Una promessa lungo la via della longevita’

L’interpretazione dell’invecchiamento biologico tra età cronologica ed età biologica. L’apporto della medicina antiaging e della dieta mediterranea.

Dal I Congresso Nazionale dell’Accademia Italiana di Medicina Anti-aging

 

L’età della senescenza convenzionalmente inizia col ritiro dall’attività lavorativa (60 o 65 anni). Ma i diversi organi degli individui invecchiano con differente velocità, molte persone vivendo bene i loro ottant’anni e oltre; cosicché vengono accettati termini come giovani vecchi (65-74 anni), vecchi vecchi (75-84 anni) e longevi (più di 85 anni).

 

Sul piano delle condizioni di salute, i geriatri e gerontologi sono d’accordo nel distinguere: anziani “di successo”, anziani “usuali” e anziani “accelerati”, distinguendo, in questo modo, gli anziani non autosufficienti (accelerati) dagli anziani con le malattie comuni dell’età (usuali), da quelli senza malattie e disabilità (successo).

 

In questo modo, è stato proposto il modello di Successful Aging o Healthy Aging (invecchiare in salute).

 

La predizione di questo modello è che l’età cronologica (EC) non sempre coincide con l’età biologica (EB), essendo il rapporto EC/EB maggiore di 1 nel successful aging, uguale a 1 nell’usual aging e minore di 1 nell’invecchiamento accelerato, in cui l’età biologica è superiore a quella cronologica.

 

Oggi, a differenza delle due decadi precedenti, è possibile determinare l’età biologica sulla base di accurati test biochimici, funzionali e cognitivi integrati.

 

Un proverbio francese recita: “quaranta sono la senescenza della giovinezza; cinquanta la giovinezza della vecchiaia”. Molti, d’altra parte. potranno essere d’accordo con quanto Bernard Baruch (1870-1965) affermava nel definire la senescenza: “Per me, la vecchiaia è sempre 15 anni più tardi della mia età”.

 

Ma che cos’è l’invecchiamento?
L’invecchiamento è un complesso fenomeno biologico che può essere definito come la conseguenza del progressivo accumulo casuale (stocastico) di un danno alle macromolecole biologiche, associato a un progressivo difetto dei meccanismi di vigilanza omeostatica e di riparazione.

 

Sul suo intrinseco significato, una plausibile spiegazione è quella che considera il fenomeno dell’invecchiamento come contrapposto alla cosiddetta essential life, cioè la fase della vita precedente devoluta all’attività riproduttiva e dunque alla conservazione della specie.

 

Tutto il resto diventerebbe secondario: per questa ragione universale sembra che il nostro organismo sia fatto per funzionare correttamente fino a cinquant’anni, dopo di che si manifesta l’invecchiamento come conseguenza di questo, per così dire, difetto di previsione della natura nei confronti della nostra specie.

 

Come noto l’aspettativa di vita (life-span) ai primi del ‘900 era di 47 anni, mentre negli anni ’90 è salita a 75 anni.
Questo è da considerare un ineludibile trend, essenzialmente collegato alla riduzione delle cause passive di morte per effetto dell’azione degli antibiotici, del miglioramento dello stile di vita, quest’ultimo in rapporto a una migliore alimentazione e a condizioni di vita più igieniche.

 

L’ulteriore espansione del life-span, associata al miglioramento della qualità della vita durante la senescenza, è oggi una valida prospettiva raggiungibile grazie a un intervento attivo sui processi che regolano l’espressione dei vitageni, realizzabile, ad esempio, per via nutrizionale e/o mediante l’esercizio fisico.

 

Ciò rappresenta il razionale fondamentale per lo sviluppo della medicina anti-aging. Indipendentemente dal life-span, il processo dell’invecchiamento può essere generalmente considerato come un progressivo decadimento dello stato di efficienza fisiologica, che si verifica, in funzione del tempo, nei diversi organi e apparati di ogni individuo.
Mentre numerose sono le teorie che cercano di spiegare questo fenomeno, i processi dinamici responsabili di questo cambiamento sono essenzialmente riconducibili a tre grandi categorie biologiche: genetica, biochimica e fisiologica.

 

Le principali teorie dell’Invecchiamento sono tre:
  • Teoria genetica o dell’invecchiamento programmato (programmed aging), cui si possono inscrivere la senescenza programmata – conseguenza dell’attivazione di geni dell’invecchiamento (gerontogeni) e/o progressiva inattivazione di geni della vita (vitageni) – l’Endocrinosenescenza – l’orologio biologico è dettato dagli ormoni che controllano la velocità dell’invecchiamento – e l’Immunosenescenza – l’invecchiamento è la conseguenza dell’esaurimento delle capacità difensive del sistema immunitario con conseguente, subdolo ma progressivo, sviluppo di una mild chronic inflammation, un processo cioè di flogosi cronica mite a carico di diversi apparati e soprattutto di quelli più vulnerabili come il sistema nervoso centrale e l’apparato cardiovascolare.
  • Teoria dell’errore catastrofico (Stocastic Aging), cioè il progressivo accumulo random (casuale) di errori dovuti a fattori vari come: mutazioni somatiche, mutagenesi intrinseca e alterazione dei meccanismi di sintesi proteica con accumulo di proteine disfunzionali.
  • Radicali liberi. I radicali liberi sono una causa primaria di invecchiamento, che porta a un progressivo deficit dei meccanismi di riparazione. Essi rappresentano un forte collegamento patogenetico tra le prime due teorie, per cui una singola teoria da sola non può spiegare per intero la dinamica dell’invecchiamento, come pure, è vero, che le diverse teorie non sono mutuamente esclusive.
    Radicali liberi sono quelle specie molecolari derivate, all’interno del nostro organismo, dall’ossigeno e dal monossido di azoto che, per il fatto di avere un elettrone spaiato, diventano molto aggressive, attaccando i maggiori costituenti biologici delle nostre cellule e dei nostri tessuti. Il meccanismo con cui i radicali liberi colpiscono le nostre cellule, viene denominato ossidativo, perché l’ossidazione delle proteine, dei carboidrati o del DNA, che sono, insieme all’acqua, i componenti fondamentali di cellule e tessuti, è alla base della loro degradazione.

