Una miccia difficile da estinguere. Nell’acqua si nuota, si gioca, si fa ginnastica, ma in certe condizioni, essa può costituire un rischio per la salute. La presenza contemporanea di tante persone, l’elevata temperatura e l’umidità sono, infatti, fattori che favoriscono l’insorgere di infezioni: le più spesso chiamate in causa, sono le micosi cutanee, le verruche, le otiti e le congiuntiviti.

Le micosi cutanee sono infezioni dello strato corneo dell’epidermide dovute a funghi patogeni: microrganismi uni o pluricellulari saprofiti, che vivono nelle piante, negli animali o nell’uomo, incapaci dì vita autonoma poiché non sono in grado di mettere in atto la fotosintesi clorofilliana a partire dall’acqua o dall’anidride carbonica, cosicché devono dipendere da altre forme vitali per nutrirsi del loro materiale organico.

I funghi responsabili delle dermatomicosi si suddividono in dermatofiti e lieviti. I primi si nutrono di cheratina e parassitano sia nello strato corneo sia negli annessi cutanei (peli, capelli, unghie). I secondi, invece, colonizzano la cute e le mucose.
L’infezione da funghi è favorita da condizioni di elevata umidità sulla pelle. Le forme più frequenti sono la Pytiriasi versicolor, le onicomicosi, il piede d’atleta e le micosi delle pieghe cutanee. Altri fattori che favoriscono l’infezione fungina sono l’obesità, il diabete mellito, l’uso eccessivo di detergenti, terapie prolungate con antibiotici, cortisonici, o farmaci immunodepressivi (per esempio nei trapiantati) in quanto le difese immunitarie sono compromesse, così come accade in chi è affetto da particolari patologie (AIDS, tumori).

Non tutti coloro che entrano in contatto con uno di questi microrganismi poi svilupperanno un’infezione. Non tutti i tipi di cute, infatti, sono un terreno favorevole per i funghi; la maggior parte dei miceti inoltre attecchisce quando la pelle presenta abrasioni più o meno vistose, oppure quando le difese immunitarie sono più deboli».
Una micosi può persistere a lungo, se non adeguatamente curata, estendendosi ad altre parti del corpo o diffondendosi ad altre persone, e pertanto deve essere curata e bonificata.

LA CLASSIFICAZIONE DELLE MICOSI

Esistono diversi tipi di micosi, ognuna con caratteristiche particolari.
La classificazione clinica delle infezioni da dermatofiti si basa sulla regione cutanea colpita.

TINEA PEDIS O PIEDE D’ATLETA
É una delle forme micotiche più frequenti, così soprannominata perché affligge soprattutto gli sportivi: nuotatori, calciatori e maratoneti. É causata principalmente da Trichophyton rubrum, Trichophyton mentagrophytes, Epidermophyton, Microsporum.
L’infezione comincia, in genere, nel terzo o quarto spazio tra le dita del piede e si estende successivamente agli altri spazi interdigitali; se non s’interviene tempestivamente si può diffondere anche ad altre parti del piede (pianta, calcagni o bordo).
La pelle diventa rossa e poi si desquama. Nelle forme croniche si possono formare ragadi.
All’inizio il piede d’atleta dà prurito, bruciore con l’insorgenza di dolorose vescícole e pustole. Successivamente la pelle diviene biancastra, umida e maleodorante. É assolutamente sconsigliato grattarsi, per evitare la rottura delle vescicole, che altrimenti possono infettarsi con batteri.
La trasmissione è prevalentemente interumana indiretta, quindi sono a “rischio”: bordi della piscina, bagnasciuga, spogliatoi, sauna, doccia della palestra, tutti ambienti dove si cammina a piedi nudi.
Quest’infezione è l’unica che può avere implicazioni non trascurabili per la salute dell’individuo: può infatti provocare l’erisipela degli arti inferiori, che è spesso recidivante e la cura degli spazi interdigitali è la prima misura da adottare per prevenire le recidive.

TINEA INGUINALIS
Si verifica a livello delle pieghe inguineale e perianale; è favorita dalla maggiore sudorazione di queste zone che porta a macerazione delle stesse.
É’ causata da Trichophyton rubrum negli adulti ed Epidermophyton floccosum nei giovani.
Il contagio può avvenire per via sessuale. Si verifica sottoforma di eritema desquamante pruriginoso con un bordo vescicolare a margine netto.Molte volte per autocontagio da monolaterale diventa bilaterale.

