La fotoprotezione dei capelli non è ancora assunta fra le priorità del dermatologo, ma i pazienti chiedono sempre più spesso consigli e cure per evitare o riparare i danni.

L’azione delle radiazioni solari non si palesa unicamente sulla pelle o sugli occhi, ma anche e soprattutto sui capelli.
Infatti le sfumature, i riflessi, le striature o le cosiddette meches, che si ottengono al ritorno da una vacanza al mare, sono la dimostrazione di quanto questi annessi possano essere alterati e danneggiati in seguito a prolungate esposizioni al sole.

 

Da oltre cinquant’anni ritornano sulle riviste specializzate le raccomandazioni per una corretta fotoprotezione, ma solo da pochi anni il rapporto capelli/sole è stato in buona parte chiarito. Il modo in cui la luce interagisce con le fibre del capello è fondamentale per determinarne la lucentezza poiché essa viene sia riflessa che assorbita dalla superficie del capello, la cuticola, che per prima subisce i danni causati dai fattori esterni ambientali, fisici e chimici, lasciando progressivamente scoperta la corteccia.

 

Il colore dei nostri capelli, invece, è determinato da due pigmenti, uno giallo, la feomelanina, e uno bruno scuro, l’eumelanina. Tali pigmenti si trovano nella corteccia del capello e la luce, attraversando gli strati della cuticola, interagisce con essi, rivelandone il particolare colore. Le condizioni della superficie capillare risultano dunque fondamentali nel riflettere il colore e la brillantezza del capello.

 

I fattori ambientali (il sole, l’acqua di mare e di piscina, il vento, l’inquinamento), i traumi (da spazzole, pettini, elastici, cappelli, acconciature, ecc.), le fonti di calore (asciugacapelli, piastre, ecc.), le sostanze chimiche (tinture, decolorazioni, permanenti, ecc.) possono arrecare danno al capello determinando una perdita della brillantezza del colore e della lucidità o addirittura determinare un graduale indebolimento della corteccia fino alla sua rottura.

 

Ad esempio, nel caso della tricoressi nodosa, una condizione caratterizzata da piccoli rigonfiamenti biancastri a livello corticale, o nel caso della tricoptosi (fissurazioni distali o doppie punte), compaiono dei quadri di grave danneggiamento del capello.

 

Durante l’esposizione al sole gli aminoacidi che costituiscono la cheratina, proteina essenziale nel determinare l’elasticità, la flessibilità e la resistenza dei capelli, vengono danneggiati a scapito dell’aspetto e della texture della capigliatura.

 

Infatti i capelli appaiono clinicamente opachi, più secchi, più fragili e più chiari e risultano a detta delle pazienti, sfibrati, inariditi e scoloriti. I tempi di asciugatura sono più allungati. Nel capello decolorato vi è anche una diminuzione del contenuto di zolfo che corrisponde a una perdita di peso del capello stesso (2-3% in meno rispetto a un capello non decolorato).

 

L’eccessiva esposizione alle radiazioni solari provoca un’ossidazione, o meglio una foto-ossidazione, liberando i radicali liberi, nocivi per la matrice proteica e aumentando la porosità della cuticola. In poche parole si verifica una decolorazione naturale del capello con tanto di modificazioni delle catene laterali polipeptidiche della cheratina e dei legami (cistinici, salini, ad idrogeno, ecc.) che uniscono le catene stesse.

 

Al mare, l’acqua sulla pelle e sui capelli funziona da lente e quindi riflette i raggi solari e persino quando si è immersi fino a 40-50 cm il 5% dei raggi del sole può raggiungerci.

 

L’albedo (rapporto tra energia riflessa da una superficie e l’energia incidente), ovvero la riflessione dei raggi UV è dell’80% sulla neve, del 20% nell’acqua, del 17% sulla sabbia.

