di per sé è positiva.
  • La globalità della programmazione degli interventi, che non possono ridursi all’effettuazione di tecniche più o meno sofisticate, ma che non possono prescindere da valutazioni della fisio-patologia e delle componenti psico-somatiche. La conoscenza dei principi scientifici della psicologia deve accompagnarsi ad una disciplina deontologica quanto mai severa onde superare del tutto le caratteristiche da ” settimanale rosa ” del coinvolgimento del Medico con problematiche di natura estetica. Problematiche che sono fondamentali per il mantenimento dell’auto-stima e per l’adozione di stili di vita positivi.

Oggi, in particolare, l’attenzione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità è rivolta allo sviluppo, nei Paesi Occidentali, di stili di vita positivi che non risultino da imposizioni del tipo non fumare, bevi poco e muoviti molto, ma che rappresentino la confluenza fra atteggiamenti diversi nei confronti della propria ed altrui salute.

 

La Medicina Estetica non è una nuova medicina, ma fa parte integrante della medicina tradizionale di cui applica, con estremo rigore scientifico, le norme per la diagnosi e per la terapia sempre, però, accanto ad un costante rispetto per l’estetica intesa nel significato di ” SALUTE = BELLEZZA “. La Medicina Estetica vuole essere innanzi tutto una medicina preventiva che educhi l’individuo a conoscersi, ad accettarsi, a gestirsi, secondo regole di igiene di vita, di igiene alimentare, fisica, psicologica, cosmetologica.

 

La Medicina Estetica vuole un individuo sano che si senta bene nella propria pelle.

 

Che la medicina debba servire anche ai sani è un concetto che non dovrebbe incontrare forti resistenze; sappiamo tutti come la prevenzione sia l’unico mezzo per allontanare le malattie e, in definitiva, le complicanze della vecchiaia. La Medicina Estetica, però, riguarda solo uno degli aspetti di una branca della medicina ancora più ampia, ancora più affascinante: la Medicina Anti-aging, la Medicina del terzo millennio! Già nel secondo secolo d.C. il poeta latino Terenzio scriveva ” SENECTUS IPSA EST MORBUS ” considerando l’invecchiamento oggetto di cure, in quanto esso stesso rappresentava una malattia. Si può affermare, quindi, che sin dai tempi più remoti, l’uomo ha avvertito la paura di invecchiare sia per i cambiamenti esterni sia per tutta una serie di disturbi e di malattie legati all’età: la leggenda del Dottor Faust ne è uno degli esempi.

 

Non vi è dubbio che la società moderna, basata sulla competitività come risultato di dinamismo ed efficientismo dei singoli individui, dia un notevole valore al mantenimento dell’integrità fisica e mentale. E’ cosa nota che, oggigiorno, molti individui, uomini e donne, hanno una notevole consapevolezza di tali esigenze e, pertanto, ricorrono a tutta una serie di mezzi per migliorare l’aspetto fisico, per rendersi più scattanti, per dimostrare vivacità di pensiero e, in conclusione, per apparire più giovani. Purtroppo, spesso l’attenzione viene rivolta esclusivamente all’elemento estetico oppure ci si sottopone a cure ed esercizi generici, privi di una base razionale e individuale scaturita da indagini appropriate.

E’ singolare che ci si preoccupi dell’aspetto estetico, il che è un fatto certamente positivo, dimenticando, però, ciò che abbiamo “dentro”, l’intero organismo che contiene tutti gli “ingranaggi” ed i “microchips” responsabili della funzione della pelle, della postura, del cervello, della nostra immagine, ma soprattutto della nostra vita.