TINEA UNGUEUM OD ONICOMICOSI
Si tratta di un’infezione dell’unghia e del letto ungueale dei piedi e delle mani. La lamina solitamente più colpita è quella dell’alluce.  spesso dovuta al Tricophyton rubrum.
Le unghie infette diventano spesse, deformate, friabili e si spezzano con facilità; assumono colorazioni che vanno dal giallo al verde-blu.
É importante fare una diagnosi differenziale con la psoriasi. Anche in tale patologia vi sono lesioni ungueali, che però si distinguono perché in genere sono bilaterali.

PITYRIASI VERSICOLOR
É una dermatomicosi superficiale causata da un lievito saprofita, la Malassezia furfur (o Pytirosporum ovalis), che vive normalmente nel follicolo pilosebaceo sulla pelle, ma che può diventare patogeno se le condizioni gli sono favorevoli (ambiente caldo-umido, uso di contraccettivi orali, di steroidi, immunosoppressione, iperidrosi).
Questo lievito è lipofilo, e può proliferare solo in presenza di sebo, quindi difficilmente interessa l’infanzia, in quanto le ghiandole sebacee non sono ancora attive; invece è molto diffusa fra gli adolescenti e i giovani adulti. Esiste una predisposizione genetico-familiare alla malattia, sicuramente condizionata, nella sua espressività, dalla secrezione sudoripara e sebacea. La Pytirias versicolor diviene contagiosa quando si favorisce il viraggio dell’agente causale dallo stato saprofitico a quello parassitario.
Si manifesta su volto, collo, tronco e radici degli arti, con chiazze rotondeggianti, singole o unite, che hanno diversa colorazione (dal rosa al marrone al bianco) a seconda dello stadio d’infezione: di qui il nome “versicolor” (cambio di colore) dato a questa micosi. A volte le macchie sono desquamanti e furfuracee: di qui invece il nome di Pityriasi (forfora).
Si sviluppa soprattutto in autunno e in primavera, ma in tali stagioni la micosi si mimetizza con il colore della pelle. Quando il paziente è al mare e si espone al sole, per effetto sterilizzante e disinfettante dei raggi UV, ci si accorge della presenza di chiazze bianche sulla pelle (ecco perché a volte citati “funghi di mare”). In realtà l’ipocromia deriva dal coinvolgimento dell’agente eziologico nella melanocitogenesi (deputato alla colorazione della pelle)».

LE LESIONI VIRALI
Le verruche sono lesioni provocate da un virus, il Papillomavirus umano (HPV) che si localizzano in qualsiasi sede dotata di epitelio squamoso, cheratinizzato se nella cute e non cheratinizzato se nelle mucose. Si presentano come noduli, papule o piccole escrescenze cutanee benigne molto resistenti all’ambiente esterno. Sono molto frequenti in soggetti con sistema immunitario depresso (che gioca un ruolo rilevante). Sono, inoltre, diffuse nei bambini che, a causa del sistema immunitario non ancora maturo, sono colpiti con maggiore frequenza rispetto agli adulti.
L’inoculazione del virus è facilitata da un’alterazione della funzione di barriera dell’epitelio, quindi in seguito a microtraumi o a macerazione della pelle (come avviene in piscina, nelle palestre, negli spogliatoi, quindi in tutti gli ambienti umidi). Questo spiega perché spesso le verruche si trovano nelle mani, nei piedi, nei gomiti e nelle ginocchia.
Se le verruche non sono curate, possono passare da una sede all’altra nella stessa persona (autocontagio). Non solo: se sono toccati i genitali è possibile che compaiano i cosiddetti condilomi, spesso causa scatenante del tumore del collo dell’utero. E’ stato appurato che l’HPV possiede un ruo-lo importante nelle neoplasie come carcinogeno cutaneo. Infatti, il DNA dell’HPV è stato riscontrato in frammenti di alcune lesioni benigne e di tumori. Sono stati anche segnalati casi di verruche poi trasformatesi nel carcinoma cellulosquamoso delle dita e in neoplasie periungueali».

Esistono vari tipi di verruche in base all’aspetto e alla localizzazione:
– le verruche volgari o comuni (le più frequenti), si diffondono per contatto diretto pelle a pelle e, in genere, sono localizzate alle dita o al dorso delle mani; hanno la superficie irregolare con sporgenze e rientranze, rotondeggianti, di diametro variabile, di colore grigiastro o bruno-nerastro, dure al tatto e talora dolenti;
– le verruche plantari, molto conta-giose, si formano sotto la pianta del piede. A causa della pressione eserci-tata dal camminare e dallo stare in piedi, sono dolorose e si riconoscono per l’aspetto simile a un callo piatto, ma con uno o più puntini neri ravvicinati sulla superficie;
– le verruche piane o giovanili, si localizzano su viso, dorso delle mani, ginocchia e gomiti, e hanno la superficie liscia, sollevata in modo quasi impercettibile, con un diametro di alcuni millimetri, dello stesso colorito della pelle o più scure, non dolenti.

