Prof. Davide Moscato
Direttore Centro Cefalee – Centro Diagnostico Pigafetta – Roma

L’emicrania è una patologia altamente debilitante con attacchi recidivanti che ha una diffusione compresa tra il 9 ed il 16% nelle popolazioni dell’occidente europeo e del nord America; nel nostro paese colpisce il 12% della popolazione. Le donne sono colpite 2-3 volte più frequentemente degli uomini. La patologia inizia a manifestarsi sin dai primi anni della vita sino all’età adulta.

I costi sociali dell’emicrania sono assai elevati. Una stima epidemiologica riferita all’Italia ha messo in evidenza che, su una popolazione di 50 milioni di abitanti, 1.700.000 lavoratori soffrono di emicrania. Considerando le giornate di assenza e la ridotta produttività, si perdono 12 milioni di giorni lavorati con un costo totale di oltre 1.000.000 €. Il termine emicrania indica un tipo particolare di cefalea caratterizzata da attacchi di dolore pulsante, unilaterale, spesso sono accompagnati da nausea e vomito, fono e fotofobia. Le crisi possono durare da 3>72 ore. La sintomatologia si aggrava con l’attività fisica. Vari fattori possono scatenare la crisi emicrania: stress emotivi, fisici, ambientali, stimolazioni luminose, cibi, variazioni climatiche, variazioni ritmi del sonno, le variazioni ormonali, l’uso di farmaci. Numerose teorie si sono susseguite nel tempo per spiegare la fisiopatologia dell’emicrania. Precedenti studi sul dolore emicranico hanno attribuito l’origine di questo ad una vasocostrizione intracerebrale o ad una vasodilatazione reattiva. Tuttavia, queste teorie, non sono in grado di spiegare l’intera gamma dei fenomeni associati ad una crisi emicranica. Studi più recenti hanno indicato una condizione di ipereccitabilità cerebrale di base nei soggetti emicranici.

In questo percorso sono coinvolte varie neurochine quali la sostanza P il CRGP la neurochina A e altri NT quali la Serotonina e gli aminoacidi eccitatori quali il glutammato e l’aspartato. La terapia dell’emicrania si basa su terapia dell’attacco e terapia di profilassi, ma i farmaci della profilassi hanno una forbice stretta fra l’effetto terapeutico e l’effetto tossico.

Come tale da vari anni si stanno cercando percorsi con integratori dietologici, vitamine ed altro per migliorare le condizioni generali del paziente emicranico. Già in letteratura ci sono lavori sull’uso di vitamine che riducono la frequenza degli attacchi come riboflavina e miacina (Schoenen et al., nel 1998, Boehnke et al., nel 2003, Maizels nel 2004), noi stessi ne abbiamo riscontrato l’effetto (D. Moscato, et al., nel 2007).

Ora gli Omega-3 da olio di pesce (EPA e DHA) sono entrati prepotentemente nella terapia cardiologica, ma anche nel campo dell’emicrania ci sono già delle evidenze: nel ridurre la frequenza e l’intensità degli attacchi. Sembra infatti che in carenza di EPA l’organismo rilasci troppa serotonina che ha quindi un effetto sullo scatenamento della crisi emicranica.

Come tale un prodotto che contenga Omega-3, Omega-6 e vitamine è ben accetto in un percorso di integrazione della terapia di profilassi dell’emicrania, anche per la sua innocuità.

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Prof. Davide Moscato
Direttore Centro Cefalee
Centro Diagnostico Pigafetta – Roma
Via Pigafetta 1 – Tel. 06/571071