Lo stress, la stanchezza, l’età che avanza sono i principali responsabili dell’insorgenza di deficit mnemonici.
Alcuni prodotti di origine naturale possono aiutare a ritrovare i ricordi sia recenti sia lontani, agendo sull’organismo a vari livelli.
Non infrequenti e utili sono, inoltre, alcune associazioni volte a combattere disturbi spesso associati come ansia, depressione e decadimento psicofisico.

La memoria consiste nella capacità di fissare in maniera stabile informazioni, esperienze, pensieri ed emozioni occorse durante la vita.
E’ possibile distinguere una memoria a breve termine e una a lungo termine: nel primo caso si tratta di ricordare episodi ed esperienze delle ore o dei giorni immediatamente precedenti; nel secondo si tratta di rievocare fatti avvenuti anche molti anni prima.

 

La memoria a breve termine è molto più sensibile di quella a lungo termine a condizioni di stress acuto, all’avanzare dell’età e anche a quelle patologie che indeboliscono le funzioni cognitive, come le demenze senili, per cui quando si parla di deficit mnemonico ci si riferisce generalmente a questo tipo di memoria.

A riprova di ciò basti pensare alla difficoltà degli anziani nel ricordare avvenimenti o persone incontrate pochi giorni prima, mentre rammentano con straordinaria lucidità i minimi particolari di episodi accaduti durante l’infanzia o l’adolescenza.

 

Il normale funzionamento della memoria a breve termine dipende in particolare dall’integrità delle vie nervose colinergiche, che utilizzano come neurotrasmettitore l’acetilcolina. Queste vie nervose rivestono particolare importanza nel mantenimento di un efficiente stato di attivazione della corteccia frontoparietale, sede dei processi mentali relativi all’attenzione, che consente all’individuo di rimanere vigile nei confronti degli stimoli provenienti dall’esterno, influendo sulla capacità di apprendimento, di concentrazione, di elaborazione di pensieri e informazioni.

 

Nella maggior parte dei casi, le difficoltà di apprendimento e di memorizzazione o i deficit dell’attenzione nel soggetto giovane e adulto sono legati a un sovraffaticamento psicofisico, il quale provoca un esaurimento energetico e metabolico delle cellule neuronali.
Tipico esempio ne è lo stress dello studente costretto ad affrontare in modo ripetuto interrogazioni ed esami, oppure lo stress da superlavoro più frequente nell’adulto medio, soprattutto se occupato in attività lavorative in proprio, mansioni dirigenziali o in lavori di concetto.

 

Due modalità di approccio

Valutando un approccio razionale al problema dei deficit mnemonici si dovrebbe, prima di tutto, provvedere a rimuovere le situazioni che hanno determinato la condizione di stress, consigliando, per esempio, un periodo di riposo.

 

L’approccio fitoterapico al deficit della memoria sarà simile sia nell’anziano sia nel giovane e nell’adulto. In entrambi i casi si tenderà quindi a ripristinare una buona forma psicofisica ricorrendo a rimedi adattogeni, dall’effetto energetico e tonificante. Tra le piante dotate di quest’azione, indicate proprio nelle situazioni di forte stanchezza e sovraffaticamento psicofisico, accanto al ben noto ginseng (Panax ginseng), è certamente da consigliare l’eleuterococco (Eleutherococcus senticosus), caratterizzato da un’efficace azione adattogena e allo stesso tempo da buone proprietà immunostimolanti. Ciò può essere molto utile poiché, in caso di stress, le normali difese dell’organismo risultano generalmente indebolite.

 

Il rimedio naturale elettivo in caso di deficit della memoria è tuttavia rappresentato dalle cosiddette piante medicinali ad attività nootropa, come il ginkgo (Ginkgo biloba) e la bacopa (Bacopa monniera), in grado di stimolare in maniera diretta le funzioni cognitive e mnemoniche.

 

Un problema circolatorio

Dopo secoli di impiego nella medicina cinese, il ginkgo si è ormai da tempo imposto, anche nel mondo della moderna fitoterapia occidentale, come uno dei rimedi naturali più noti e utilizzati nel trattamento dei disturbi vascolari (insufficienza venosa, arteriopatie croniche ostruttive, fragilità capillare) e dell’insufficienza cerebrovascolare (deficit dell’attenzione e della memoria) e vertebrale (vertigini, ronzii auricolari).

