Nell’ambito delle discromie cutanee le ipopigmentazioni, sia quelle post-traumatiche sia quelle post-infiammatorie che quelle post-infettive, rappresentano un serio problema estetico e possono rappresentare una défaillance della funzione di difesa che la cute ha.

 

Le ipopigmentazioni, inclusa la VITILIGINE, sono dovute ad un abbassamento del livello di melanina o ad un abbassamento del sistema alla base della produzione di questa (sistema melanocitario).

 

Nell’ambito delle ipopigmentazioni sono da considerare anche quelle legate alla infestazione della cute da parte di batteri, miceti e lieviti che interferiscono con la sintesi della melanina come ad esempio nella PYTIRIASIS VERSICOLOR in cui il lievito Malassentia Furfur, lascia antiestetiche macule ipopigmentate).

 

Anche altre dermatosi come la PSORIASI e la DERMATITE SEBORROICA, possono lasciare esisti ipopigmentati.

 

In sintesi, tutte queste affezioni acromizzanti devono essere trattate eliminando prima il processo infettivo o infiammatorio, poi intervenendo per restituire alla cute una corretta idratazione ed infine, si possono trattare con prodotti autoabbronzanti che serviranno a mascherare l’inestetismo.

 

Questo schema di trattamento purtroppo non è valido per la vitiligine perché, non essendo nota l’eziologia, non è possibile agire sulla causa ma si può solo intervenire da un punto di vista cosmetico.

 

Altro fattore molto importante nella genesi e nell’evoluzione di queste ipopigmentazioni è il fototipo: più la cute è scura e più saranno evidenti le lesioni ipopigmentate (chiazze acromiche).

 

Tra tutte le patologie sopra descritte, la VITILIGINE è sicuramente la più diffusa.

 

E’ un disordine acquisito della pigmentazione, caratterizzato da macule acromiche ben circoscritte, di colore uniforme, bianco latteo. La chiazza di vitiligine è delimitata da contorni spesso irregolari, ma ben evidenti, a volte con un rinforzo marginale ipopigmentato. I due sessi ne sono egualmente colpiti.

 

In base alla modalità di distribuzione e all’estensione delle lesioni ne vengono distinte due differenti forme: uella generalizzata e quella localizzata. La prima, quella generalizzata, è la forma più frequente e colpisce più distretti cutanei simmetricamente e bilateralmente. La vitiligine localizzata colpisce invece una singola regione corporea.

 

PUNTI DI ATTACCO

Eliminare o attenuare le ipopigmentazioni.

 

Nella VITILIGINE

  • con una efficace azione autopigmentante maschera le chiazze acromiche
  • con una bassa protezione solare permette di stimolare la sintesi della melanina
  • con gli antiossidanti presenti contrasta il danno ossidativo a carico dei melanociti (che è una delle principali cause della malattia);

 

Nelle IPOPIGMENTAZIONI di diversa natura può essere impiegata per limitare il danno estetico come nella ipomelanosi guttata idiopatica e negli esiti di pytiriasis versicolor;

 

Sulla CUTE SANA per coadiuvare e prolungare l’abbronzatura.

 

TRATTAMENTO

E’ un prodotto cosmetico che nasce da una innovativa associazione di molecole ad attività autopigmentante in grado di stimolare e riprodurre la colorazione naturale della nostra pelle, mettendola a riparo dai rischi dei raggi ultravioletti e favorendo una corretta idratazione.

 

LE SOSTANZE “AUTOPIGMENTANTI” NON INFLUENZANO IN ALCUN MODO IL PROCESSO DI SINTESI E DISTRIBUZIONE DELLA MELANINA NELLA CUTE UMANA (MELANINOGENESI), MA SIMULANO SOLTANTO IL COLORE DELLA PIGMENTAZIONE NATURALE.