 

La problematica dell’invecchiamento assume fondamentale importanza soprattutto in una nazione come l’Italia che detiene il record assoluto della longevità; ciò nonostante poco è stato fatto per migliorare la qualità della vita dei beneficiari di questa anelata evoluzione. Effettivamente il progresso della medicina ed il benessere economico, in assenza di guerre e cataclismi su larga scala, hanno fatto si che negli ultimi decenni l’aspettativa di vita sia aumentata di oltre quindici anni, dai 65,2 anni del 1939 agli 81 del 1998, ma deve far riflettere che nel 1797 la speranza di vita era di 25 anni e nel 1897 di 48 anni.. L’obiettivo longevità, dunque, è stato avvicinato con ottimi risultati, ma accanto al “quanto” è importante non dimenticare “come” si vive; un adagio di Shakespeare recitava: “….è più importante aggiungere vita agli anni che anni alla vita”.

 

Orbene, senza nulla togliere alla precocità del pensiero Shakespeariano, possiamo dire che la società moderna sta focalizzando la propria attenzione sia sul quanto sia sul come si vive.

Probabilmente l’entusiasmo legato all’aumentata aspettativa di vita è destinato a raffreddarsi se si pensa che gli anni di vita guadagnati sono spesso associati a situazioni più o meno invalidanti quali dolori articolari, depressione, perdita di efficienza, disturbi dell’umore, della vista, dell’udito, calo della memoria, disturbi circolatori, respiratori, calo della libido, aumentata facilità a contrarre malattie stagionali, fino ad arrivare a malattie vere e proprie come le demenze, l’ipertrofia prostatica, cardiopatie, tumori, ecc.

 

La moderna medicina anti-invecchiamento si prefigge di diminuire e, in alcuni casi addirittura di abolire, i rischi di molti di questi problemi attraverso lo studio dell’età biologica che potremmo definire l’indice dello stato di “usura” delle cellule del nostro organismo cui fa seguito l’applicazione di strategie integrate di prevenzione e cura, di tipo dietetico, farmacologico e comportamentale, atte ad allontanare i disturbi dell’invecchiamento.

 

La generazione del dopo guerra, quella del “baby-boom”, si è dimostrata particolarmente sensibile, anche se in maniera approssimativa, al problema dell’invecchiamento introducendo il concetto di “salutismo” e, con esso, tutta una serie di strategie, come la ginnastica aerobica, il jogging, le campagne anti-tabacco e anti-colesterolo, la guerra al soprappeso, che, indubbiamente, hanno prodotto alcuni effetti benefici peccando spesso, però, di un certo pressappochismo, specie se frutto del “fai da te”. Il passo successivo è stato quello di studiare il fenomeno in maniera scientifica come processo individuale da combattere non più con mezzi generici, ma con terapie mirate e rigorosamente personalizzate.

 

Negli Stati Uniti è stata pertanto creato nel 1993 un settore del famoso National Institute of Health di Bethesda, il NIA (National Institute on Aging) deputato esclusivamente allo studio del fenomeno invecchiamento parallelamente ad altre prestigiose strutture quali l’American Academy of Anti-Aging Medicine, la Division on Aging della Harvard American School, la International Federation on Aging, il National Council on Aging, e molte altre.

 

E’ importante precisare che la medicina anti-invecchiamento non è sovrapponibile alla geriatria o alla gerontologia, discipline che si occupano delle malattie degli anziani e delle problematiche ad essa associate associate. La medicina anti-invecchiamento è rivolta a soggetti dai 18, 20 anni in poi, periodo questo in cui cominciano le prime modificazioni delle cellule del nostro cervello responsabili della perdita di preziosi equilibri immunologici, metabolici, neuronali che, nel corso degli anni, si rendono sempre più evidenti. L’invecchiamento di una popolazione è un fenomeno sociale che mette in proporzione il numero dei vecchi con la popolazione totale e non ha nulla a che vedere con l’allungamento della vita che rappresenta, invece, un fenomeno biologico.