 

Da sempre considerata pianta sacra nella cultura orientale per la sua straordinaria longevità, bellezza del portamento e per le molteplici proprietà medicinali delle sue foglie, il ginkgo viene citato, nell’antico trattato di medicina cinese – il Chen Nuong Pen Ts’ao (Grande erbario) tra le piante dell’immortalità, in grado di aiutare l’organismo a tenere lontano le malattie e a combattere la vecchiaia e la morte.

 

Il normale funzionamento
della memoria a breve termine
dipende in particolare
dall’integrità delle vie nervose colinergiche,
che utilizzano come neurotrasmettitore
l’acetilcolina

 

 

Nell’arco degli ultimi vent’anni le proprietà farmacologiche del ginkgo sono state oggetto di studi approfonditi e dettagliati, che ne hanno confermato le numerose attività descritte dalla tradizione.

 

Unico per la sua peculiarità è anche il fitocomplesso che caratterizza le singolari foglie del ginkgo: i componenti principali sono rappresentati dai ginkgolidi (A, B e C) a struttura diterpenica, dal sesquiterpene bilobalide e dai ginkgoflavonglucosidi.

 

Proprio alla ricchezza di principi attivi del fitocomplesso sono legate una serie di diverse attività farmacologiche, che rendono l’estratto secco di questa pianta indicato nel trattamento delle vasculopatie cerebrali ischemiche e nelle arteriopatie ostruttive, ma anche nell’asma:
  • ai glicosidi gingkoflavonici e ai biflavoni presenti nel fitocomplesso è attribuita, oltre a un’azione capillaroprotettrice (vitamina P simile), la capacità di proteggere le membrane biologiche dall’azione dei radicali liberi, di ridurre lo spasmo arteriolare e di attuare attività antinfiammatoria e antiossidante;
  • ai derivati terpenici, i ginkgolidi, è attribuita principalmente una notevole attività antagonista del PAF (Platelet activating factor o fattore di aggregazione piastrinica), del quale inibiscono, in modo selettivo, la capacità di legame con i recettori specifici.
    Considerando il ruolo svolto dal PAF nella liberazione di sostanze capaci di favorire l’aggregazione piastrinica (leucotrieni e altri fattori proinfiammatori) diventa chiara l’importanza del ginkgo nella prevenzione della formazione di trombi e della vasocostrizione coronarica PAF dipendenti, implicate nella genesi di affezioni quali l’aterosclerosi e le trombosi arteriose.

 

Per la poliedricità del suo fitocomplesso, gli effetti del ginkgo sul sistema nervoso centrale, in definitiva, sembrerebbero quindi legati non solo alle sue note proprietà vasoattive, capaci di migliorare la memoria e la capacità di apprendimento agendo sulla microcircolazione cerebrale, ma all’insieme delle attività dimostrate dalla pianta quali quella neuroprotettiva diretta, nootropa e antiossidante.

 

Tra le attività del ginkgo spicca per importanza la sua azione protettrice delle cellule neuronali, evidenziata e confermata da recenti studi: per azione diretta sui neuroni colinergici, il fitocomplesso risulta in grado di regolarizzare il metabolismo e la funzionalità di queste ultime. Il ginkgo si è dimostrato infatti in grado di proteggere le cellule neuronali da stimoli nocivi diversi, di natura sia energeticometabolica (nell’adulto e nel giovane) sia vascolare (nell’anziano).

 

Completano l’attività neuroprotettiva del ginkgo:
  • la sua capacità di migliorare l’ossigenazione e il nutrimento delle zone del cervello principalmente coinvolte nelle funzioni cognitive (ippocampo e corteccia cerebrale);
  • una valida attività nootropa diretta (dal greco nòos=mente e tropein=stimolare) probabilmente legata a una stimolazione di alcuni centri colinergici dell’encefalo e di alcuni recettori di tipo muscarinico (con relativo miglioramento della memoria a breve termine e del quoziente di apprendimento);
  • un’attività antiossidante, che conferisce al fitocomplesso la capacità di contrastare e neutralizzare i radicali liberi potenzialmente neurotossici, limitando il danno ossidativo tipico dell’invecchiamento e dello stress. All’effetto antiossidante è, inoltre, legata un’efficace azione protettiva dell’endotelio dei vasi sanguigni, che consente di attuare la prevenzione dei processi aterosclerotici e trombotici.

