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La grande attenzione posta sulla diffusione del melanoma, rischia di far passare in secondo ordine la prevenzione di lesioni precancerose e di altre neoplasie cutanee.

Le tante campagne di comunicazione sulla prevenzione del melanoma stanno creando nell’opinione pubblica la convinzione che questo sia il vero, unico, grande rischio di neoplasia cutanea dei nostri giorni. Facendo passare in secondo piano tutte le altre forme di tumori, definite per comodità non melanoma, più o meno rare, più o meno benigne, che purtroppo continuano a colpire la pelle e che, per alcuni tipi, sembrano essere inesorabilmente in crescita.

 

É il caso dei tumori maligni di origine epidermica, che originano dallo strato basale e da cui prendono il nome.

 

I carcinomi basocellulari non sono infrequenti, ma fino a qualche anno fa le statistiche indicavano che la fascia d’età più colpita era quella degli anziani, oggi, però, secondo alcuni studi, condotti da Brash e Preston et al., l’aumento negli ultimi due decenni si sarebbe verificato maggiormente in soggetti fra 30 e 50 anni.
Durante il periodo 1978-1991 il tasso d’incidenza è cresciuto del 235%. Specie in persone caucasiche che, per motivi professionali o estetici, si espongono ripetutamente agli ultravioletti.
Si sospetta una familiarità legata a predisposizione genetica, ma la loro origine potrebbe essere imputata proprio al danno del DNA cellulare provocato dall’esposizione continua ai raggi solari e a una relativa soppressione dell’immunità cutanea cellulo mediata.
L’importanza della depressione immunitaria è confermata dalla maggiore presenza di queste neoplasie in soggetti che a seguito di trapianti sono trattati con farmaci immunosoppressori.

 

Comunemente si pensa, poi, che le cheratosi attiniche possano essere considerate vere lesioni precancerose a rischio concreto di degenerazione neoplastica. I soggetti più suscettibili sono individui – leggermente più colpiti i maschi – con pelle e occhi chiari, lentiggini o ampia diffusione di nevi, e con una tendenza a scottarsi al sole.
Questi tumori crescono lentamente ed eccezionalmente metastatizzano o sono fatali. Essendo asintomatici, il paziente nota la loro presenza solo a seguito di un trauma o dì un graffio, o quando, a seconda della tipologia, la lesione assume forma e grandezza esteticamente non ignorabile. In generale, all’esame obiettivo il tumore appare unico, solo raramente multiplo, con una morfologia estremamente variabile.
Può presentarsi come una lesione superficiale eritematosa, nettamente delimitata da un bordino, piana o leggermente rilevata, facilmente confondibile con l’Erythematodes (se l’aspetto clinico assume una forma squamosa cicatriziale) o con il Morbo di Paget (se la lesione eritematosa si copre di squame e crosticine).
In genere, si estende lentamente ma nella seconda forma può ingrandirsi di molto e perfino sanguinare. La forma cosiddetta piano-cicatriziale è caratterizzata da chiazze rotondeggianti atrofiche, piane e roseo pallide, ai cui margini possono manifestarsi piccole ulcerazioni cui seguono croste e cicatrizzazione.
Più temibile la forma sclerodermiforme che, partendo da una piccola chiazza depressa di sclerodermia circoscritta, tende a infiltrarsi fino all’ipoderma.
Con la stessa tendenza infiltrante va ricordato il cosiddetto carcinoma basocellulare ulcerativo, a colpo d’unghia, che nasce sul viso, sul capillizio o sulle palpebre, come lesione ulcerata di pochi millimetri, indolente circondata da un tipico orletto traslucido.
Aspetti vegetanti, cicatriziali e ulcerativi può assumere il carcinoma basocellulare terebrante, che può costituire una forma primitiva ma anche l’evoluzione delle forme precedenti. La sua tendenza è invasiva ma anche distruttiva e necrotica.

 

Una forma comune al viso è anche quella nodulare, indolente, duro-elastica, dì colore roseo traslucido con teleangectasie. La lesione, però può ulcerarsi e ricoprirsi di squame e croste.

 

Per finire, un problema diagnostico con melanoma, verruche seborroiche o nevi ipocromici, può essere posto dal carcinoma basocellulare pigmentato, che in realtà non è una forma a se stante, ma soltanto l’anomala pigmentazione di lesioni piane o nodulari.
I dati di Preston et al. dimostrano che la forma nodulare è la più diffusa (45/60%) seguita da quella superficiale (15/35%) che è anche il tipo che viene identificato e trattato più precocemente.

 

LA VIDEODERMATOSCOPIA IN EPILUMENESCENZA

In questi ultimi anni l’introduzione di sistemi digitali in ambito medico ha perfezionato e rivoluzionato l’approccio diagnostico e il controllo clinico, soprattutto in discipline come la dermatologia, in cui l’immagine è determinante per la fase diagnostica.

 

La videodermatoscopia in epiluminescenza è una tecnica diagnostica non invasiva che consente l’osservazione e l’analisi della cute attraverso l’utilizzo di una sorgente luminosa fredda proveniente dall’alto e di un vetrino messo a contatto con la pelle, grazie all’interposizione di un leggero quantitativo di olio da immersione.

 

Tale liquido elimina la luce riflessa dalla superficie cutanea rendendo traslucido lo strato corneo e permettendo la visione delle strutture pigmentarie epidermiche, della giunzione dermo-epidermica e del derma superficiale.
Con questa metodica, che permette di aumentare sensibilmente l’accuratezza diagnostica, è inoltre possibile osservare l’organizzazione, la morfologia, la dimensione e la dinamica di flusso dei vasi dei plesso superficiale.

 

La validità della videodermatoscopia in dermatologia è stata confermata da molteplici studi istopatologici ed ecografici dimostranti che, molte delle strutture osservabili con questa tecnica, sono imputabili ad alterazioni dell’epidermide, della giunzione dermo-epidermica e del derma papillare.

 

 

Questo articolo è stato liberamente tratto da La pelle Anno 11° (1). Per eventuali segnalazioni o reclami, si prega di contattare il titolare del presente sito web all’indirizzo email gdtif@gditalia.biz