Nel 1959 Mina cantava tintarella di luna tintarella color latte, per raccontare di questa ragazza che restava stesa alla luce della luna anziché sotto i raggi del sole.

La tintarella in quel periodo iniziava a diventare un fenomeno di tendenza, in seguito alla ripresa dell’economia dopo la Seconda Guerra Mondiale. Fino ai primi anni del Novecento infatti l’abbronzatura era un tratto distintivo dei braccianti, che passavano molte ore al sole lavorando nei campi, mentre la borghesia sfoggiava orgogliosa una carnagione che faceva invidia a Dracula in persona. Con lo sviluppo di una nuova concezione del turismo nelle zone balneari l’abbronzatura divenne sinonimo di benessere, al punto da diventare un’ossessione e uno status symbol.

Eppure considerare l’abbronzatura come sintomo di benessere non è solo una tendenza o una moda, riscontri e conferme scientifiche lo dimostrano.

 

In particolare alcuni studi di neuroimmagine hanno mostrato una correlazione tra l’esposizione solare e il buonumore. Per cui effettivamente stare al sole può produrre benefici per il proprio equilibrio psico-fisico. Inoltre l’esposizione diretta al sole può contribuire a curare le affezioni cutanee come la psoriasi, e favorisce la produzione di Vitamina D nel nostro corpo. Quindi ben vengano i cosiddetti bagni di sole.

Che sia al mare o in montagna, chiunque ha però bisogno di proteggere la propria pelle durante l’esposizione ai raggi solari, che assorbiti in misura massiccia possono provocare danni più o meno gravi. Le innumerevoli campagne di sensibilizzazione degli ultimi anni per la prevenzione ai tumori della pelle, hanno contribuito al parziale abbandono dell’utilizzo di pozioni e rimedi per l’abbronzatura degni di un piccolo chimico casalingo a favore delle creme solari.

 

Un fototipo chiaro, producendo meno melanina, infatti ha più probabilità di incorrere in arrossamenti e scottature, per cui è necessario schermare la pelle utilizzando un fattore di protezione superiore al 30. Al contrario i fototipi più scuri, che producono maggiori quantità di melanina, hanno una reazione meno sensibile al sole, quindi tendono a scottarsi meno, e ad acquisire da subito un colore bruno scuro. In questo caso il fattore protettivo può essere più contenuto, ma mai inferiore al 6.

Una buona crema protettiva deve proteggere sia dai raggi UVB, che causano eritemi e arrossamenti, sia dai raggi UVA, responsabili dell’invecchiamento precoce della pelle. In commercio esistono prodotti che utilizzano a questo scopo due filtri chimici e uno fisico come schermo di protezione. I filtri chimici utilizzati sono molti, tra i più sicuri ci sono : l’etil-esil-metossicinnamate e il butil methoxydibenzoylmethane, mentre il diossido di titanio agisce come filtro fisico. Questa formulazione, così concepita, consente quindi di proteggere la pelle da arrossamenti, eritemi, disidratazione e irritazioni, prevendo anche la comparsa di macchie cutanee per iperpigmentazione.

Inoltre, per non lasciare nulla al caso, i pratici tubetti da 75 ml, conformi alle normative europee per il trasporto dei liquidi in aereo, consentono di portare tranquillamente la crema solare in vacanza mettendola nel bagaglio a mano. A questo punto è proprio il caso di cantare tintarella di sole tintarella color bronzo.