 

Numerosi studi dimostrano,
già dopo tre-sei settimane di utilizzo costante,
la capacità del ginkgo
di migliorare la circolazione cerebrale,
le vertigini e le turbe di memoria dell’anziano

 

La capacità del fitocomplesso del ginkgo di intervenire in modo globale sui deficit dell’attenzione e sulle difficoltà di apprendimento e di memorizzazione rende indicato l’uso degli estratti della pianta nel soggetto sia anziano sia giovane.

 

Nell’anziano, in cui è necessario intervenire, oltre che sulla ridotta efficienza neuronale, sull’eventuale compromissione circolatoria, il ginkgo, grazie alla sua attività vasoattiva e nootropa, si è rivelato in grado di migliorare le amnesie, tipiche di alcune forme di insufficienza cerebrovascolare (demenza aterosclerotica), soprattutto in caso di fenomeni amnesici a carico della memoria recente.
Numerosi studi dimostrano, già dopo tre-sei settimane di utilizzo costante, la capacità del ginkgo di migliorare la circolazione cerebrale, le vertigini e le turbe di memoria dell’anziano.

Nel soggetto giovane, caratterizzato da un calo, in genere temporaneo e attribuibile a una condizione di stress cerebrale, delle funzioni cognitive, grazie alla sua azione regolarizzante a livello del metabolismo neuronale, il ginkgo risulta utile in caso di esaurimento funzionale determinato da cause transitorie (stanchezza, stress, debilitazione ecc.).

 

Le principali indicazioni del ginkgo sono la prevenzione e la cura dell’aterosclerosi, arteriopatie periferiche degli arti inferiori e fragilità capillare, cerebrovasculopatie, disturbi circolatori d’organo (oculari, audiovestibolari ecc.), invecchiamento e sindromi demenziali.

 

Per quanto riguarda la tollerabilità e gli effetti collaterali, il ginkgo, in rari casi, può causare disturbi gastrointestinali e/o reazioni allergiche cutanee. Se si stanno assumendo farmaci anticoagulanti e antiaggreganti piastrinici, consultare il medico prima di assumere prodotti contenenti ginkgo. Si sconsiglia l’uso in gravidanza e durante l’allattamento.

 

(omissis)

 

Lo stress che FRENA I RICORDI

Anche individui assolutamente sani possono presentare – per periodi di tempo limitati – una ridotta efficienza delle funzioni mnemoniche e un abbassamento della capacità di attenzione e concentrazione. Ciò può determinarsi in seguito a una condizione di stress prolungato (dovuto, per esempio, a intensi periodi di iperattività fisica o mentale, a condizioni di ansia cronica ecc.) che, disperdendo energie in attività psicofisiche non finalizzate, può in ultima analisi sottrarre risorse alle funzioni cognitive e tradursi in una vera e propria sensazione dì inefficienza cerebrale.
E’ stato dimostrato che elevate concentrazioni ematiche di cortisolo per periodi prolungati – situazione che si verifica appunto in caso di stress e di ansia – possono condurre a una condizione di sofferenza neuronale, che si manifesta principalmente con deficit dell’attenzione e della memoria. Si tratta tuttavia di un deficit temporaneo, nella maggior parte dei casi reversibile non appena l’organismo riacquista il suo tono normale e le energie.
Nell’anziano (oltre i 60 anni) i deficit della memoria possono manifestarsi anche a causa degli stessi motivi precedentemente descritti, ma può subentrare – nella maggior parte dei casi – una possibile compromissione del microcircolo ematico cerebrale dovuto all’età. Il sistema nervoso di un anziano ha riserve energetiche e nutritive ridotte, risultando così più sensibile, rispetto a quello di un giovane, all’effetto debilitante di una condizione di stress o di una patologia.

 

 

 

Da TEMA FARMACIA n. 4 – Anno XXII