CONSIGLI TERAPEUTICI
La cosa più importante, prima di passare alla terapia, è che lo specialista faccia un’attenta e precisa diagnosi dell’infezione cutanea. Questo per evitare spiacevoli inconvenienti: ci sono casi in cui un tumore della pelle è stato addirittura scambiato per una verruca. Una volta stabilita la natura della lesione si può procedere con il trattamento più opportuno. Il farmacista può svolgere un’importante ruolo nel consigliare vari prodotti da banco, sottolineando di seguire le più importanti regole di prevenzione» (vedi Prevenzione in nove punti).
Il trattamento con antimicotici topici avviene attraverso una vasta gamma di forme farmaceutiche:

  • creme, indicate per le zone localizzate e senza peli
  • unguenti, utili in caso di parti più asciutte
  • spray, pratici per trattare le zone ricoperte da peli e quelle più estese del corpo, come schiena, spalle e tronco
  • polveri, che per la loro caratteristica di assorbire il sudore, risultano più adatti al trattamento del piede d’atleta
  • smalti medicati, per facilitare la terapia prolungata nel tempo delle onicomicosi

I principali farmaci antifungini appartengono ai seguenti gruppi: i derivati azolici dotati di attività fungistatica e fungicida (ketoconazolo, clotrimazolo, econazolo, miconazolo, bifonazolo e i più recenti itraconazolo e fluconazolo); le allilamine, che comprendono la terbinafina, molto attiva e con scarsi effetti collaterali, che si può usare per via generale e locale, e la naftifina solo per uso locale; le morfoline tra cui l’amorolfina, che può essere anche veicolata in base di smalto per il trattamento delle onicomicosi. Tra i piridoni, la ciclopiroxolamina, utilizzata per via locale, mostra, infine, una spiccata capacità di raggiungere concentrazioni efficaci nello strato corneo e nella lamina ungueale.

La chiave del successo del trattamento con antimicotici topici è la costanza, per cui la comparsa di una recidiva non va ricercata nella mancata attività del farmaco, quanto piuttosto nella sospensione precoce della terapia. L’applicazione deve protrarsi per il tempo necessario all’eradicazione dei miceti, proseguendo per qualche giorno anche dopo la scomparsa dei sintomi, in modo tale da eliminare del tutto le spore.

I preparati topici devono essere applicati non solo sulla zona ammalata, ma anche in quella vicina, per evitare la diffusione dell’infezione. Non si segnalano particolari controindicazioni o effetti collaterali degli antifungini per uso topico, se non qualche irritazione locale o reazioni di ipersensibilità (bruciore, eritema e prurito).

Devono invece essere prescritti dal medico i farmaci da somministrare per via orale, che sono da riservare alle infezioni molto estese, o quando il fungo non ha attaccato la cute, ma gli organi interni, o che non rispondono al trattamento topico.
I principali antimicotici orali sono la griseofulvina, che inibisce la mitosi delle cellule fungine e, accumulandosi nelle cellule che formano la cheratina, rende il tessuto cheratinizzato resistente all’invasione fungina; l’itraconazolo, consigliato in particolare nelle onicomicosi; il ketoconazolo, il fluconazolo, la terbinafina.

Gli antifungini orali sono gravati da effetti indesiderati più rilevanti (nausea, vomito, diarrea, cefalea e rash). Vanno inoltre rammentate le interazioni farmacologiche di alcuni antimicotici sistemici (per esempio, itraconazolo) per implicazione dei citocromi epatocellulari: in particolare ne possono risentire anticoncezionali, estroprogestinici, antiepilettici, digitalici, anticoagulanti orali, ciclosporina A, antitubercolari, inibitori delle HIV-proteasi. Occorre aggiungere che la terapia sistemica (soprattutto con gli azolici), oltre a combattere le micosi cutanee, distrugge anche i lieviti presenti nel tratto digerente, determinando così dismicrobismi intestinali.

Per il trattamento delle verruche si utilizzano prodotti cheratolitici con acido salicilico o acido lattico, che favoriscono il distacco dell’epidermide. Devono essere impiegati correttamente e con continuità, avendo cura di proteggere (per esempio, con vaselina) la pelle sana intorno alla verruca). Per lo stesso motivo, i dischetti con acido salicilico devono avere un formato sufficiente a coprire solo la superficie della verruca.

L’asportazione della verruca può essere anche realizzata con mezzi fisici, come il freddo intenso (crioterapia con azoto liquido o con neve carbonica a livello ambulatoriale), la laserterapia, la diatermocoagulazione e l’escissione chirurgica con il cucchiaio tagliente o curette.