 

Nell’uomo viene descritto l’invecchiamento, da un punto di vista fisiologico, con il termine di senescenza, periodo involutivo caratterizzato da modificazioni strutturali e da decadimento psicologico e funzionale. In realtà la senescenza descrive solamente una delle fasi della nostra vita in cui compaiono, più o meno marcatamente, segni e sintomi frutto di un processo molto più ampio e complesso che ha origine subito dopo l’adolescenza, l’invecchiamento. Negli ultimi anni la scienza ha cominciato ad occuparsi sempre più insistentemente dei processi biologici che regolano il ciclo vitale cellulare. Ma esiste una sorta di orologio biologico, di una struttura cioè che regola la vita della cellula?

 

La durata media della vita di ogni specie dipende da numerosissimi fattori, ma esiste comunque una capacità massima di vita detta life span, diversa da specie a specie e che dipende dai singoli comparti cellulari che compongono quell’essere vivente.

 

Il capitale scientifico accumulato nel corso dell’ultimo secolo ed in particolare in questi ultimi decenni, contribuendo a migliorare in misura considerevole la salute degli individui, ci impone, però, di proiettare i nostri studi e le nostre risorse da un lato verso l’allungamento della vita dell’essere umano, ma, dall’altro, verso il miglioramento della qualità della vita stessa anche durante la sua parabola discendente e nella fase finale del suo ciclo biologico.

 

In generale l’invecchiamento è un processo biologico di ogni essere vivente e, nell’uomo, dobbiamo distinguere un invecchiamento cosiddetto fisiologico da un invecchiamento patologico rappresentato o dall’insorgenza troppo rapida dei segni e dei sintomi dell’invecchiamento fisiologico oppure da una esasperata manifestazione di tali segni e sintomi in età avanzata.

 

La vita attiva dell’uomo, cioè sia quella vegetativa che quella di relazione, è regolata fondamentalmente da equilibri tra diversi sistemi in costante combinazione tra loro: il Sistema Nervoso Centrale, il Sistema Endocrino ed il Sistema Immunitario. Nel nostro organismo nessun sistema opera in modo isolato e nessun apparato lavora indipendentemente dall’altro. L’organismo è, quindi, un sistema aperto nel quale ogni singolo distretto comunica e collabora con gli altri per garantire quell’equilibrio dinamico, metabolico e psico-fisico, che ci permette di essere vivi, efficienti ed in buona salute. Definiamo, pertanto, l’invecchiamento dell’uomo quel processo che vede i Tre Grandi Sistemi che regolano la nostra esistenza non dialogare più tra loro, così efficacemente come prima.

 

Invecchiamento, senescenza e longevità sono fenomeni correlati relativi a processi ritenuti per lungo tempo impossibili da analizzare da un punto di vista strettamente scientifico. Oggi non è più così in quanto si è visto che tali processi sono sottoposti a controllo genetico.

 

Da circa venti anni sono stati isolati geni responsabili della “longevità” soprattutto in diverse specie di invertebrati e nella specie umana sono stati isolati geni responsabili di numerose malattie ereditarie, tra cui il Morbo di Alzheimer, ritenute fino ad allora collegate al processo di invecchiamento. La correlazione tra età raggiunta alla morte in gemelli monozigoti ha suggerito l’esistenza di un 20-40% di ereditarietà per la lunghezza della vita nell’uomo. Possiamo affermare che, nella specie umana, il processo di invecchiamento è legato, quindi, per circa un terzo a fattori genetici e per due terzi a fattori esterni. La genetica costituisce uno strumento importante applicato all’analisi dei processi di invecchiamento di diverse specie viventi ed i progressi che si stanno compiendo verso questa direzione, si spera possano portare al raggiungimento, in un futuro non troppo lontano, del comprendere perché l’uomo invecchia. Per il momento la nostra attenzione è rivolta verso i cosiddetti fattori esterni responsabili del processo e che, come già detto, costituiscono, per ben due terzi, la causa del fenomeno.