 

In altri termini, la pigmentazione ottenuta con gli “autoabbronzanti” non corrisponde ad un aumento di melanina nella cute, ma ad una colorazione esterna che deriva dalla reazione del DHA e dell’Eritrulosio con lo strato superficiale della cute.

 

Il diidrossiacetone e l’eritrulosio sono due sostanze autopigmentanti che manifestano un’azione sinergica.

 

La più conosciuta di queste sostanze è il diidrossiacetone o DHA, uno zucchero derivato dal glicerolo, che ormai viene utilizzato in cosmetica da decenni.

 

Il DHA si lega covalentemente ad alcuni gruppi aminici liberi della cheratina dello strato corneo dell’epidermide umana, dopodiché subisce un processo di polimerizzazione con la formazione di composti colorati che variano dal giallo al bruno. La reazione che consente la colorazione della cute avviene nello strato corneo.

 

Lo strato corneo è quello più esterno dell’epidermide e le cellule che lo costituiscono, i cheratinociti, desquamano progressivamente contribuendo al “turn over” (ricambio) dell’epidermide. Il DHA solitamente viene usato in concentrazioni che variano dal 3% al 5%; maggiore è la concentrazione, maggiore è il potere autoabbronzante; ma non bisogna superare le percentuali suggerite altrimenti il rischio è quello di avere una colorazione non naturale. Le zone del corpo più ricche di proteine (ad esempio le spalle o i gomiti) pigmentano maggiormente; per questo è utile eseguire prima dell’applicazione uno scrub per rimuovere le cellule morte. Questo prolunga inoltre la durata dell’effetto del DHA. La pseudopigmentazione compare 4-5 ore dopo l’applicazione, in alcuni casi anche piu’ rapidamente, e dura in media 3-4 giorni, venendo eliminata con la fisiologica desquamazione della cute.

 

L’eritrulosio è un altro polisaccaride, in grado di interagire con le proteine dello strato corneo della cute in modo analogo al DHA.

 

Viene utilizzato nelle preparazioni cosmetiche autoabbronzanti a concentrazioni più basse, rispetto al DHA, che vanno dallo 0,5% al 2%.

 

Per un risultato ottimale, in termini di naturalezza della colorazione acquisita e di durata nel tempo della pigmentazione con un numero minore di applicazioni, l’ideale è l’impiego in associazione di DHA ed eritrulosio. Per un effetto equilibrato, la concentrazione del DHA non deve superare il 4% e quella dell’eritrulosio l’1%.

 

Le zone ipopigmentate molto spesso sono disidratate: ne consegue che insieme alle sostanze autopigmentanti è corretto ed è utile somministrare anche un idratante/emolliente/lenitivo. L‘aloe, ricca di acqua, è il corretto portatore di questo prezioso elemento e assicura una corretta elasticità alla cute.

 

Un altro obiettivo è quello di difendere la cute dai radicali liberi dove è assente la melanina. Questa difesa la si può ottenere con l’utilizzo di specifici prodotti antiossidanti (quali l’olio di oenothera contenente acidi grassi polinsaturi della serie omega 6, vit. E e bioflavonoidi da agrumi) nonché adatti filtri solari.

 

Queste sostanze permettono una protezione che possiamo definire “media”.

 

L’azione che si vuol ottenere è un’azione “eupigmentante” per coadiuvare il processo fisiologico di pigmentazione della cute attraverso l’azione antiossidante, la fotoprotezione associata ad un effetto idratante, e la classica attività autopigmentante.

 

Un prodotto siffatto può essere suggerito quindi nella vitiligine nelle ipomelanosi (dopo aver eliminato l’agente eziologico) negli esiti della pytiriasis versicolor nonché sulla cute sana, in particolare in quei soggetti con cute scura per coadiuvare e prolungare il processo di pigmentazione naturale (abbattendo in questo modo i rischi legati ad una più lunga esposizione al sole).

Per la bibliografia relativa al nostro prodotto ci può contattare al n. 39.06.66418170 r.a.