 

La natura ci ha provvisto di difese endogene, cosiddette antiossidanti, fatti di enzimi come la superossido dismutasi e composti non enzimatici, come il glutatione, vitamine antiossidanti (Vitamina C, Vitamina A e Vitamina E) e la vasta classe dei polifenoli antiossidanti presenti in natura nelle verdure, nella frutta, nell’olio di oliva e nel vino, soprattutto rosso.

 

C’è nel nostro organismo, pertanto, un equilibrio ossidante/antiossidante, che viene alterato ogni volta che le difese sono insufficienti o quando vi è una sovrapproduzione di radicali liberi.
Si crea in queste condizioni il cosiddetto stress ossidativo, che è il punto di partenza comune di tanti processi patologici, come il cancro, l’invecchiamento precoce, l’arteriosclerosi e le malattie neurodegenerative (Alzheimer, Parkinson, sclerosi multipla e sclerosi laterale amiotrofica).

 

Ripristinare questo equilibrio è un dettato necessario in ogni situazione di particolare esposizione del nostro organismo a situazioni di eccessivo attacco da parte dei radicali liberi e questo può essere fatto attraverso un’appropriata dieta ricca di polifenoli antiossidanti, come il curcumino (Curry), licopene (pomodori, melone, anguria, pompelmo rosa, papaya), resveratrolo (vino rosso), vitamina C e vitamina E (carote, kiwi, mandorle), acidi grassi poliinsaturi e idrossitirosolo (olio di oliva), acidi grassi polinsaturi omega-3 (pesce).

 

E stato infatti calcolato che, ogni giorno, i radicali liberi sono responsabili di circa 10.000 modificazioni ossidative a carico di basi del DNA in una singola cellula ed è concepibile che una definita frazione di queste ultime possa sfuggire ai processi riparativi e innescare conseguenze importanti, soprattutto per il tessuto nervoso, essendo questo primariamente costituito da cellule fisse, cioè incapaci di replicarsi.

 

Numerose evidenze supportano il coinvolgimento dello stress ossidativo quale fattore causale primario agente nel determinismo patogenetico dell’Aging:
  • la quantità di molecole di DNA e proteine alterate ossidativamente dai radicali liberi aumenta progressivamente con l’età;
  • regimi alimentari che estendono il “”life-span”, come la restrizione calorica in assenza o, vieppiù, in presenza di assunzione di vitamina E e altri composti antiossidanti nei mammiferi, e la riduzione del consumo di ossigeno negli insetti, riducono significativamente l’accumulo di marker del danno ossidativo a carico di DNA e proteine, associati al progredire del ciclo vitale; studi del nostro gruppo di ricerca hanno dimostrato che polifenoli antiossidanti come il curcumino e l’acido ferrulico (che si produce dal licopene nel pomodoro che va incontro a cottura) posseggono una potente azione di attivatori dei geni della resistenza allo stress ossidativo, detti Vitageni, aprendo una nuova prospettiva all’approccio nutrizionale, quale potente presidio non solo di prevenzione, ma anche di cura di tutto un ventaglio di patologie (cancro e disordini neurodegenerativi), tutte associate a una eccessiva produzione di radicali liberi.

 

La teoria dei radicali liberi associata al danno genotossico (danno al DNA, dove è conservato il nostro codice genetico) è oggi la teoria più studiata e, al contempo, il target privilegiato della medicina anti-aging o medicina della longevità. In questo ambito, l’assunto di base è che il programma biologico che determina la velocità di invecchiamento di ogni individuo comincia sin dalla giovinezza e può essere modulato nel senso di una sua ottimizzazione dalla medicina anti-aging.

 

Scopo pertanto di un programma anti-aging è quello di fornire le basi per una medicina predittiva, che considera l’avanzamento biotecnologico della ricerca scientifica biochimico-analitica e clinica come un cardine paradigmatico fondamentale per la prevenzione, la diagnosi e la terapia dei disturbi associati all’invecchiamento, con il fine di ritardare l’invecchiamento fisiologico e, altresì, di prevenire le patologie a esso generalmente associate, puntando all’ottimizzazione del Human Aging stesso come fattore di longevità.

 

 

 

Da Cosmetic News Anno XXIX N. 169