 

Numerose e, a volte bizzarre, sono le teorie sulla causa dell’invecchiamento, ma, a tutt’oggi, quella più accreditata è quella dello stress ossidativo da Radicali Liberi. I Radicali Liberi sono delle sostanze che si possono sviluppare all’interno del nostro organismo e che sono in grado di danneggiare le cellule, ossidando le loro pareti, fino alla distruzione del loro nucleo, e, quindi, uccidendole. La morte di queste cellule rappresenta il punto di partenza verso la degenerazione di organi e apparati e, quindi, verso la perdita di quegli equilibri che regolano la nostra vita.

 

Il nostro organismo presenta delle sostanze in grado di contrastare l’azione negativa dei Radicali Liberi, ma non sempre questo è possibile, vuoi per il loro numero troppo elevato, vuoi per il numero troppo scarso di sostanze antiradicaliche (anti-ossidanti) presenti. Risulta, quindi, semplice intuire come l’azione di prevenzione dell’invecchiamento si rivolga da un lato a cercare di ridurre il più possibile la quantità di Radicali Liberi presenti nel nostro organismo e, dall’altro, a cercare di aumentare la quantità e la qualità di quelle sostanze in grado di neutralizzarli.

 

A prima vista potrebbe sembrare banale pensare di diagnosticare l’invecchiamento: l’invecchiamento si vede attraverso le rughe, i capelli bianchi, l’andatura stentata e molti altri segni che ci indicano un’età, seppure approssimativa. Spesso l’aspetto di una persona ci può fornire un’idea sulla sua salute e sulla sua età, ma solo esami accurati e sofisticati possono stabilire il reale stato di salute delle cellule dell’organismo nonché indicazioni sulla loro vulnerabilità. Anche il verbo “diagnosticare”, quindi, può sembrare improprio in quanto non viene diagnosticata una malattia, ma uno stato di salute, attraverso la determinazione dell’età biologica.

 

La psico-neuro-endocrino-immunologia, ci parla delle interferenze positive e negative che la nostra psiche, equilibrata o disturbata da ansia, stress e depressione, può avere sulle attività sia del sistema endocrino, interferendo con i nostri metabolismi, sia del sistema immunitario, regolando la nostra capacità di difesa contro infezioni e tumori. La medicina anti-aging in prima battuta fornisce una carta di identità biologica per ogni singolo individuo e, in seconda battuta, procede con misure idonee a migliorare tutte le funzioni dell’organismo, ottimizzandole.

 

In questo campo, la prevenzione, così come abitualmente è intesa, ed i comuni “check-up”, non sono di alcuna utilità in quanto impostati a diagnosticare in fase precoce uno stato di malattia e non ad evitarne l’insorgenza. L’età biologica dell’uomo, dunque, rappresenta lo stato di “usura”, di funzionamento di quella meravigliosa macchina che è il nostro organismo ed è in grado di darci preziose indicazioni sulla velocità con la quale il processo di invecchiamento sta procedendo. Attraverso un esclusivo programma di indagini e di calcolo (Arpa Anti Aging Program) è possibile valutare l’età biologica dell’individuo identificando lo stato di usura degli otto distretti maggiormente interessati dal processo di invecchiamento:

  • Cerebrale
  • Immunitario
  • Ormonale
  • Cellulare (stress ossidativo)
  • Cardiovascolare
  • Antropologico
  • Muscolo-scheletrico
  • Cutaneo

Quindi, l’invecchiamento della pelle è solo una delle manifestazioni di un invecchiamento generale. Lo stesso Cicerone, molti anni fa, ricordava come la pelle fosse lo specchio dell’anima “nihil sine cute, intus et in cute, intus ut in cute”. Numerosi sono i segni clinici dell’invecchiamento cutaneo che vanno dalla diminuzione delle quantità di sebo ed acqua al progressivo aumento della sensibilità. Accanto ad essi modificazioni di carattere chimico, metabolico, strutturale e funzionale contribuiscono a determinare l’età biologica della pelle, il suo stato di usura.