 

Inoltre quando il cielo è totalmente coperto passa il 50% dei raggi UV, ma se la nuvolosità è parziale questa percentuale sale fino al 100%. Una cinquantina d’anni fa l’effetto decolorante a “colpi di sole” piacque a tal punto che i parrucchieri ne adottarono il risultato e lanciarono una vera e propria moda ancora in auge.

 

Le modificazioni sul colore erano già note nel 1500, quando le belle veneziane esponevano le chiome (sulle famose altane) alle radiazioni solari per diverse ore, ottenendo con l’aggiunta di una serie di sostanze, il famoso “biondo tiziano”.

 

Il pigmento melanico eccessivamente ossidato può solubilizzarsi ed essere totalmente eliminato. Viene quindi a mancare una difesa al capello, rendendolo quindi più deteriorabile.

 

Alcuni inestetismi, come la forfora, la dermatite seborroica e l’iperseborrea, subiscono un notevole miglioramento durante il periodo estivo. Tuttavia vanno considerate alcune regole per non compromettere l’aspetto “finale” dei nostri capelli.

 

La fotoprotezione dei capelli non rientra ancora tra le necessità terapeutiche che più stanno a cuore al dermatologo poiché i capelli non possono andare incontro alla carcinogenesi e, anche se danneggiati nella loro quota proteica dai raggi solari, ricrescono.

 

Così, la fotoprotezione non sembra essere importante, ma sempre più pazienti si rivolgono oggi allo specialista per avere consigli utili circa la protezione della propria capigliatura, per difenderla tutto l’anno dalle aggressioni ambientali e per mantenere il suo splendore o per migliorarlo.

 

Tutto ciò vale soprattutto durante l’estate a causa dell’intensa esposizione solare, dei bagni in piscina o al mare.
Come possiamo dunque proteggere i capelli durante l’esposizione solare?

 

Sicuramente si riesce a ridurre i danni meccanici e chimici, evitando di traumatizzarli con spazzolature troppo energiche o con pettinature complicate. I migliori strumenti sono i pettini o le spazzole a denti larghi, che devono essere lisci e arrotondati, senza spigoli taglienti.

 

Occorre poi allungare gli intervalli tra una tintura o decolorazione e l’altra, almeno un mese prima della partenza per le vacanze, evitando le stirature e lasciando asciugare i capelli all’aria, quando è possibile.

 

Una regola cardine è risciacquare abbondantemente i capelli con acqua dolce dopo i bagni di mare, per rimuovere lo strato di salsedine.

 

Fondamentale è il momento della detersione che non deve essere aggressiva, scegliendo shampoo delicati, contenenti sostanze idratanti e igroscopiche.

 

Se i capelli sono sfibrati, lunghi e trattati, dopo il risciacquo è importante applicare sulla capigliatura umida, una maschera a risciacquo nutriente e protettiva, in grado di tonificare, idratare, avvolgere e proteggere il fusto del capello, a base di olii emollienti, vitamine e cheratina. In caso di capelli corti, dopo lo shampoo si possono applicare delle lozioni senza risciacquo che proteggono, idratano e donano luminosità.

 

Quando poi ci si espone al sole, in spiaggia o in piscina, è possibile proteggere ulteriormente i propri capelli con sieri, olii o gel che, oltre a contenere sostanze emollienti e idratanti e a proteggere dall’ossidazione il colore, contengono filtri solari in grado di schermare dai raggi UV questo annesso cutaneo così prezioso e delicato nella sua bellezza.

 

A questo proposito è opportuno ricordare che i prodotti applicati devono essere sicuri e non contenere sostanze profumate per evitare un’azione fototossica o fotoallergizzante. L’uso di olii va indicato lungo il fusto del capello e non a contatto del cuoio capelluto per evitare l’insorgenza di follicoliti o di dermatiti.

 

Il soggiorno marino si può dunque affrontare con tanto… di capello!

 

 

 

Da “La Pelle” Anno 11° N. 5