La contagiosità, l’aspetto antiestetico, la presenza di lesioni oncogene (per esempio, condilomi), il disturbo funzionale (verruche diffuse, presenti da più di due anni, refrattarie alla terapia) e il dolore alla deambulazione impongono sovente un trattamento chirurgico aggressivo, che potrebbe lasciare cicatrici.
Quando è possibile è comunque sconsigliato impiegare questo tipo di modalità terapeutica, soprattutto se si trattano sedi funzionalmente ed esteticamente importanti, come, per esempio, il viso

PREVENZIONE IN 9 PUNTI

  • Non lavare la cute con prodotti oleosi, perché antitraspiranti. Preferire saponi a pH leggermente acido e blanda azione antibatterica (estratto di timo, zolfo, usnato di rame ecc.).
  • Dopo la doccia, asciugare con cura ogni parte del corpo per eliminare del tutto l’umidità. Per la stessa ragione , non restare troppo a lungo con il costume bagnato addosso.
  • Non camminare a piedi nudi sui bordi della piscina o nelle docce e negli spogliatoi comuni; indossare sempre ciabattine di gomma personali .
  • Lavare e asciugare bene tutti gli indumenti, che si sono usati in piscina o al mare. Nel caso in cui si sia contratta un’infezione, dopo il lavaggio lasciare i capi infetti per tre giorni in un sacchetto di plastica insieme ad un batuffolo di cotone imbevuto di formalina al 40 per cento. In questo modo si evita il rischio di “autocontagio”.
  • Evitare lo scambio di ciabatte, asciugamani, accappatoi e indumenti vari per limitare la possibilità d’infezione ad altre persone.
  • Non usare capi in fibra sintetica e/o troppo aderenti: se la pelle non traspira, si creano macerazioni che diventano terreno fertile per i funghi. Preferire indumenti in cotone, in lino o in lana, da cambiare quotidianamente.
  • Scegliere scarpe da ginnastica traspiranti e usare solette al carbone vegetale o alla clorofilla.
  • Tagliare spesso le unghie, evitando di mangiarsele. Sterilizzare o gettare dopo l’uso strumenti taglienti come le lamette, forbici, rasoi ecc. usati su aree infette (che non devono mai essere condivisi con altri).
  • Seguire attentamente le istruzioni e le modalità prescritte dal dermatologo, ricordando che la cura di molte micosi può richiedere parecchie settimane o mesi.

TEST DIAGNOSTICI

In situazione di sospetta micosi è opportuno ricorrere ad alcuni test di laboratorio suddivisi in:

esame microscopico diretto, che rileva la presenza di ife fungine;
esame culturale, che identifica la specie fungina;
esame alla lampada di Wood solo per la Pytiriasi versicolor. Le unghie fungine illuminate alla lampada (raggi UV filtrati a 365 nm) appaiono evidenti, in quanto le chiazza infette emettono una fluorescenza gialla o verde.

INFIAMMAZIONI LOCALIZZATE

L’otite del nuotatore è un’infiammazione del condotto uditivo esterno causata da batteri (Staphilococcus aureus e Pseudomonas aeruginosae), favorita dall’umidità e dalla macerazione della cute.
I sintomi principali sono: edema, arrossamento, senso di ovattamento, prurito e otalgia. E’ quasi sempre presente una secrezione mucopurulenta esterna. Solo nei casi più avanzati può essere associato un rialzo febbrile.
Nelle otomicosi (otite esterna causata da funghi), invece, l’aspetto delle secrezioni è diverso: vi sono tappi di tipo cotonoso a volte ricoperti di pallini neri (costituiti da ife e spore fungine). Solo in caso dubbio, può essere opportuno eseguire un esame batteriologico mediante tampone auricolare per aspirazione.
La terapia prevede l’instillazione di gocce otologiche (antibiotiche o antimicotiche o a base di alcol borico e cortisone a seconda delle diagnosi). Finché permane l’infiammazione, vanno evitati i bagni e l’umidità.

Il cloro irrita gli occhi, soprattutto quelli molto chiari, che hanno una congiuntiva più sensibile. Per evitare questo problema, si devono indossare sempre gli occhialini da piscina. In alcuni casi, può essere utile somministrare un collirio decongestionante o a base di camomilla, euphrasia e hamamelis. Quando, invece, si è di fronte a un’infezione batterica, si deve fare uso di un collirio antibiotico per circa una settimana.

 

“Questo articolo è stato liberamente tratto dalla rivista TEMA Farmacia n. 6 Anno XXII. Per eventuali segnalazioni o reclami, si prega di contattare il titolare del presente sito web all’indirizzo email gdtif@gditalia.biz