 

La Medicina Estetica è una medicina restitutiva e correttiva che utilizza metodologie e tecniche mediche, chirurgiche, fisioterapiche, termali, cosmetiche ed estetiche rigorosamente documentate. Medicina restituiva, dunque, che non va intesa nel senso illusorio di “ringiovanimento”, poiché ogni età ha il suo aspetto, ma di ripristino di funzioni fisiologiche turbate dagli stress emotivi, dalla condotta innaturale di vita, dagli inquinamenti ecologici e da malattie vere e proprie.

 

L’attività correttiva svolta dalla Medicina Estetica deve essere vista in senso positivo, infatti, migliorare l’aspetto estetico di un individuo permette a questo di piacersi di più, di migliorare l’accettazione del proprio Io e di riequilibrarsi psicologicamente. Fondamentale è, come dicevo prima, per la Medicina Estetica non scindere mai il concetto di SALUTE = BELLEZZA, e non il contrario, anche perché sarebbe molto difficile, o meglio, impossibile definire regole estetiche universali. In tribù indiane dell’Ovest degli Stati Uniti il principale requisito di bellezza è la grassezza delle cosce e delle braccia; ” coscia magra ” o ” sedere di cane ” sono tra i peggiori insulti che si possano rivolgere ad una donna di quelle tribù. Nella cultura attualmente dominante in Europa e nel Nord America la grassezza è rifiutata. Per contro, in numerose società, il sovrappeso e l’abbondanza di certe forme sono requisiti essenziali di bellezza. Esiste forse un individuo così insensibile da ignorare totalmente la bellezza che tutti ci circonda?

 

La bellezza abbonda e ci colpisce anche nelle cose più prosaiche. Basta guardare per trovarla. La bellezza vivifica il luogo comune. Ci rende più consapevoli, eleva il nostro spirito, nutre le nostre anime, arricchisce il cuore. La bellezza sperimentata, apprezzata, condivisa è sempre un’espressione d’amore. Shakespeare scriveva che “il bello e il brutto non esistono, è il pensiero a renderli tali”. Delle 325 culture codificate nell’Human Relation Area Files, 58 hanno dati adeguati per la stima delle caratteristiche della bellezza femminile.

 

Una moderata o media grassezza è preferita dall’81% delle società considerate dall’Human Relation Area Files ed un marcato Habitus ginoide è abitualmente molto ben accettato e preferito dal 90% delle società suddette. Non è escluso che questi ideali di bellezza, che si traducono in scelte sessuali, abbiano un remoto riferimento alla fecondità. In molte culture preistoriche la fertilità veniva rappresentata simbolicamente con figure di donne con accentuazione della circonferenza della metà inferiore del corpo; anche tra i Latini il bacino largo era sinonimo di fecondità.

 

Anche in Italia, ed in particolare al Sud, come in altre culture mediterranee, ” omo dè panza ” significa uomo di potere e donna dai fianchi larghi significa donna feconda e simili osservazioni è possibile trovarle anche tra le divinità come il Buddha corpulento e la Venus callipigia. Notevole importanza hanno differenze interindividuali e differenze individuali considerevoli di sensibilità allo stile di vita ed all’ambiente, le quali da sole possono darci alcune risposte sul perché, in ambito europeo, esistano figure strutturalmente opposte come la silhouette anglosassone e la silhouette mediterranea.

 

A questo punto sarebbe spontaneo chiedersi quale, tra le diverse silhouette possa essere la più gradita o, meglio, se quella mediterranea manterrà nel tempo certi ideali di bellezza.

 

Come già accennato in precedenza, la pretesa di definire regole estetiche universali cozza contro molte difficoltà; per quanto riguarda il corpo umano possiamo ritenere che le proporzioni descritte dall’arte greca classica suggeriscano degli standard ideali di bellezza ed armonia, oltre ad essere probabilmente collegate alla salute in tutti i suoi aspetti, e le regole estetiche degli artisti greci influenzano, più o meno, i giudizi di valore estetico sul nostro corpo e su quello degli altri, almeno nel mondo occidentale.

 

Tuttavia, molte influenze culturali assai antiche contrastano con questo sistema di valori estetici e il valore attrattivo della fidanzata formosa in certe popolazioni o il culto dell’obesità tra i più grandi artisti o la pericolosa magrezza crudelmente imposta alle modelle della nostra epoca, sono tutti esempi, tra molti altri, che mostrano l’impossibilità di contare su regole assolute nel giudicare il valore estetico di un corpo umano.

E’ più che mai compito della M.E., a tale proposito, cercare di riarmonizzare l’estetica di un corpo, indipendentemente dalla sua struttura originaria androide o ginoide, modificando le abitudini e gli stili di vita responsabili dell’accentuazione di eventuali inestetismi e correggendo questi ultimi nel rispetto di metodologie scientificamente rigorose.

Questo, attraverso tre momenti fondamentali per il Medico :

  • La Visita di Medicina Estetica, anamnestica – psicologica – antropometrica – flebolinfologica – cutanea e posturale.
  • La Diagnosi e le aspettative del paziente.
  • L’Indirizzo Terapeutico impostato da un lato sì a correggere l’eventuale inestetismo, ma soprattutto, dall’altro, a ripristinare un equilibrio psico-fisico e funzionale, spesso perduto.

Certo, ciascuno di noi reca nella propria vita sentimentale, sociale e professionale un temperamento ed uno stile diverso da ogni altro. Quale monotonia se tutti ci esprimessimo in modo uguale e prevedibile. La diversità è il pigmento del comportamento umano. Fino a che noi restiamo aperti alle differenze, non cessiamo di arricchire la nostra personalità e la nostra cultura, e tanto più numerosi saranno i mezzi d’espressione che noi potremo comprendere ed accettare, tanto più piena e viva sarà la nostra capacità di proporci agli altri.

 

Ritengo, infatti, che la crescita culturale, sociale, scientifica della M.E. sia direttamente proporzionale al contributo, piccolo o grande, che ognuno di noi può dare attraverso le sue conoscenze, le sue esperienze, la sua creatività. Potremmo dire che tutti sappiamo perfettamente ciò che è meglio per ognuno di noi e per gli altri. Non abbiamo che da porgere l’orecchio per scoprire che gran parte delle comunicazioni a noi rivolte hanno forma e sostanza di consigli.

 

Siamo ammaestrati, redarguiti, ammoniti, esortati.

Ci sentiamo dire e ridire ciò che dovremmo fare, ciò che dovremmo pensare, quali dovrebbero essere i nostri scopi. C’è sempre qualcuno pronto a citare mode, orientamenti, stili, testimonianze, dati statistici, volti a confermare alcune opinioni e ad abbracciare certi punti di vista. Ogni nuova informazione riveste un suo valore, a condizione che ne conosciamo la fonte e che non accogliamo ciecamente le indicazioni altrui reputandole perfette. Vi sono momenti in cui avvertiamo la necessità di essere guidati o stimolati, ma solo per il tempo che ci consente poi di ritrovare l’equilibrio necessario a guidare il nostro operato e ad incentivare la nostra creatività.

 

Concludo sottolineando ancora una volta che la Medicina Estetica non vuole e non ha la pretesa di rincorrere l’elisir dell’eterna giovinezza, ma che, con grande umiltà e determinazione, lavora per cercare di aiutare gli altri e noi stessi a VIVERE MEGLIO E PIU’ A LUNGO.

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21_-_Medicina_Estetica__Medicina_Anti-Aging_e_qualit_della_vita

Prof. Gianluigi Bertuzzi
Presidente Associazione Italiana di Medicina Estetica
Docente di Medicina Estetica. Master in Medicina Estetica
Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”.
Responsabile del servizio di Medicina Estetica Osp.Israelitico Roma.

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